Stekelenburg, la roccia di Haarlem

di Redazione, @forzaroma

(di Alessio Nardo) Lascia alle sue spalle un passato importante ma incompleto. Maarten Stekelenburg vede aprirsi le porte del futuro: c’è l’Italia, c’è la Roma, c’è un primato da festeggiare.

Mai, prima d’ora, i colori giallorossi erano stati indossati da un calciatore olandese. Vani i tentativi del passato di portare a Trigoria campioni del calibro di Seedorf, Davids, Kluivert. Il primo ‘orange’ dell’era romanista porta il nome della roccia di Haarlem, classe 1982, vice campione del mondo nel 2010 in Sudafrica e facente parte della lunga lista dei gioielli scovati dal fulgido vivaio dell’Ajax.

‘Steke’ fa il suo ingresso nelle giovanili del club di Amsterdam all’età di 15 anni, per poi affacciarsi a 19 ai margini della prima squadra. Un percorso lungo e duro, prima di saggiare l’emozione del palcoscenico più importante. I primi anni duemila, un tecnico di forte personalità (Ronald ‘Rambo’ Koeman) e una ‘doppia’ scomoda concorrenza: il croato Joey Diduliça, oggi vice dell’argentino Romero all’AZ Alkmaar, e quel Bogdan Lobont che sta per rincontrare a Trigoria, all’epoca funambolico ‘gatto’ tra i pali biancorossi. Difficile emergere al fianco di due tipetti del genere, ma la classe (com’è noto dire) non è acqua.

La prima apparizione ufficiale di Stekelenburg in maglia Ajax avviene l’11 agosto 2002 in occasione della Johan Cruijff Schaal (la Supercoppa d’Olanda) ed è un trionfo: 3-1 al fortissimo PSV Eindhoven di Guus Hiddink. Una settimana più tardi, Maarten debutta in campionato, collezionando un totale di 9 presenze nella stagione 2002-2003 (10 nella successiva). Non è un Ajax qualsiasi. E’ l’Ajax stellare di Maxwell, Van der Vaart, Sneijder, De Jong, Litmanen, Ibrahimovic e capitan Chivu. La squadra, per intenderci, che contende al Milan sino all’ultimo istante del doppio confronto (gol decisivo di Tomasson al 91′) la qualificazione alle semifinali di Champions League.

Il giovane Stekelenburg osserva e impara, guadagnando nei mesi la fiducia di tutti. Agli albori della stagione 2004-2005 ottiene il posto da titolare, ma un brutto infortunio lo costringe a sole 11 presenze stagionali. Nulla, tuttavia, è compromesso: Maarten diviene a tutti gli effetti il nuovo guardiano dell’Ajax nel 2005, sino ai giorni d’oggi. Il definitivo bilancio del suo decennio trascorso ad Amsterdam è assolutamente positivo: due titoli nazionali, tre Coppe d’Olanda e quattro Supercoppe, per un totale di 191 presenze in Eredivisie. Dal 2004 (esordio il 3 settembre nel 3-0 al Liechtenstein) fa parte del giro della nazionale olandese, partecipando in qualità di ‘vice’ Van der Sar ai mondiali tedeschi del 2006 e agli Europei di Austria e Svizzera del 2008.

Da tre anni è il fido scudiero ‘orange’, uomo prediletto del ct Bert Van Maarwijk. Quel bolide ravvicinato di Andres Iniesta a Johannesburg dell’11 luglio 2010 resta un ricordo amaro, triste, incancellabile. ‘Steke’ vuol riscattarsi passando per la Roma, la sua nuova dimora. Stimoli, voglia d’imporsi e celebrare il definitivo salto di qualità in una piazza ambiziosa ed esigente (soprattutto con i portieri..). Troverà Totti, De Rossi, Perrotta (tre che il mondiale l’hanno vinto…) Luis Enrique, un progetto intrigante e quel Bogdan Lobont maestro dei primi anni, sua riserva nei successivi e nei futuri. Gli strani giri della vita e del calcio.

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