Lo Stadio della Roma pronto per il 2016. Fenucci: “Il nome sarà legato a uno sponsor”

di Marco Cruciani, @marconintytwo

(di Marco Cruciani) Il nuovo stadio della Roma sorgerà a Tor di Valle e sarà inaugurato nella stagione sportiva 2015-16. Almeno questo è nelle intenzioni della società americana intenta a costruire un impianto di circa sessanta mila posti, che verrà finanziato dai privati. Questo tipo di capienza permetterà al nuovo stadio di essere preso in considerazione per ospitare manifestazioni di primo piano quale la finale di Champions League.

 

Sono questi i punti principali emersi durante la conferenza stampa d’annuncio dell’area in cui nascerà la nuova casa della Roma, destinata a prendere il posto dello stadio Olimpico.

”Questo e’ un giorno incredibile per noi e per tutti i tifosi della Roma nel mondo – ha spiegato il presidente, James Pallotta, in collegamento da Orlando, dove la squadra di Zeman si trova per la tournèe invernale – Tutto questo è parte del progetto più ampio di rendere la Roma un club competitivo a livelli europei a lungo termine. E’ stato un processo lungo (sono state analizzate più di 100 aree dall’advisor Cushman & Wakefield, ndr) ma è stato un lavoro ben svolto nel corso dell’ultimo anno, e anche la costruzione dello stadio è un segno di fiducia nell’Italia e nella sua economia.

Spero che Totti segni il primo gol nel nuovo stadio – ha quindi aggiunto il businessman di Boston, che però per vedere ancora il capitano in campo tra 4 anni dovrà necessariamente rinnovargli il contratto (che scade nel 2014) – Siamo stati molto fortunati ad incontrare un partner così speciale col quale intendiamo mantenere un rapporto che duri il più a lungo possibile”.

Il commento di Francesco Totti, alle dichiarazioni del presidente Pallotta non si è fatto attendere. Il capitano più che pensare a quando e se segnerà il primo gol nel nuovo impianto, si augura che vengano rispettati i tempi stabiliti per la costruzione in modo tale di poter calcare il nuovo terreno prima del suo addio al calcio.

Penso sia doveroso avere uno stadio di proprietà, i nostri tifosi lo meritano per centrare obiettivi importanti – le parole del numero 10 – A nome della città di Roma voglio fare un ringraziamento speciale per questo sogno che tutti i tifosi aspettano di realizzare da tempo”.

 

Il partner citato dal presidente Pallota è il costruttore Luca Parnasi, proprietario dei terreni su cui verrà costruito lo stadio, e anche lui in Florida per firmare il memorandum of understanding del progetto. ”Questo progetto e’ di importanza vitale per Roma – ha sottolineato Parnasi – Sarà un simbolo dell’architettura della città nei prossimi anni. Oltre mille persone saranno impiegate per 24 mesi e quindi si avranno dei risvolti professionali importanti”.

 

Il progetto, invece, sarà affidato all’architetto americano Dan Meis, ma al momento non è ancora stato presentato. Meis non è una ‘new entry’ nell’ambito sportivo, anzi nel suo curriculum figura la prestigiosa progettazione dello stadio dei Dallas Cowboys di football.

”Il business plan sarà fatto a breve – ha spiegato l’ad della Roma, Claudio Fenucci, presente a Trigoria insieme al sindaco, Gianni Alemanno – Per quanto riguarda i costi siamo in una fase embrionale, solitamente sono stimati dai tremila ai seimila euro a posto (intorno ai 300 milioni di euro).

Il nome? Tra le varie fonti di finanziamento si può cedere il naming rights dello stadio. E’ una strada che esploreremo anche per avvicinare investitori terzi”. Sui tempi, Fenucci ha poi ammesso che ”sono stretti, ambiziosi, ma e’ una opportunità per tutti. Siamo convinti di poterli rispettare anche senza legge sugli stadi. Parte dell’area, poi, diventerà di proprietà della Roma”.

 

In collegamento da Trigoria non nasconde la sua soddisfazione il sindaco Gianni Alemanno, che usa parte importanti per questo progetto.

‘Sarei venuto anche a piedi dall’altra parte d’Italia per questo progetto. Ovviamente ci sono delle valutazione da fare e sono quelle riguardanti la tutela ambientale con l’ansa del Tevere, il potenziamento delle infrastrutture su rotaia e su gomma e la chiusura del depuratore. Come tempi è un progetto ambizioso, ma fattibile. Noi contiamo di metterci sei mesi per il progetto, un anno, o otto mesi se viene approvata la legge sugli stadi, per quel che riguarda le autorizzazioni, due anni per costruirlo. La città e il pubblico -prosegue il primo cittadino- non ci mettono un euro anzi ci guadagnano perché ci sarà un contributo straordinario in più che viene destinato a tutta la città per opere di urbanizzazione, viarie e stazioni”

 

L’IMPORTANZA DEL ‘NAMING RIGHTS’ – Le pronunciate dall’ad giallorosso Claudio Fenucci hanno riaperto un tema di primaria importanza. Il nome dello stadio e la sua possibilità di essere legato ad un partner commerciale. In questo caso difficilmente le esigenze della società si sposeranno con la tradizione, o al massimo verrà utilizzato il  ‘doppio nome’ che prova ad accontentare tutti. Tralasciando l’esperienza dello Juventus Stadium, dopo circa un anno i bianconeri non hanno ancora trovato uno sponsor interessato, il confronto con le esperienze estere appare infatti disarmante.

A primo impatto, il nome che viene in mente è quello dello stadio di Manchester, sponda City, da anni ormai conosciuto come ‘Etihad Stadium’. Ma non è l’unico esempio. In Germania quasi tutti gli impianti nati per il Mondiale del 2006 sono infatti ‘brandizzati’:

Veltins Arena (Schalke 04), Signal Iduna (Borussia Dortmund), AWD Arena (Hannover), Mercedes Benz Arena (Stoccarda), Allianz Arena (Bayern Monaco) e Volkswagen Arena (Wolfsburg).

 

Per capire l’importanza del ‘naming rights’ basta osservare l’esempio dell’Allianz Arena di Monaco di Baviera. Premettendo che sia i regolamenti FIFA che quelli UEFA non prevedano accordi di questo tipo (è per questo che in occasione delle gare Champions lo stadio prende il nome di Fußball Arena München mentre il lettering viene spento), Bayern e Monaco 1860 hanno venduto i diritti sul loro nome per 30 anni a circa 80 milioni. Il 25% della somma versata dai due club bavaresi per costruire l’impianto.

Ma torniamo in Inghilterra. L’Arsenal dopo aver lasciato il vecchio impianto di Highbury, si è trasferita nell’Emirates Stadium, struttura progettata dal futuro architetto giallorosso Dan Meis. Nel 2006 infatti i ‘Gunners’ hanno raggiunto con la compagnia aerea ‘Emirates Airline’ l’accordo di sponsorizzazione più ricco nella storia del calcio inglese. Con circa 100 milioni di sterline, la compagnia aerea degli Emirati Arabi infatti si è assicurata, oltre alla normale attività di sponsorizzazione delle maglie, anche il diritto di intitolarsi il nuovo stadio fino al 2022.

 

 

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