rassegna stampa

Addio curriculum. Così in panchina va pure Gervinho

Garcia, viste le prestazioni degli ultimi mesi, non può più guardare in faccia nessuno. I "preferiti", vedi Gervinho, non ci sono più, gioca solo chi sta bene

Redazione

Rudi Garcia ama spesso usare una metafora centratissima, per spiegare una situazione di campo della sua Roma: «Abbiamo giocato senza rete, come al circo». Ecco, la metafora può apparire tremendamente azzeccata anche per un allenatore che ora non può più guardare in faccia nessuno: non c’è più la rete sotto, tutti in discussione, certezze addio. Perché si diceva: la partita con il Chievo ha segnato un confine. Non era una frase fatta, la panchina di Gervinho contro la Fiorentina è la dimostrazione che davvero la musica è cambiata, il cd precedente si è esaurito, non si può più scherzare, non è più possibile approcciare a una partita con maglie già assegnate. È crollata (anche) l’ultima certezza, il punto fermo. L’indiscutibile è diventato discutibile, addirittura panchinaro. Il più inquietante degli inquietanti di Verona, con la Fiorentina è rimasto fuori per scelta tecnica, ancor prima che per turn over. Perché il turn over per l’ivoriano non è (quasi) mai esistito.

RADJA-DE ROSSI Garcia ha cominciato adesso e viene da chiedersi il perché, nel momento più difficile — oltre che più importante — della stagione. Diverse chiavi di lettura portano a pensare che le parole di Radja Nainggolan nel post partita di Firenze«Solo giocando in 11 si può vedere la vera Roma, oggi (giovedì, ndr) gli attaccanti hanno fatto un grande lavoro» — volesse riferirsi proprio all’ivoriano, che certo non negli ultimi tempi non aveva brillato per rendimento e per incisività nelle due fasi di gioco. Meno verosimile, invece, che il belga ce l’avesse con De Rossi. Tra i due, tra l’altro, c’è stato un colloquio chiarificatore, in cui Nainggolan ha ribadito di non aver messo nel mirino il compagno di reparto, aggiungendo di essere stato mal interpretato. Di sicuro nel viaggio di ritorno in treno Nainggolan è stato visto giocare a carte con molti compagni, in totale serenità, senza ripercussione alcuna, prima di scrivere via twitter: «Grande spirito. Grande squadra. Giocando tutti uniti e dando più del 100% si ottengono risultati!!! Ora testa alla Samp! Forza».

GESTIONE GERVINHO Ricostruzioni e interpretazioni a parte, è un fatto che la gestione di Gervinho, specie dal rientro della Coppa d’Africa in poi, abbia posto qualche interrogativo di troppo all’interno dello spogliatoio di Trigoria. Il fatto che l’ivoriano sia stato mandato in campo sempre e comunque, anche in condizioni fisiche insufficienti, a qualcuno non è piaciuto troppo. Chissà se è un caso che Garcia, da sempre molto attento alle dinamiche di gruppo, abbia deciso di mandare in panchina Gervinho proprio a Firenze. Magari no. Magari è più facile immaginare che il tecnico abbia voluto con un gesto mandare un segnale al suo pupillo e allo spogliatoio tutto. Qui non ci sono figli e figliastri. Qui fuori possono finire tutti. La ruota gira, stavolta è girata per Gervinho. In passato è capitato a De Rossi, spesso anche a Pjanic (peraltro in molte partite importanti), è toccato in misura minore anche a Totti. Nessuno ha più la rete sotto, la carta di credito è esaurita un po’ per tutti. La squadra di Firenze ha mandato segnali precisi: forse Garcia ha trovato la chiave giusta. Forse l’idea di trovarsi sospesi in aria, tutti su quel filo del circo, ha riacceso come d’incanto la Roma.