L'Italia è (quasi) fatta. Ecco il modello di De Rossi: Beckenbauer

di Redazione, @forzaroma

(Gazzetta dello Sport – M.Cecchini) Chi lo ha visto bambino racconta come non avesse mai mostrato alcuna vocazione difensiva.

Ma la vita è strana e così Daniele De Rossi è pronto ad essere il salvatore della patria azzurra spostandosi in difesa, qualora Prandelli optasse per la difesa a tre.

SCUOLA TEDESCA Un passo indietro nobile, se si pensa che la storia ci ha raccontato tre storie analoghe concluse in gloria: Franz Beckenbauer, Lothar Matthaeus e Mathias Sammer. Ovvero, tre ottimi centrocampisti che — in un calcio diverso — giocando in retroguardia hanno riscritto le gerarchie. Su Kaiser Franz, poco da dire. Basti ricordare che, se da mediano fu vicecampione del Mondo nel 1966, dopo il cambio di ruolo, da difensore è stato sempre inserito tra i più forti di ogni tempo, aggiudicandosi — oltre al Mondiale 1974 — anche due Palloni d’Oro. Differente la storia di Matthaeus che, approdato al Bayern Monaco a 31 anni dopo l’esperienza nell’Inter (con Pallone d’Oro), chiuse la carriera da centrale di retroguardia, facendo in tempo ad aggiudicarsi quattro campionati e anche una Coppa Uefa. Ancora più particolare la parabola di Sammer che, da buon centrocampista, sbarcato al Borussia Dortmund arretrò in difesa e in quel ruolo vinse Europeo, Coppa dei Campioni e Pallone d’Oro.

SCUOLA ROMANA Con queste premesse, il biondo teutonico di De Rossi non stona. E così vengono in mente le storie romane più recenti. Diceva infatti Luis Enrique: «Daniele ha le qualità giuste per ricoprire entrambi i ruoli». E a suo tempo anche Franco Baldini gli ha fatto eco così: «De Rossi potrebbe essere la sintesi tra il furore agonistico un po’ indisciplinato di Matthaeus e il senso tattico di Sammer. Secondo me è più facile che un centrocampista possa diventare difensore piuttosto che il contrario. Infatti, mentre chi è abituato a giocare in mediana, pur spostando il suo raggio d’azione di una decina di metri, ha i tempi giusti per dettare ritmi e passaggi, un difensore fa fatica ad abituarsi a diventare un catalizzatore di gioco».

BARESI E in questo senso è istruttiva la parabola di Franco Baresi, che Enzo Bearzot schierò a centrocampo nell’Olimpiade di Los Angeles del 1984 solo per avere qualche delusione di troppo che il difensore commentò così: «Tutte le volte che la squadra non gira danno la colpa a me». Titoli di coda freschissimi a cura di Zdenek Zeman, nuovo allenatore della Roma: «Per me De Rossi è un centrocampista». Lo pensa anche Prandelli, ma a volte è l’emergenza è più forte della filosofia.

 

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