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Mercato, personalità e feeling con Mourinho: questa non è una Roma di “bastardi”

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La squadra non è stata rinforzata così tanto, manca la leadership e l’allenatore fatica ad adattarsi ad un gruppo che non ha campioni. Ma la strada da seguire è una sola: quella di José

Roberta Moli

Nove sconfitte in 21 partite, un girone di Conference League che doveva essere una passeggiata e invece è diventato un’agonia (con la vergogna di Bodo in mezzo) e un mercato estivo appena sufficiente. Di reazione, certo, dopo il ko di Spinazzola e la cessione di Dzeko, con Abraham come fiore all’occhiello, ma in ogni caso lontano da quelle che erano le promesse, e le premesse, iniziali. Adesso, a gennaio, Pinto sta correndo ai ripari: è arrivato Maitland-Niles, quantomeno un’alternativa a Karsdorp, e sta per arrivare Sergio Oliveira, che corrisponde a quel profilo psicologico che Mou cerca per la Roma. Personalità, ancora prima che tecnica. La sua rivoluzione passa prima dal cervello e poi dai piedi. Anche se, rispetto a quello che tutti pensavano, fuori e soprattutto dentro Trigoria, il cammino è più lungo e tortuoso del previsto.

"Non è una squadra di bastardi"

Per prima cosa la Roma è una squadra con poca personalità. Lo dice il suo allenatore, che pure ne ha da vendere. RuiPatricio, Pellegrini, Smalling, Abraham, forse Mancini: sono questi i giocatori con cui Mourinho andrebbe in guerra. Lui stravede per lo spogliatoio a livello umano, lo ha detto più volte, ma il calcio, come lo intende José, è un’altra cosa. E tornano alla mente le parole dette al Tottenham e ben chiare nelle serie “All or nothing”: “I bravi ragazzi vincono le partite, i bastardi vincono i campionati”. Ecco, nella sua Roma (che non è che vinca tutte le partite, anzi), ci sono troppi bravi ragazzi.

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Cosa chiede Mourinho sul mercato

Per questo, dal mercato, ora e a giugno, Mou chiede solo una cosa: personalità e qualità. Lo ripete ogni volta che parla, per portare la squadra al suo livello. Se la Roma restasse fuori dall’Europa sarebbe certamente più difficile, ma i Friedkin hanno dimostrato di non aver paura di investire. Anche se persino loro pensavano che, con un allenatore del genere, la squadra migliorasse i risultati di un anno fa con Fonseca. E invece, ad ora, la strada è la stessa, se non peggiore. Il feeling con Mourinho, quell’empatia di cui il tecnico parla spesso, per adesso non sembra esplosa e i difetti sembrano gli stessi della scorsa stagione, peggiorati dal fatto che con un allenatore così in panchina la frustrazione è maggiore. La differenza la fa strada da seguire: lo scorso anno bisognava cambiare guida tecnica e ripartire da capo, ora c’è solo una via. Seguire Josè e sperare che la società assecondi le sue idee e le sue necessità.