Genova per Totti. Gioie e dolori. Stasera vuole la prima vittoria

di Redazione, @forzaroma

(Gazzetta dello Sport – A.Catapano) Bastano due domande a riassumere gli ultimi 467 giorni di Roma (dal primo allenamento condotto da Luis Enrique alla partita di stasera). La prima: dove sarebbe ora Francesco Totti se un anno fa, sfinito dalle accuse di pigrizia dei dirigenti e dalla richiesta dell’allenatore di arretrare il suo raggio d’azione a centrocampo, avesse reagito con la stessa insofferenza che oggi mostrano De Rossi e Osvaldo? Magari non al Sydney di Tony Pignata — che ieri si è definitivamente arreso: «Impossibile portarlo in Australia» —, ma forse lontano da qui.

La seconda: dove sarebbe oggi la Roma se il suo capitano non avesse confermato, anche nelle prime sette giornate di questo campionato, di essere il calciatore più forte e produttivo della squadra? Magari in zona retrocessione.

 
BRAVURA E DISCIPLINA  Nessuno si offenda o se ne abbia a male, né chi un anno fa voleva rottamarlo, né chi, oggi, dovrebbe prenderlo a modello di comportamento. A 36 anni, con due decenni di calcio nelle gambe, Totti è, voti alla mano, il secondo della classe (6,75 di media, solo Osvaldo ha un rendimento migliore ma la metà delle partite) e, a giudicare dagli allenamenti e dalle valutazioni che ne fa Zeman, pure un campione di disciplina. In sintesi, esempio di bravura e di professionalità in una squadra che annovera molti (presunti) talenti più rampanti di lui. E pure se avesse ragione chi sostiene che i problemi tattici della Roma nascano dall’anomala posizione di Totti, come rinunciarci ora?

 
CI PENSI LUI Stasera, non è proprio il caso. Genova per la Roma è una montagna sempre molto (troppo) alta da scalare. E l’unico che rischia di trovarsi a proprio agio su queste cime impervie, anche oggi, è Totti. Che a Marassi ha segnato il gol più bello di tutta la sua vita (sinistro al volo su cross di Cassetti, ricordate?), ma alla Samp; che al Ferraris, al Genoa, ha già realizzato due reti; che è il giocatore in attività ad aver superato più volte (8) Frey, praticamente il suo incubo. Certo, la stitichezza di vittorie genovesi degli ultimi anni ha coinvolto anche il capitano, che pure un paio di dispiaceri se li è risparmiati. Per cui, diventa curioso rilevare che in quasi 20 anni di A Totti non sia mai riuscito a battere il Genoa in casa sua: uno stimolo in più per riuscirci stasera, il che gli consentirebbe individualmente di infrangere un tabù e collettivamente di spingere la Roma un po’ più su, al riparo dall’anonimato e dalle beghe di cortile. E infatti, Francesco dice: «Sto bene, sono pronto, alle polemiche siamo abituati».
C’E’ SOLO UN… Se, poi, ci riuscisse segnando, Genova per Totti diventerebbe molto più che un’idea come un’altra, quasi una città del cuore: con un gol, infatti, salirebbe a 217 in Serie A, superando Meazza e Altafini, in beata solitudine al 3° posto della classifica dei cannonieri di tutti i tempi. La famosa solitudine dei numeri 10.

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