Montella e la Roma, una storia lunga dodici anni

di finconsadmin

(di Alessio Nardo) Non c’è ancora l’ufficialità, ma Vincenzo Montella è ormai tagliato fuori dalla corsa alla futura panchina giallorossa. Il nuovo tecnico sarà molto probabilmente il 41enne spagnolo Luis Enrique, in netto vantaggio su Didier Deschamps.

A Topgun va un plauso per l’onesto (e difficile) lavoro svolto da febbraio ad oggi, in sostituzione del dimissionario Claudio Ranieri. Non è arrivato il quarto posto e nemmeno il decimo trionfo in Coppa Italia (con stella annessa), ma poco si può rimproverare all’Aeroplanino, alle prese con un gruppo di giocatori logoro e spento. Si sta dunque per chiudere un lungo periodo della vita sportiva di Montella: 12 anni di legame contrattuale con la Roma. Tanti, davvero tanti. Belli, intensi, talvolta difficili, con alla base un solido rapporto di stima e fiducia reciproca con la tifoseria. I grandi, d’altronde, non si dimenticano e restano intoccabili.

GLI ANNI DELLA GLORIA – Vincenzino fu forse il primo straordinario colpo di mercato dell’era Franco Sensi. Nell’estate del 1999 il presidentissimo riuscì a strapparlo alla Sampdoria appena retrocessa per 50 miliardi di lire. 18 gol il primo anno, 26 complessivi nelle successive due stagioni. La gloriosa era Capello (con il quale Montella ebbe duri momenti di scontro) si tinse di tricolore il 17 giugno 2001: nel celebre 3-1 al Parma, Topgun andò a segno per il provvisorio raddoppio, con successivo ‘volo’ sotto la Sud. Il campione di Pomigliano d’Arco mise la sua firma anche sul secondo trofeo capelliano: la Supercoppa Italiana, conquistata all’Olimpico il 19 agosto contro la Fiorentina. Anche stavolta Montella realizzò il momentaneo 2-0, dopo la ‘perla’ di Candela e prima del tris di Francesco Totti. Di quel periodo magico come dimenticare le prelibatezze sfornate nei derby: tre gol nella stagione 1999-2000 (due all’andata, uno al ritorno), addrittura quattro nella leggendaria stracittadina del 10 marzo 2002: 5-1, poker planetario, Nesta in bambola e il povero Peruzzi costretto a raccoglier palloni su palloni in fondo al sacco.

IL DECLINO – Le grandissime stagioni in maglia giallorossa valsero a Montella l’ingresso in pianta stabile in nazionale: la doppietta del 27 marzo 2002 contro l’Inghilterra all’Elland Road (vittoria per 2-1 dell’Italia) convinse Giovanni Trapattoni a convocarlo per i mondiali di Corea e Giappone. Non fu un’avventura esaltante per gli azzurri, eliminati agli ottavi dalla Corea del Sud. Nemmeno per Montella, semplice spettatore del torneo (dalla panchina). I successivi anni furono assai complicati. Solo nove gol nella stagione 2002-2003, cinque nel 2003-2004. Problemi fisici a go go, travagliate vicende familiari, un lento e graduale declino. Fino all’exploit del campionato 2004-2005: 21 reti, travolgente resurrezione nel tragico anno dei quattro allenatori. Dall’arrivo di Spalletti, riecco i problemi fisici (alla schiena in particolare): poche presenze e sole quattro reti all’attivo in campionato sino a gennaio 2007, quando (dopo otto anni) Vincenzino si tolse per la prima volta di dosso la maglia giallorossa. Qualche mese al Fulham in prestito senza gloria, poi il ritorno per un anno alla Sampdoria. Sino all’ultima stagione da calciatore professionista (2008-2009), di nuovo alla Roma: 12 apparizioni, zero gol.

L’ATTERRAGGIO IN PANCHINA – Nel luglio del 2009 Montella si ritira dall’attività agonistica, rinunciando all’ultimo anno di contratto con la Roma. Nuovi orizzonti, nuovi stimoli: la panchina, l’ingresso nel settore giovanile giallorosso. Alla guida dei Giovanissimi, Vincenzo sfiora subito il tricolore perdendo la finale scudetto contro il Milan. L’avventura prosegue sino al 21 febbraio 2011, quando viene scelto da Rosella Sensi per guidare la prima squadra dopo le dimissioni di Claudio Ranieri. Montella eredita un collettivo sull’orlo del baratro e lo risolleva parzialmente: 7 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte. Il quarto posto, obiettivo fondamentale, tuttavia non viene centrato, e anche in Champions League (0-3 negli ottavi di ritorno contro lo Shakhtar) e in Coppa Italia (eliminazione in semifinale ad opera dell’Inter) non arrivano risultati lusinghieri. Da qui la decisione della coppia Baldini-Sabatini di puntare su altre figure, ringraziando e salutando il caro vecchio Aeroplanino. Il quale non resterà a spasso: Catania, Siena e Lecce sono già sulle sue tracce, pronte a puntare sulla freschezza di un allenatore giovane e rampante. La lunga storia con la Roma sta per finire. Comunque vada, buona fortuna Vincenzino.

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