I club, gli ultrà, l’ordine pubblico la mano morbida non è servita

di finconsadmin

(Gazzetta dello Sport) Si fa presto a dire che le società di calcio debbono interrompere qualsiasi rapporto con gli ultrà. Certo che sarebbe il primo passo per svuotare quello che è alla lunga diventato una sorta di potere di ricatto. Ma purtroppo si è arrivati a un punto tale da rendere impossibile recidere certi legami o anche rifiutarsi di cedere alle minacce. Le rivelazioni contenute nella bella intervista di Marco Giampaolo a Gianni Mura ne sono solo l’ultima conferma. L’allenatore, che ha preferito andarsene da Brescia pur di evitare di essere umiliato da pratiche ormai consolidate, racconta che in almeno due occasioni – quando il suo vice Fabio Gallo, infine costretto a dimettersi, dovette sottoporsi a una sorta di processo di fronte ai capi tifosi e quando fu chiamato lui stesso a presentarsi per un chiarimento davanti agli stessi ultrà – era stata la Digos a sollecitare tali incontri e addirittura ospitarli nei suoi locali.

 
Rivelazioni sorprendenti? Niente affatto. Chi, come il sottoscritto, ha avuto modo di lavorare in una società di calcio, sa che queste sono pratiche abituali nei momenti di maggiore difficoltà. Da responsabile della comunicazione della Fiorentina mi è capitato di esserne testimone. In pratica succede che di fonte alla furia crescente dei più facinorosi – che magari minacciano di fare irruzione negli spogliatoi dello stadio o all’interno del centro di allenamento del club – siano i funzionari di polizia a chiedere ai dirigenti o allo staff tecnico della squadra di acconsentire a questi “faccia a faccia”, che si svolgono alla presenza degli stessi poliziotti, affinché non degenerino. Per “ragioni di ordine pubblico”, viene detto. Ma siamo sicuri che sia questo il modo migliore per garantire l’ordine pubblico? Siamo sicuri che questa “politica” non crei alla lunga più problemi di quelli che in quel momento potrebbe provocare una carica della polizia, condita magari da qualche inevitabile manganellata, per disperdere i teppisti? 

 
Il presidente del Consiglio Enrico Letta riferendosi ai gravissimi fatti di Salernitana-Nocerina ha invocato tolleranza zero. Troppo spesso invece si è usata una mano morbida. E’ necessaria una riflessione su come si affrontano le emergenze sul campo. La ricetta inglese non basta più. Tenendo presente la necessità di evitare di coinvolgere in eventuali tafferugli la gente perbene che ancora vuole andare allo stadio, vanno elaborati nuovi piani d’intervento adeguati alle specificità italiane aggravatesi negli ultimi anni. A cominciare da lunedì, quando il ministro dell’Interno Alfano e il capo della polizia Pansa incontreranno i presidenti di Serie A. Un’occasione da non perdere anche per affrontare questo tema specifico tutt’altro che marginale. 

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