Iago Falque a FR: “Non voglio andare via da Roma. Puntiamo a prendere il Napoli” – VIDEO

“Dobbiamo guardare avanti, perché se guardi indietro le altre squadre ti prendono. Ho passato dei mesi difficili a Roma” ha detto lo spagnolo in un’intervista a Forzaroma.info

di Jacopo Aliprandi, @JacopoAliprandi

Ha trovato spazio fin quando Rudi Garcia è stato alcomando della Roma, poi, complice il fastidio al ginocchio e l’arrivo di Luciano Spalletti, Iago Falque è stato impiegato sempre meno in campo. In un’intervista rilasciata a Forzaroma.info il l’esterno spiega i motivi di alcune scelte da parte del tecnico, dà alcune risposte sul suo futuro e parla dell’attuale situazione che in queste settimane sta vivendo Francesco Totti.

Con Garcia ha collezionato 21 presenze, mentre con Spalletti sta giocando molto poco. Perché?

Nel calcio a volte succede, con Garcia sin dal primo giorno ho avuto subito una grandissima fiducia e con Spalletti per il momento non ho avuto questo spazio ma gli sto facendo vedere che può contare su di me. Adesso sto lavorando bene, i problemi al ginocchio che mi hanno fermato per tre-quattro mesi stanno andando via. Ora mi aspetto di trovare più spazio.

Domenica ci sarà il derby, state già vivendo l’attesa o aspettate l’arrivo dei compagni?

La scorsa settimana è stata un po’ particolare, a Trigoria non c’era quasi nessuno. È stata anche la settimana Santa, quindi la gente era più tranquilla e in vacanza. Noi ci stiamo preparando, abbiamo una partita importante. Da domani inizieremo a prepararci intensamente. La sosta ci ha dato tranquillità.

Il prossimo anno la Roma sulle fasce, oltre a lei, dovrebbe avere anche Iturbe, Perotti, El Shaarawy, Salah, Florenzi, Ljajic, Sadiq. Otto giocatori per due ruoli. Come pensa di uscirne da questa situazione?
Sarà un grande vantaggio per il mister perché avrà ancora più scelte. Vediamo, bisogna far bene in allenamento per dimostrare a Spalletti che potrà contare su di me sia adesso che il prossimo anno.

È stato contattato da qualche squadra? Lei vuole lasciare la Roma?

No, assolutamente. Non ci ho neanche pensato di lasciare la Roma. È molto difficile arrivare in un club come questo, non voglio andare via solo per aver passato due mesi difficili. Tutto il contrario, voglio lottare per giocare, è questa l’unica cosa a cui penso.

Dove può arrivare la Roma quest’anno?

L’obiettivo è qualificarsi per la Champions. In questo momento siamo messi bene, siamo terzi anche se un po’ lontani dal secondo posto. Dobbiamo comunque guardare avanti, perché se guardi indietro le altre squadre ti prendono. Guardiamo verso il Napoli, lo dobbiamo andare a cercare.

A inizio anno però ambivate allo scudetto, cosa è successo?
C’è stata una striscia molto negativa e non riuscivamo a uscirne, e lì abbiamo perso troppi punti sulla Juventus e sul Napoli. Loro hanno così aumentato il distacco e sono delle squadre difficili da recuperare.

Garcia non vi dava più gli stimoli giusti? Con Spalletti poi siete andati bene
Si, a volte il cambio aiuta i giocatori mentalmente. Garcia ha fatto un grandissimo lavoro alla Roma, è indiscutibile, e i numeri parlano da soli. Alla fine tutti gli allenatori quasi sempre prima o poi vanno via, lui non ha potuto finire la stagione ma prima aveva fatto un grande lavoro e gli auguro il meglio perché con me si è comportato, soprattutto fuori dal campo, molto bene.

Ha conosciuto Totti in questi mesi, si è fatto un’idea della persona? Cosa pensa della questione legata al contratto?

Ho avuto il piacere di conoscerlo in questi mesi che sono nella Roma. Quello del contratto è un problema che si ascolta, noi negli spogliatoi non parliamo tutti i giorni di questo argomento. Per me avere accanto un giocatore del suo livello è un piacere. Io spero rimanga perché è la storia, perchè a Roma tutti lo vogliano ancora in squadra e perché se lo è anche guadagnato. Queste sono cose di cui dovranno parlare lui e il presidente, due persone intelligenti che faranno ciò che è meglio.

Sua madre è un politico in Spagna, è vicesegretario alla Camera e sottosegretario all’immigrazione. Perché nel calcio è così facile integrare i giocatori mentre nella vita di tutti i giorni ci sono tante differenze razziali?

Nel calcio è più semplice perché i calciatori quando vengono in un Paese si integrano giocando; i problemi di integrazione sociale sono una cosa che c’è da molto tempo, credo che piano piano il problema stia migliorando anche se ci manca ancora tanto. Speriamo che si risolva al più presto. È assurdo tutto questo, anche nel calcio con i cori razzisti, perché siamo tutti uguali e il colore della pelle non cambia niente.

Il calcio quindi deve essere un esempio…

Dobbiamo essere un esempio per il pubblico, per tutte le persone che guardano le partite e ammirano i propri idoli.

 

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