Roma, il branco è più forte. Con la panchina d’oro Di Francesco gode

Per i giallorossi ieri in panchina c’erano 127 milioni di euro. In campo ne sono entrati 90, più del costo delle riserve che aveva all’esordio un anno fa. Una crescita netta, un potenziale pazzesco

di Valerio Salviani, @vale_salviani

La forza del branco è il lupo, la forza del lupo è il branco. Frasi che a volte sembrano messe li per fare scena, e altre volte invece sono fatti. Perché è un fatto che la Roma ha praticamente due squadre, ed è certo che ieri la partita con il Torino l’ha risolta sì una prodezza dell’unico ed inimitabile Edin Dzeko, ma a cambiarla è stata la panchina. E allora 12 giocatori nuovi non sembrano più così tanti, ma sono un arsenale per Di Francesco che si ritrova a poter pescare dal mazzo sempre (o quasi) la carta che gli serve per fare la differenza.

PANCHINA D’ORO – La Roma ha speso quest’anno 140 milioni per i suoi acquisti. Un investimento che l’ha messa sul podio d’Europa, terza dopo Juventus e Liverpool, propiziato soprattutto dalle cessioni di Alisson e Nainggolan che hanno portato in dote 110 milioni. Soldi rinvestiti per creare una squadra completa, che si può permettere di lasciare in panchina 137 milioni di euro, escludendo i bonus che arrivano circa a 30 milioni. Contando poi Nzonzi e Perotti, rimasti a casa per motivi diversi, si sfiorano i 180 milioni di euro. Una vera e propria panchina d’oro, e se è vero (come è vero) che il calcio non è una scienza perfetta e i numeri lasciano il tempo che trovano senza un trofeo, deve essere vero anche che con una base così la Roma è per diritto acquisito tra le big d’Europa. Restando sui numeri, è incredibile la crescita rispetto ad un anno fa, quando nella prima di campionato contro l’Atalanta il costo della panchina era inferiore agli 80 milioni. Chiamatelo effetto Monchi. Mancava ancora Schick, arrivato poco dopo e che resta il giocatore più pagato della storia della Roma. Ieri con i 3 cambi Di Francesco ha messo in campo 90 milioni e i risultati si sono visti. Cristante ha portato in campo dinamismo in un momento in cui la squadra stava facendo fatica, Schick si è visto poco ma è stato decisivo liberando Dzeko di un uomo in area sul gol e Kluivert ha spaccato la partita in due e ha fornito l’assist decisivo. Con un potenziale così l’unico a fare fatica sarà Di Francesco, che dovrà pensare bene a ogni cambio per non lasciare fuori volta per volta il possibile man of the match. Non un problema, ma una sfida. “Mi piace avere dei dubbi” aveva detto il tecnico. Durante la stagione ne avrà tanti.

JUVE A UN PASSO – Nelle griglie precampionato la Roma è rimasta tra le snobbate, eppure alla prima ha già dimostrato di essere più pronta dell’Inter, che è considerata la vera antagonista della Juventus. E se anche qua ne facciamo un discorso di ampiezza della rosa, il paragone diventa quasi irriverente. Non ce ne vogliano i vari Gagliardini, Ranocchia, Candreva, Karamoh e Borja Valero, ma le soluzioni alternative per Spalletti al livello dei titolari sono poche. Un’ampiezza come i giallorossi la può vantare, ovviamente, la Juventus, ancora inarrivabile in attacco (6 giocatori che sarebbe titolari praticamente ovunque in Serie A), ma che a centrocampo è forse più corta della squadra di Di Francesco. Il campionato è appena iniziato, parlerà il campo, ma se il buongiorno si vede dal mattino…

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