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Toloi-Zappacosta, dalla bocciatura alla lotta scudetto

Toloi-Zappacosta, dalla bocciatura alla lotta scudetto

Il 'modello Atalanta’ sfrutta anche gli esuberi. I due ex giallorossi, oggi protagonisti con Gasperini, non furono riscattati dalla Roma

Redazione

L'allenatore fa i giocatori. I giocatori fanno la squadra. Insieme portano la squadra a vincere. O perdere. Mourinho sta cercando di creare un modulo adeguato per sfruttare al massimo i suoi giocatori, Gasperini sembra esserci riuscito già tre anni fa. Il 'modello Atalanta' si è trasformato presto da miracolo a realtà, e la sua forza sta negli innesti che, anche se esuberi in altre squadre, sotto le mani del tecnico dei bergamaschi riescono a diventare ingranaggi fondamentali. Ne sono un esempio lampante Toloi e Zappacosta. Due giocatori che a Roma non hanno di certo lasciato il segno. Il primo scaricato dopo un anno con Garcia, il secondo (martoriato da infortuni) non ha mai convinto a Trigoria. Eppure, ad oggi Toloi è addirittura capitano della Dea e ha vinto l'ultimo Europeo con l'Italia mentre l'ex Torino e Chelsea quando chiamato in causa macina chilometri sulla fascia in una squadra che può vantare grandi esterni come Gosens (infortunato), Hateboer o Mahele.

Tra Bergamo e Roma, come cambia il rendimento

Fa riflettere. Sono stati loro non all'altezza della Roma? O forse sono arrivati in un momento sbagliato a Trigoria? Con alcuni allenatori (e con compagni decisamente più forti) è complicato trovare spazio, ma Rafael Toloi non poteva far altro che panchina a Roma. Davanti aveva due mostri come Benatia e Castan, due che giocarono un anno incredibile con Garcia alla guida della squadra. E quindi, convinto che il suo momento sarebbe arrivato, ha aspettato paziente. Ma l'occasione è giunta a svariati chilometri di distanza, a Bergamo. Con Gasperini, l'ex giocatore del Santos ha trovato una dimensione che con la maglia giallorossa si riassume con sole 5 presenze in campionato.

Un po' quello che è avvenuto con Davide Zappacosta: comprato dal Chelsea di Conte dopo le convincenti stagioni al Torino. Quello arrivato a Roma doveva essere un terzino da rilanciare. Anziché emergere ha continuato a sprofondare. Solo 9 presenze (causa infortunio), tra l'altro neanche indimenticabili. In questa stagione invece, il terzino classe '92 è già a 15 presenze, 1 gol e 3 assist in serie A. Nella classifica di 'big chances' create, è terzo con 8: solo Candreva (9) e Barella (11) sono davanti a lui.

 Getty Images

Altri esempi? Giocatori come Spinazzola, Cristante e Mancini sono diventati grandi nel modulo di Gasperini, ma appena sono usciti fuori dal meccanismo atalantino, le difficoltà sono venute a galla. Per rivedere il vero Leonardo Spinazzola, si è dovuto aspettare di vederlo con la maglia della Roma, dopo un giro a vuoto fatto alla Juventus e un primo periodo non indimenticabile con Fonseca. Mattia Caldara è passato da 'prospetto interessante' a pedina di scambio nella giostra dei prestiti (ora al Venezia), Bryan Cristante ha faticato non poco ad adattarsi ai ruoli in cui è stato schierato da Di Francesco, Ranieri, Fonseca e ora Mourinho. Quando si pensava potesse aver trovato la quadra, puntualmente dimostrava di avere carenze non indifferenti. Eppure una spiegazione tra i 12 gol fatti in 48 presenze con l'Atalanta e i soli 7 in 110 con la Roma, non possono essere colpa soltanto della posizione più arretrata in campo. Così come Gianluca Mancini, che ha impiegato un anno intero (nonostante faccia ancora qualche errore di troppo) a integrarsi in un'altra squadra. Gli sono servite praticamente il doppio delle presenze fatte con la Dea (81 vs 41) per fare 5 gol (uno in meno del suo record personale) con la maglia giallorossa.

Discorso differente per Roger Ibanez. Giocatore compreso inizialmente dal solo Petrachi, quando anche all'Atalanta era ancora un oggetto misterioso, finalmente sta trovando continuità e sicurezza. Il numero 3 giallorosso è uno dei 'top marcatori' della Roma, con tre gol stagionali all'attivo, ultimo quello contro lo Spezia. Una freccia in più all'arco di Mourinho.

Simone Biondi