Conte, niente dimissioni ma da febbraio è diventato un altro

Il ct della Nazionale è meno sereno di prima. L’indagine addosso, la perquisizione in casa, la squalifica scontata alla Juve per omessa denuncia: quattro anni senza una risposta definitiva

di Redazione, @forzaroma

Non si dimetterà, prospettiva che al momento non lo sfiora, «protetto» anche dalle parole rassicuranti di Tavecchio, ma il morale è lo stesso sotto un camion. E non solo per l’ultima novità in arrivo dalla procura: Conte è giù di corda da tempo, da febbraio almeno, dalla controversa riunione di Lega che ufficializza il «no» allo stage e respinge molte richieste su un calendario amico prima dell’Europeo.

 
ALLENATORE O SELEZIONATORE – Conte ha tutte le ragioni per incavolarsi, quel giorno: scelto per allenare la Nazionale come fosse la Juve, e per far ripartire un movimento in stato semi-comatoso, con un contratto milionario da grande club, viene relegato a «semplice» selezionatore senza che la Figc possa opporsi allo strapotere delle squadre e dei loro (legittimi) interessi. Senza prospettive di cambiamento.

 
LA REAZIONE – Il problema però è la reazione. Il Conte giocatore sarebbe ripartito a testa bassa, mordendo erba e caviglie avversarie. Il Conte c.t. «parte seconda» la prende sul personale e comincia a vedere fantasmi e nemici un po’ dovunque. Quello che teneva appassionate lezioni tattiche ai giornalisti a Coverciano per spiegare la sua «idea» di calcio, o partecipava alle partitelle, scompare all’improvviso. Sostituito da un sosia un po’ depresso che, invece di rispondere con un «adesso vi faccio vedere come alleno», imposta il programma su un «mi adeguo» che non gli appartiene.

 
L’ALTRA ITALIA – Che qualcosa si sia rotto si percepisce anche in campo, in questo 2015: il buon primo tempo con l’Inghilterra, e la prestazione di personalità in Croazia, si alternano agli errori in Bulgaria e alla reazione disorganizzata con il Portogallo che costa la prima fascia al sorteggio mondiale. Per carità, assenti in quantità industriale e poco tempo, ma non è che le altre nazionali dispongano di ritiri-premio. Però l’Italia che in 10’ si sbarazza dell’Olanda, che impone tutta la sua superiorità in Norvegia, che risolve i guai con l’Azerbaigian come faceva la Juve, prepotente, aggressiva, sempre nella metà campo rivale, cede il passo a una squadra un po’ meno sicura di sé, con un’identità meno definita.

 
CONTROCORRENTE MA… – Conte è, comprensibilmente, meno sereno di prima. L’indagine addosso, la perquisizione in casa, la squalifica scontata alla Juve per omessa denuncia: quattro anni senza una risposta definitiva. Il fatto che succeda ben di peggio a cittadini meno «mediatici» non è una consolazione. Probabilmente quello che gli fa male è il silenzio sulla richiesta di un giudizio immediato, con tutti i rischi che porta, invece di attendere una prescrizione inevitabile anche per il pm che lo rinvia a giudizio. In un’Italia abituata, dai politici in giù, a usare tutte le armi e i codicilli possibili per allungare i tempi dei processi, non è un gesto da poco: perché una condanna lo obbligherebbe a dimettersi e complicherebbe la sua carriera.

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