Calcioscommesse, parla Corvia: “Spero che l’incubo finisca presto”

di Redazione, @forzaroma

(Quotidianodipuglia.it/De lorenzis) Daniele Corvia, attaccante del Lecce coinvolto nello scandalo calcioscommesse, torna a parlare dopo un lungo silenzio.

Ecco un lungo stralcio della sua intervista:

Come sta?

«Bella domanda. Diciamo bene anche se l’umore non è certamente dei migliori. Questo masso che all’improvviso mi è caduto addosso la scorsa estate mi sta facendo vivere giorni difficili. Ma riuscirò a superare anche questo ostacolo».

Si può dire che sta vivendo il momento più brutto della sua vita?

«Sì, si può dire perché è così. Non auguro neanche al peggior nemico di vivere giorni difficili come purtroppo li sto vivendo io da qualche mese a questa parte. Questa storia per me è diventata un incubo che spero con il cuore finisca al più presto perché non ne posso più. Davanti a situazioni del genere c’è chi non se ne frega niente e chi invece ne fa una malattia» (…)

Da quando è iniziata questa storia ha perso per strada qualche amico?

«Devo dire la verità? Sì, qualcuno che prima mi telefonava con una certa frequenza adesso non lo fa più e questo mi dispiace molto. Chissà, forse hanno paura che il mio telefono sia controllato perché non c’è altra spiegazione a questo loro comportamento. Ripeto, mi dispiace moltissimo ma non ne faccio un dramma perché, si sa, gli amici veri si vedono soprattutto nei momenti di difficoltà. Magari una volta che tutto sarà chiarito si ricorderanno di nuovo di Daniele Corvia».

Ma lei è mai stato indagato dalla Procura della Repubblica di Cremona?

«Guardi, io ho appreso di essere finito nell’elenco degli indagati dalla stampa. A quel punto il mio legale si è mosso per verificare la veridicità della notizia ed è venuto fuori che effettivamente ero indagato dal 14 luglio».

Quindi, lei è indagato. È stato mai sentito dai giudici che conducono l’inchiesta sul calcioscommesse? «No, mai. Anzi, dirò di più: il mio avvocato ha parlato con il magistrato ed ha chiesto se fosse il caso di presentarmi in Procura per essere interrogato. Gli è stato risposto che non c’erano elementi tali da rendere necessario l’interrogatorio a meno che non avessi voluto presentarmi spontaneamente per rilasciare dichiarazioni utili all’inchiesta».

Lo sa che la scorsa estate nelle due automobili di sua proprietà gli investigatori hanno piazzato delle cimici…

«E’ un’altra notizia che ho saputo dalla stampa ed è chiaro che nessuno mi poteva informare. Ho letto che in una telefonata avrei detto a mia moglie una frase del tipo “ho i telefoni sotto controllo”. Peccato però che non sia stata riportato anche il contenuto della telefonata che ho ricevuto da Erodiani in seguito alla quale, subito dopo il derby vinto a Bari, sono andato a Roma per presentare un esposto alla Procura della Repubblica e alla Procura della Federcalcio». (…)

Visto che è indagato il computer le è stato mai sequestrato dagli investigatori?

«Per niente, il mio computer è sempre al suo posto e nessuno ha mai chiesto di poterne prendere visione».

Ci può dire se ha mai registrato un account su Skype?

«Mai, assolutamente. Posso mettere tutte e due le mani sul fuoco. Ma capisco dove vuole arrivare».

Gli investigatori vogliono capire se dietro su Skype ci fosse Paoloni con due account registrati a nome di Corvia oppure se ci fosse Corvia in carne e ossa.

«Non ero io, torno a ripetere che non ho mai registrato un account su Skype. Ricordate la storia del tatuaggio sul braccio? Dai documenti dell’inchiesta viene fuori che nel momento in cui viene chiesto di mostrare il tatuaggio il collegamento all’improvviso cade. Io il tatuaggio ce l’ho e su Skype non sono mai andato. In questa storia, per ciò che mi riguarda, si è solo millantato e basta. Del resto, basta andare a vedere cosa ha dichiarato nei giorni scorsi quell’Ilievski…».

In una intervista rilasciata a Repubblica Ilievksi ha parlato di un incontro con il tabaccaio abruzzese Erodiani il quale, per farsi fare credito su una partita della squadra giallorossa si sarebbe presentato ad un appuntamento, al casello autostradale, insieme a tre “sosia” di giocatori del Lecce che dovevano garantire la combine del match. «Me ne accorsi subito, per fortuna, se no andavamo rovinati», ha detto Ilievksi.

«Tre “sosia” di giocatori del Lecce, capisce? Non vedo l’ora che l’incubo finisca perché davvero non ne posso più».

I suoi compagni di squadra le sono stati vicino?

«Sempre, non mi hanno mai abbandonato perché loro sanno bene che non avrei mai potuto fare certe cose che non fanno parte del mio modo di vivere. Anzi, mi consenta di ringraziarli tutti pubblicamente».

La Procura di Cremona pare sia sempre più convinta che Lecce-Lazio, gara dell’ultima giornata dello scorso campionato, sia stata truccata…

«Io posso dire che domenica 15 maggio abbiamo vinto a Bari e festeggiato tutti insieme la salvezza anticipata. Dopodiché, come ho detto prima, il 16 maggio sono andato a Roma insieme al mio legale per presentare i due esposti, uno alla Procura della Repubblica e l’altro alla Procura della Federcalcio. Quando sono tornato a Lecce ho vissuto insieme ai miei compagni la settimana più bella della stagione perché ci siamo allenati in assoluta serenità in vista della gara con la Lazio in cui abbiamo festeggiato sul campo la meritata permanenza in serie A».

Cosa vuol dire ai tifosi del Lecce?

«Di stare tranquilli e di credere che Daniele Corvia è un ragazzo pulito. Mi rivolgo a tutti e in particolare a quei ragazzi che tempo fa sono venuti a Calimera per insultarmi: non li giustifico ma in un certo senso li comprendo. Del resto, leggere ogni giorni sui giornali il mio nome accostato a questa storia del calcioscommesse…» (…)

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