L’uomo che accarezzava i procuratori, Monet, Dostoevskij e le sigarette

Contraddittorio, affascinante, idealista, curioso come pochi: questo è Sabatini, quello del Totti e il tramonto, del Benatia e l’agente menestrello, del “qui in Italia c’è solo un giovane di valore, Bernardeschi”

di Redazione, @forzaroma

Magari ora andrà in vacanza, oppure tornerà a dipingere, perché Walter Sabatini, fino una quindicina d’anni fa, alternava le sue sigarette con le pennellate su tela. Molto più semplicemente, quello che da ieri non è più ufficialmente il direttore sportivo della Roma si godrà suo figlio Santiago, «perché la mia vita ha avuto e avrà un valore per lui».

È stato l’uomo operativo della Roma Usa che lo scorso inverno per lui è diventata Usa e getta. A Trigoria aveva tre uffici: in quello principale una tv sempre accesa sui canali satellitari, un computer fisso su Wyscout, una stecca (almeno) di sigarette e un mucchio alto così di mail stampate e non lette.

Contraddittorio, affascinante, idealista, curioso come pochi: questo è Sabatini, quello del Totti e il tramonto, del Benatia e l’agente menestrello, del “qui in Italia c’è solo un giovane di valore, Bernardeschi”. Quello che un giorno chiama Veltroni per complimentarsi del libro su Berlinguer. Che ama Dostoevskij, Monet e gli impressionisti oltre a Caravaggio. Su Whatsapp, perché nel frattempo il telefono è diventato un po’ meno nemico, durante l’estate aggiornava il profilo con un quadro diverso a seconda dell’umore, chissà, forse di una trattativa.

(D. Stoppini)

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