Rudi Garcia dalla A alla Z

di finconsadmin

(di Mirko Porcari) – Tornando indietro, c’è da sorridere. Storie di un’estate sul filo del rasoio, scivolata via tra i dubbi di Mazzarri e il voltafaccia di Allegri: istantanee dalla Roma del post Coppa Italia, macerie fumose di una squadra sull’orlo di una crisi di nervi, alla ricerca disperata di una guida in grado di offrire una speranza al popolo giallorosso.

Il colpo di scena, nel vuoto della panchina, è un francese dagli occhi di ghiaccio: passato da scoprire e futuro da costruire, poche parole tra le spine di una delusione difficile da superare. Rudi Garcia e la Roma, un giro immenso durato tre anni: in corsa con Luis Enrique, alle spalle di Zeman, l’ex Lille ha trovato la strada giusta grazie alla collaborazione di Sabatini e Pallotta, artefici di un matrimonio intriso di interrogativi.

È bastato poco per capire lo spessore dell’uomo e del professionista, sei mesi vissuti ad altissima velocità tra record e moti d’orgoglio: dietro la rinascita della Roma c’è tanto di Garcia, sintesi perfetta dello psicologo che conosce il calcio, capace di ridare un’anima ad un gruppo svuotato di ambizioni e motivazioni. Dalla A alla Z, ecco il puzzle che ha regalato ai romanisti un nuovo idolo:

 

 

A come Avventura. Scudo, spada e una corazza tutta nuova: partito alla scoperta di un altro mondo calcistico, Rudi Garcia ha accettato di buon grado il salto verso l’ignoto, un’avventura che ha assunto i contorni di una vera e propria missione con l’obiettivo di stupire seguendo la propria filosofia.

 

 

B come Balzaretti. Il pianto del bambino sulla fascia sinistra, una fenice che rinasce dopo i dolori di un anno infernale. Il gol al derby, zenit di un cammino cominciato nel pantano dell’anonimato e giunto ai piedi della Curva Sud: calciatore riscoperto, anello di una catena difensiva impenetrabile fatta di concretezza e semplicità. Il 2014 lo rivedrà di nuovo protagonista, pronto a riprendere la strada interrotta a causa della pubalgia.

 

 

C come Chiesa. Al centro del villaggio, nel cuore di Roma. È la frase più celebre di Garcia che ha portato un po’ della campagna di Nemours tra le imponenti mura della Capitale: rimesse le cose al loro posto, con la Lazio ridimensionata dopo la sconfitta nel derby, la Roma ha continuato a stupire seguendo la filosofia calcistica dell’allenatore francese.

 

 

D come De Rossi. Il dubbio amletico sotto il sole estivo: è bastato poco al centrocampista giallorosso per riscoprire l’amore di un popolo e la bellezza di colori dipinti sulla pelle. Abbracciato dal progetto di Garcia, De Rossi ha respinto le sirene inglesi, puntando forte sulla rivincita della sua Roma. Nel gol a Livorno c’è tutta la grandezza di un campione ritrovato.

 

 

E come Équipe. Il quotidiano, sì, ma soprattutto la squadra. Celebrazioni provenienti da oltralpe che si intrecciano con la costruzione di un gruppo perfetto: è la squadra di Garcia, c’è poco da aggiungere.

 

 

F come Francesco. Totti, ovviamente. Leader dentro e fuori, il Capitano ha conquistato Garcia con i fatti più che con le parole: lui è il calcio, è bastato poco al francese per scoprirlo.

 

 

G come Gioco. A tratti entusiasmante, la Roma ha messo in campo un gioco che ha stregato tutti gli addetti ai lavori: chimica perfetta e giocatori giusti, l’amalgama per un calcio votato all’attacco e propedeutico allo spettacolo.

 

 

H come Habilité. Nel Bignami del perfetto allenatore, ci sono termini che la fanno da padrone: l’abilità abbraccia ogni ambito del lavoro quotidiano, crescendo e migliorando grazie all’applicazione dei calciatori ed al talento che il francese non ha mai provato a soffocare.

 

 

I come Impegno. Asse portante nel Garcia-pensiero, l’impegno mostrato dai calciatori in questa prima parte di campionato ha lasciato a bocca aperta gran parte del popolo romanista: abituati a cali di tensione improvvisi e “colpi di testa” inspiegabili, i tifosi hanno potuto apprezzare una cultura del lavoro entrata a far parte del dna della squadra.

 

 

 

L come Lazio. Rivalità appena sfiorata, Rudi Garcia pensa in grande: poco peso a chi sta dietro, meglio guardare solamente a chi sta davanti e che rappresenta la vera minaccia alla crescita definitiva della Roma.

 

 

 

M come Mediana. Uno dei segreti di questa Roma è il centrocampo, composto da elementi di livello mondiale: Garcia ha fatto poco, giusto il minimo indispensabile perché Strootman, De Rossi e Pjanic si integrassero alla perfezione. Di questi tempi non è una cosa trascurabile…

 

 

 

N come Normalità. È una notizia quando si parla di Roma: dopo tre anni di assoluto caos, la “pax” stabilita da Rudi Garcia ha dato respiro al mondo giallorosso. E in campo si vedono i risultati.

 

 

O come Offerte. In Francia se lo coccolano ed i giornali non hanno tardato a scrivere di offerte principesche da parte del Psg: Rudi Garcia glissa, sorridendo sornione a chi gli chiede quale sarà il suo futuro, a noi basta solo la rassicurazione che ormai dà sempre. “Resto alla Roma”. Amen.

 

 

P come Pallotta. James ha rivendicato la scelta di Rudi Garcia e la chiacchierata newyorkese ha consegnato alla Roma l’uomo giusto al momento giusto. Se solo avessero parlato qualche anno fa…

 

 

Q come Qualità. Ad ognuno il suo: abbandonati gli esperimenti, accantonata la voglia di stupire con scelte incomprensibili, Rudi Garcia ha capito quali fossero le qualità di ogni elemento a sua disposizione ed in base alle valutazioni ha permesso ai calciatori di esprimersi al meglio.

 

 

R come Record. Celebrato dalla stampa di tutto il mondo, il record giallorosso restarà scolpito per sempre negli annali del calcio.

 

 

S come Scudetto. Parola impronunciabile in pubblico ma accarezzata nell’intimità dello spogliatoio: la lotta sarà dura ma c’è da scommettere sulla tenacità con cui tecnico e calciatori rimarranno aggrappati alla grandezza di questo sogno.

 

 

T come Torino. Sponda bianconera, ovviamente. È il 5 gennaio, data scolpita nel calendario di Trigoria e sottolineata con tutti i colori: la sfida è arrivata ad un punto di svolta, lo Juventus Stadium svelerà molto delle ambizioni stagionali.

 

 

U come Urlo. Quello della Sud. Richiesto, invocato e assaporato: le prime giornate ci hanno regalato tante immagini di Garcia intento a scrutare i propri tifosi, riconosciuti quale parte integrante di un meccanismo quasi perfetto e sempre più importanti nel cuore del progetto romanista.

 

 

V come Vittoria. È il punto di arrivo per tutto quanto, la meta finale del percorso quotidiano costruito con i calciatori. “Andare ovunque per vincere”, il motto di Garcia, poco incline ai calcoli sugli avversari ma molto pragmatico quando si tratta dei propri ragazzi.

 

 

W come Wenger. Garcia ancora lo ringrazia per aver avallato la cessione di Gervinho. E noi con lui.

 

 

Z come Zero. Le sconfitte sotto la sua gestione. È bello essere sempre ai primissimi posti nelle classifiche europee delle squadre migliori, l’imbattibilità è un bene da conservare e da custodire, sarà importante ricordarlo anche nel big match contro la Juventus.

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