Löw: «Italia, puoi battere la Spagna»

di Redazione, @forzaroma

(Gazzetta dello Sport – P.Archetti) Aggiungiamo Varsavia a Città del Messico, Madrid e Dortmund;

aumentiamo i traumi e i loro racconti dolenti; anche questa generazione di tedeschi ha vissuto ieri sera la «sua» Italia. Dopo 15 vittorie consecutive nelle partite ufficiali, una serie che non ha eguali al mondo; dopo quattro vittorie di fila a questo Europeo, come nessun altri qui, è arrivato l’Angstgegner, aggrovigliata composizione di vocaboli per dire (non letteralmente) bestia nera. Meglio: bestia azzurra, mai battuta nei tornei. «Peggio qui o Dortmund? Tutte due, quando perdi è terribile» dice il capitano Philipp Lahm. «Con gli azzurri non puoi permetterti sbagli stupidi, loro ti puniscono, è storicamente sempre così. Abbiamo avuto delle occasioni, le abbiamo fallite, e poi loro hanno segnato due volte. È un peccato e quello che fa più male è che questa squadra aveva il potenziale per fare meglio, invece ha fallito un’altra volta».

LE SCELTE SBAGLIATE Ancora una volta Joachim Löw ha voluto spiazzare con le scelte di formazione, ma ieri si è incartato: Toni Kroos, centrocampista ormai sempre centrale nel Bayern, messo per la prima volta titolare e inizialmente sulla destra, dove nelle altre gare avevano corso due tipi più offensivi come Müller e Reus. Ma Kroos dopo poco va a cercare il suo posto naturale al centro, anche su ordine del c.t.: spesso si sposta Özil, ma l’errore tattico è evidente e proprio da quel lato, iniziando da Chiellini e passando per Cassano, arriva il vantaggio azzurro con Balotelli. Löw spiega: «Con Kroos volevo rinforzare il centro destra e all’inizio avevamo la partita in mano, le reti sono arrivate per sbagli nell’atteggiamento difensivo: il cross di Cassano per Balotelli non doveva assolutamente passare. Una volta in svantaggio non siamo riusciti a organizzare una reazione all’altezza». La Germania si fa infilzare anche in contropiede, allora Löw nella ripresa manda in campo Klose e Reus per Gomez e Podolski, deludenti. C’è più profondità ma senza trovare il gol, quindi il tecnico ne inventa un’altra: inserisce anche Müller (per Boateng), si schiera a tre in difesa con un libero inedito, Schweinsteiger. «E’ chiaro che dovevo tentare il tutto per tutto e sapevo che potevamo rischiare. Contro l’Italia è sempre difficile rimontare. Abbiamo messo il cuore nella ripresa, ma non è bastato. L’Italia è stata incredibilmente forte. Ha grandi campioni, non solo Pirlo, ma anche in attacco. È stata migliore di noi nei momenti decisivi, può vincere la finale: la Spagna non è quella del passato».

IL FALLIMENTO INATTESO L’inizio di una storia di successo, un nuovo capitolo sta per essere scritto: 1972-2012. Era questo il logo della spedizione tedesca, secondo lo sponsor tecnico che ha proposto alla nazionale la seconda maglia verde. Questo colore venne usato nei quarti dell’Europeo ’72, contro gli inglesi a Wembley. La vittoria per 3-1 viene ricordata in Germania come la più bella della nazionale, che ha portato ai veri trionfi, il primo Europeo del ‘72 e il Mondiale ’74. Questo torneo doveva far tornare i fasti di quel periodo, e da come era nato sembrava quasi un destino scritto. Invece adesso i 16 anni dall’ultimo trionfo di una Fussball-Nation, come si proclama la Germania per storia e trofei, diventeranno almeno 18 fino a Brasile 2014. «E’ una delusione bestiale, mi sembra di essere in un buco nero: abbiamo dormito nel primo tempo, gli italiani ci hanno punito» dice Oliver Bierhoff. L’altro giorno la stampa tedesca dibatteva se fosse meglio festeggiare a Berlino o a Francoforte, allo stadio o in piazza: è vero che la loro mania di organizzazione li obbliga a definire con molto anticipo qualsiasi programma, però noi italiani non lo avremmo mai fatto.

 

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