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Nela: “E’ giusto che l’allenatore abbia uno sfogo e che si possa arrabbiare”

Nela: “E’ giusto che l’allenatore abbia uno sfogo e che si possa arrabbiare”

Le parole dell'ex giocatore giallorosso: "Sono arrabbiato perché passano gli anni e non succede niente, non si riesce mai a vincere"

Redazione

Sebino Nela è intervenuto ai microfoni di Centro Suono Sport durante la trasmissione "Te la do io Tokyo". Ecco le sue parole:

"Mourinho vuole mandare dei messaggi e lo fa con tutti dappertutto. E’ giusto che l’allenatore abbia uno sfogo, che si possa arrabbiare o mandare dei messaggi. Poi sono i giocatori che devono guardarsi dentro, dopo la partita loro lo sanno se hanno messo tutto e si sono impegnati. La cosa che non va bene è non avere i senatori, i ‘vecchi’ nello spogliatoio, che fanno sì che il gruppo possa rendere. E sono due cose diverse gruppo e squadra. Il gruppo può essere fatto di amici, che vanno a cena e a pranzo insieme. La squadra deve essere fatta di giocatori bravi, che hanno un ruolo e devono giocare al massimo e raggiungere un obiettivo. E io preferisco la squadra. La figura di club manager può servire, come magari è stato Peruzzi alla Lazio, ma dipende che persone hai, chi è il presidente o se c’è bisogno di questo ruolo. Se fossi stato io questo club manager, con l’allenatore che ha questo sfogo nello spogliatoio, una volta usciti mi avvicino a tutti e gli parlo uno a uno. Non dobbiamo essere nemici dell’allenatore perché ha avuto questo sfogo nello spogliatoio. Poi i calciatori vanno sempre a caccia di consenso, vogliono essere coccolati. Poi decide sempre Mourinho, magari ce l’ha già questa figura".

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Sui Friedkin e il silenzio: “Forse è una strategia loro, preferiscono il profilo basso e non vogliono farsi condizionare dalla piazza. Pinto ha parlato qualche volta, poi la comunicazione pre e post la fa l’allenatore. Se continuano così evidentemente ai Friedkin sta bene, non hanno la necessità di parlare. Essendo quotate in Borsa i club vengono chiamati aziende, ma sono aziende anomale perché ti porti dietro il popolo. E devi rendere conto anche a un tifo, centinaia di migliaia di persone, uno sforzo in più penso si possa fare. In questa città poi basta poco, la gente si è innamorata di gente che aveva due piedi sinistri. Vogliono vedere gente che si impegna, attaccati alla maglia, poi puoi essere forte o no. Fa parte anche questo dell’azienda, quindi qualcosa di diverso si potrebbe fare.

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aspetto tattico viene dopo. Lui è uno di quelli che come Allegri ti dice che non gliene frega niente di giocare bene. Ha sempre lavorato con grandi giocatori e grandi uomini. Vuole trasferire tutto sul campo. A me lui sta bene, lo conosco. Mi interessa però sapere se la proprietà può mettere a disposizione di Mourinho quel tipo di giocatori".

I tanti cross sbagliati da Karsdorp? "Fa parte del lavoro di un allenatore. Poi il grado di apprendimento di un calciatore è fondamentale, si può migliorare. I senatori mi hanno insegnato a giocare a calcio e stare in campo, della serie ‘A me sei gol non li fai’, oppure ‘Sto vincendo 3-0 e qui non ti avvicini’. Oggi i giocatori si sentono già arrivati e neanche ti ascoltano. Io per un anno non ho parlato con nessuno, c’erano i veterani che parlavano".