Senatori in crisi

di finconsadmin

(di Alessio Nardo) Dietro la debacle di Palermo c’? un mondo, un’eterna storia di occasioni mancate. C’? l’essenza della Roma, anche di questa Roma versione 2012-2013. Un gruppo che da agosto ad oggi non ? mai stato carne, n? pesce. Ha illuso, regalato sprazzi di buon calcio, dato l’idea di crescere. Poi, all’atto del dunque, ? caduto. Con puntualit? svizzera. Dietro Palermo c’? la storia di un collettivo certamente unito, composto da bravi ragazzi e persone oneste. Quel che manca ? il sano furore, la mentalit? vincente, la voglia di entrare in campo e sbranare (sportivamente parlando) l’avversario. I dirigenti avranno le loro colpe, i due allenatori (prima Zeman, poi Andreazzoli) anche. Ma i calciatori, di cosa avranno mai bisogno per dare di pi?? Impossibile prendersela con i giovanissimi, anzi. In difesa, la presenza di Marquinhos ? indispensabile. A centrocampo, l’unico in grado di dar qualit? e accendere la luce ? Miralem Pjanic. E in attacco, fino a prova contraria, il pi? prolifico ? Lamela (tredici gol in campionato ad appena 20 anni). Chi manca all’appello? I senatori, con qualche eccezione. Ovviamente Totti, negativo al ‘Barbera’ ma brillante e determinante nelle precedenti gare. E il buon Perrotta, utile gregario. Gli altri? Non pervenuti o quasi. Rendimento tra il 5 e il 6, scarsa incidenza a livello di personalit?. Una squadra senza leader e condottieri non pu? andare lontano.

 

STEKELENBURG – Storia di un equlibrio sottilissimo. Di un rapporto con Roma che pian piano sta nascendo (seppur in ritardo), ma che vive sempre sul filo della tensione. C’? un fatto: Stekelenburg il 31 gennaio non era pi? un calciatore giallorosso. Aveva ormai la penna in mano, pronto a firmare col Fulham. Tutto ? sfumato all’ultimo secondo, e il caso ha voluto che due giorni dopo venisse esonerato Zeman, colui che lo aveva messo alla porta, preferendogli tal Mauro Goicoechea. Andreazzoli ha ripreso l’olandese per i capelli, restituendogli la porta romanista. Da Genova a Palermo, Maarten ha reagito, disputando buone gare. Ma a distanza di quasi due anni dal suo acquisto, nessuno pu? definirsi entusiasta. Ci si aspettava ben altro. Un portiere forte, spavaldo, di altissimo lignaggio e grande personalit?. Dopo molti mesi, Stek ancora non parla perfettamente l’italiano e la comunicazione con i compagni della difesa resta approssimativa.

 

BALZARETTI – Il passaggio da Zeman ad Andreazzoli lo ha declassato a ruolo di riserva. Solo 164′ all’attivo su 630′ disponibili. Il terzino ex Juve e Palermo non trova pi? spazio da titolare, ed ha persino perso il posto (almeno momentaneamente) nella lista dei convocati azzurri di Prandelli. Si potrebbe discutere per ore sull’efficacia del suo alter ego Marquinho, nuovo titolare della fascia sinistra giallorossa. Resta il fatto che Balzaretti, nei suoi primi cinque mesi a Roma, non ha acquistato consensi. Ci si aspettava l’esterno rapido, potente ed arrembante di Euro 2012 e delle brillanti annate in rosanero. Quello “ammirato” ? invece un calciatore confusionario, goffo e impreciso in fase d’appoggio. I cross indovinati? Forse un paio in tutto il campionato. Tra le delusioni pi? cocenti dell’intera stagione.

 

BURDISSO – Se Balzaretti con Andreazzoli ha perso il posto, Nicolas Burdisso ha ritrovato lo spazio che Zdenek Zeman gli aveva negato. Sempre presente nelle ultime sette gare, senza saltare nemmeno un minuto. Il problema? Il rendimento, a dir poco scadente. Il difensore argentino ? il lontano parente del feroce guerriero dell’era Ranieri. Quel centrale puntuale e impeccabile che piacque a tutti, ergendosi a pedina indispensabile della difesa romanista. L’attenuante? Il grave infortunio al ginocchio del novembre 2011. Dal giorno del rientro, il Bandito non ? pi? lui. Legnoso, in affanno e in crisi contro qualsiasi avversario. Da punto di forza ad anello pi? debole del reparto, il tutto in pochi mesi. Un’involuzione inattesa, che mette a costante repentaglio la sicurezza difensiva della Roma.

 

DE ROSSI – Un caso da trattare a fondo. Un romanzo di capitoli noti e meno noti, di chiacchiericci e storie nascoste, di allusioni e ingiurie. Da tempo, il feeling tra De Rossi e l’ambiente Roma si ? notevolmente raffreddato. Difficile dire con esattezza perch? si ? arrivati a questo punto. Vuoi per il difficile rapporto tra Daniele e Zeman, che ha in parte guastato l’immagine di DDR agli occhi dei devoti del boemo. Vuoi anche per una serie di prestazioni (sempre pi? frequenti) non da De Rossi. Il tifoso romanista, negli anni, da Capello a Spalletti, si ? abituato bene. Ha avuto sotto gli occhi l’essenza del centrocampista completo. Di qualit? e di quantit?, di carattere e personalit?. Un fenomeno che ingolosiva mezza Europa. Dal Real al City, passando per Milan e PSG. Un campione che non vediamo pi?. De Rossi c’?, ma ? un altro. Sbaglia tanto, sbaglia troppo. Non incide, non si fa sentire. Non urla, non carica, si limita al compitino da gregario, quando (per storia e curriculum) dovrebbe essere un protagonista. Cercasi leader disperso.

 

OSVALDO – Dalle note dolenti a quelle dolentissime. Gi?, perch? in questo caso si entra in una sfera ancor pi? complessa. Dove contano gli umori della piazza, uniti al carattere difficile del soggetto in questione. Osvaldo ? sempre stato un tipo esuberante, originale. Uno di quelli da odiare o amare, senza mezze misure, che il popolo giallorosso pu? idolatrare e in breve tempo contestare. La storia di M?nez e Vucinic si sta ripetendo con l’italoargentino. Gran talento, ottime potenzialit?. Ma anche indolenza, strafottenza, discontinuit?, arroganza. Prerogative che ne fanno un calciatore incompiuto. In questa stagione ? andato bene, soprattutto con Zeman, realizzando 11 gol in campionato ed uno in Coppa Italia. Poi, dal 27 gennaio, si ? totalmente eclissato.?Per molti ha gi? la testa altrove. Sta di fatto che la Roma, da due mesi, ? orfana dei gol del suo centravanti principe.

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