Ritiro Austria, De Sanctis: “Se ci sarà spirito di gruppo ed umiltà faremo meglio dell’anno scorso. Io sono pronto al 100%. Spero che Tavecchio possa avere un sussulto di orgoglio per fare bene” – FOTO – AUDIO – VIDEO

Il portiere giallorosso, dopo aver partecipato ieri all’assemblea elettiva della Figc, ha raggiunto i compagni in Austria.

di finconsadmin

Ecco le parole di Morgan De Sanctis oggi in conferenza stampa nel ritiro austriaco.

 

Siete una squadra da scudetto?
È un piacere prendersi questa responsabilità. Condivido il pensiero espresso pubblicamente da qualche mio compagno di squadra. Che tutto passa da quello che si dimostra in campo non solo la domenica, che sicuramente è il punto più importante, ma anche preparandosi in settimana, negli allenamenti, in tutte le occasioni comuni. Convinti che ci vuole sforzo collettivo condito da una forte umiltà. La società fino ad oggi ha fatto un ottimo lavoro. Staremo a vedere fino al 2 settembre perchè è verosimile che potrebbero cambiare alcune cose ma oggi abbiamo una quadra che puo’ permettersi di ben figuarre nelle competizioni che la Roma affronterà quest’anno.

 


Preoccupato dalle voci su Benatia o ritieni che nel calcio moderno non esistono più i giocatori incedibili difronte ad offerte irrinunciabili
Il calcio italiano vive un momento di esportazione. Ma per quello che riguarda noi calciatori dobbiamo pensare di far bene il nostro lavoro sul campo. A Medhi devo assolutamente riconoscere che da quando è iniziata la stagione ha messo tanto impegno e professionalità, si sta comportando da professionista esemplare non è cambiato niente dal ragazzo dell’anno scorso punto di riferimento in campo e nello spogliatoio. Perderlo potrebbe essere una cosa negativa ma ci sono delle situazioni che prevedono alcuni sacrifici che non sono a perdere ma anche a guadagnare. Basti ricordare le cessioni dell’anno scorso quando si piangeva in questa piazza la partenza di talenti come Marquinhos e Lamela, sostituiti poi da grandi giocatori funzionali al progetto Roma che hanno permesso alla squadra una stagione come quella che abbiamo fatto.

 

Sulle elezioni federali di ieri. La linea della Roma la conosciamo. La tua idea?
La mia idea fino all’elezione di Tavecchio era che Albertini potesse essere la soluzione migliore per un cambiamento. Visto che purtroppo non è successo questo, ha vinto Tavecchio, io sono nel consiglio federale in qualità di giocatore in attività, l’auspicio migliore che in questi due anni e mezzo di mandato Tavecchio possa fare che alcune cose delle quali lui non veniva riconosciuto come innovatore e portatore di cambiamenti, possa avere un sussulto di orgoglio e di portatore di novità per fare bene. Noi giocatori insieme agli arbitri staremo all’opposizione ma giudicheremo con liberamente e positivamente il lavoro di Tavecchio e dei suoi.

 

Vista anche l’età della squadra hai impressione che sia l’anno per lo scudetto adesso o mai più? 
Personalmente e per altri come Francesco che vuoi o non vuoi stanno terminando la carriera dico di sì. Mi rendo conto che sono verso la fine della mia avventura in campo e vorrei vincere qualcosa di importante. Ma per la Roma e per come sta impostando il lavoro la società i tifosi possono essere tranquilli che questa società ha un futuro importante da livelli sempre competitivi. Speriamo di non trovare il prossimo anno una squadra che faccia più di 100 punti.

 

Come hai vissuto la giornata di ieri? E che pensi del fatto che ormai la Roma è tutta americana?
Per quella che è stata la mia esperienza in quest’ultimo anno, vedo come una cosa assolutamente positiva la presenza degli americani di Pallotta e dei suoi soci. Che sia una presenza totalitaria anche è positiva. E’ una società proiettata al futuro e sta facendo cose innovative. Spero che il sistema calcio italiano non sia di profondo ostacolo a questo modo di fare sport. La Roma è una grande opportunità che può essere da esempio per un rinnovamento del calcio italiano: ho vissuto la quarta elezione, iniziai con Carraro, e questa è stata la più combattuta, nonostante nelle intenzioni di voto si sapesse già come sarebbero andate le cose. E’ politica al cento per cento: ho smesso di idealizzare lo sport, in quanto sport, appena ho iniziato la mia attività sindacale. Ci sono degli interessi talmente grandi che vengono fatti dei giochi politici legittimi, o meno, corretti, o meno. Mi augurerei sempre che certe volte venissero messi da parte certi interessi in favore di quelli collettivi: non è ancora il momento per un certo tipo di maturità speriamo possa esserlo con questa presidenza da oggi non da ieri se non sarà così speriamo che succeda presto perchè il calcio italiano ne ha bisogno.

 

Le tue condizioni fisiche? Che ti senti di dire ai tifosi quest’anno?
Mi sono operato il 21 maggio, la prognosi era di 90 giorni. Siamo all’82esimo e da oggi torno a stare con la squadra. Non ho avuto alcun tipo di problema durante la rieducazione e l’avvicinamento al campo quindi sono al 100% a disposizione del mister Garcia. Sull’anno scorso quelle parole sono venute dal cuore e quindi sono venute bene ma sono stati i risultati a legittimare le parole che usai all’Open Day: quest’anno non penso di fare particolari discorsi, non servono. L’anno scorso bisognava garantire qualcosa ai tifosi, prendersi delle responsabilità. Quest’anno mi limito a parlare di umiltà: questa parola sottintende talemente tante cose, ha un significato profondo e attraverso la comunicazione nello spogliatoio vogliamo che sia foriera di tanti bei risultati.

 

Prospettive di carriera? Qual’è stata la principale emozione vissuta?
Non posso far altro che vivere alla giornata. Non ho l’ambizione di giocare fino a 50 anni, non posso escludere di chiudere la carriera a fine stagione. Mi sono ripromesso di affrontare il discorso con la società a tempo debito. Le mie energie, anche rispetto al fatto che ho preso questo impegno da consigliere Federale, sono assolutamente concentrate sulla Roma perchè questa sarà una stagione per intensità anche semplicemente numerica, più impegnativa. Quindi ci vogliono più energie. Da oggi fino al 26 maggio l’obiettivo sarà quello che ciò che verrà fatto, venga fatto bene. Le emozioni? Spero che riusciremo a conquistarla quest’anno. Non ho vinto tantissimo in carriera: non ho mai giocato in squadre costruite per vincere. Questa lo è, e mi auguro di farlo quest’anno, perchè ho 38 anni ed è giusto pensare in questa maniera.

 

E’ difficile organizzare il lavoro in uno spogliatoio dopo il Mondiale con i ritardi di alcuni giocatori?
I miei compagni di squadra che hanno partecipato al Mondiale non sono andati particolarmente bene. Ahimè, per loro, sono rientrati tutti presto. Abbiamo ancora quasi tre settimane per preparare la prima di campionato quindi da questo punto di vista non credo ci siano particolari difficoltà. Per ciò che si è visto in questa prima fase di pre-campionato, vogliamo ricostruire il più possibile e addirittura migliorarla,quella che è stata la nostra prerogativa della prima parte del campionato dello scorso anno quando abbiamo vinto partite facendo gioco, e con solidità difensiva. C’è tempo per farlo, manca solo Maicon: c’è stato il tempo e ci sarà per lavorare insieme.

 

Come può essere migliorata questa squadra così bella. Parlo nell’aspetto tecnico o comportamentale. L’atteggiamento per lottare in Champions e in campionato. Si deve agire sulla testa, sulle gambe, su che cosa?
La società ha indicato la squadra. Ci saranno partite in più fino a dicembre, la rosa è stata ampliata. Queste 6 partite creeranno una dispersione di energie, anche considerate le grandi squadre che andremo ad affrontare. Si è dovuta allargare la rosa per quantità e qualità: io sull’atteggiamento e sul valore emotivo credo tantissimo. Questo è frutto di lavoro quotidiano che devono fare i giocatori più esperti, comunicativi. E lo farà anche l’allenatore: la mentalità si costruisce giorno dopo giorno. Siamo qui perchè sono maggiore i tempi di comunione: questo serve per istaurare una partecipazione collettiva che ci servirà nei momenti di criticità. Sono molto ottimista e molto ambizioso. Questa squadra ha tutte le carte in regola per far bene, fermo restando l’umiltà e il sacrificio da cui nascono i segreti per il successo.

 

Partite alla pari con la Juve? Quest’anno giocherete con una maggior pressione addosso…
La Juve resta la squadra più forte, non ha praticamente cambiato tantissimo. Sono andati via giocatori che negli ultimi tempi avevano un ruolo marginale: resta una rosa che ha fatto 102 punti in campionato. Tutti parlano del cambio di Conte che potrebbe condizionare… Non ci credo tanto, contano i giocatori che scendono in campo e non credo che concederanno qualcosa. Pensare che possano ripetersi, anche questo vedo come condizione difficile da ripetersi. Ho voglia, ansia di ricominciare il campionato. Vedremo quello che succederà. E’ vero, l’anno scorso pressione non c’era, però immagino che possiate rendervi conto che la pressione è salita dopo le 10 vittorie di fila. Il bilancio dell’anno scorso l’ho fatto: la squadra, a un certo punto, escludendo le ultime 3 partite, ha fatto il miglior campionato possibile. Qualcun altro lo ha fatto meglio di noi per tutta una serie di motivi o meriti.

 

Si dice che ci sia stato un patto tra i senatori a fine stagione e che  quest’anno quando qualcuno ha cambiato idea tu sei andato lì a convincerlo?
Non è una ricostruzione fedele di quello che successo perché così posta sembra che qualcuno sia voluto essere più paladino dell’altro. Noi tutti vogliamo che la Roma vinca e tali riflessioni le facciamo continuamente tra di noi. È una cosa che riguarda giovani ed esperti. Ho giocato a Napoli e a Roma, due società non storicamente abituate a vincere e sono diverse da altri contesti e quando il giocatore percepisce questo sappiamo che per noi sarà un’opportunità importante. Il professionista non è uno che rimane in società per 50 anni ma è colui che prende lo stipendio, fa il proprio dovere fino in fondo rispettando i tifosi. Facciamo volentieri questo discorso, poi le strade si dividono. Quello che succede oggi nel calcio italiano è ciò che succedeva vent’anni fa in maniera opposti. Oggi ci sono gli sceicchi, tempo fa vi erano i Moratti, i Berlusconi, i Tanzi. Se i soldi venissero investiti bene, come fatto con la Roma, potremo toglierci delle soddisfazioni.

 

Te la senti di rassicurare i tifosi e l’ambiente anche con una eventuale partenza di Benatia?
Io li rassicuro nel momento in cui faccio il massimo per la mia squadra al di là dei miei compagni e della società. Ma non posso parlare che l’eventuale partenza di un Benatia o di un altro possa condizionare la stagione di una squadra. L’esempio più eclatante: Ibrahimovic dall’Inter al Barcellona, sappiamo come finì spostò gli equilibri eppure l’Inter fece una plusvalenza. Io i tifosi li rassicuro in ogni caso.

 

Roma e Juve insieme contro Tavecchio. Ti aspetti il prossimo anno una parità di trattamento arbitrale? Venerdì sarai in campo?
Sono a disposizione, sto rientrando a pieno regime. Per quanto riguarda il primo discorso, lo scorso anno l’ho aperto a Torino dopo la sconfitta per 3-0 e c’è chi l’ha interpretato come un alibi. Si pensa che il calcio italiano non si discosti dal paese. Il calcio non si discosta da ciò, l’ambizione, l’entusiasmo di poter avere un calcio uguale per tutti esiste sempre, altrimenti il calciatore non potrà fare bene il suo lavoro oppure lo fa n maniera condizionata. Se ci saranno delle situazioni che saranno ben considerate e gestire allora sarà un grande campionato.

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