«A 90 anni la Roma è sempre er core mio»

di Redazione, @forzaroma

(La Gazzetta dello Sport – A.Pugliese) – «Ahò, novant’anni so tanti. Ma se ancora ve ricordate de me, vo dì che qualcosa de buono ho fatto davvero» .

Qualcosa? Uno scudetto marchiato a fuoco, il primo della storia della Roma, e ben 174 gol in Serie A (di cui 101 in giallorosso), che gli valgono ancora il 12 ° posto nella classifica dei bomber di sempre. Certo, Totti è 33 gol più su, ma questo alla fine che conta? Amedeo Amadei, er fornaretto, martedì compirà 90 anni, sei più della Roma (che ne ha fatti 84 proprio ieri). E la sua sarà una grande festa. Per un grande uomo.

Amadei, che regalo le piacerebbe avere per martedì?

«La tranquillità dei miei tre figli è già tanto. E mi basta» .

Neanche una piccola richiesta per la Roma?

«Alla Roma sì, qualcosa ce l’ho da chiedere. Che sistemi al più presto la situazione societaria e che torni a dare delle soddisfazioni ai suoi tifosi» .

Qual è il ricordo più bello di questi «primi» 90 anni?

Sicuramente lo scudetto. Avoja che dicono che nel 1942 vincemmo grazie a Mussolini. Fu meraviglioso e in quel campionato giocai

Già, anche se alla Roma lei arrivò in bicicletta.

«Era il 1936 e c’erano i provini. Con un amico prendemmo le biciclette e andammo a Testaccio. Al ritorno bucai e chiesi un passaggio ad un carretto che di solito ci portava il pane al forno. Ma a Frascati le mie sorelle (Adriana e Antonietta, ndr) mi dissero di nascondermi: mio padre era furioso, quel giorno dovevo consegnare il pane» .

E poi cosa successe?

«Che arrivò la lettera della Roma, mi presero subito, ruolo ala destra. Mio padre nicchiò, ma poi mi fece trovare una valigetta nera come augurio» .

Dei suoi 174 gol in Serie A, qual è quello che le è rimasto più impresso?

«A parte quelli con la Roma, fu in un derby Inter-Milan (1949/50, ndr): dopo venti minuti perdevamo 4-1, ma alla fine vincemmo 6-5. E tre pallini glieli ho messi dentro io» .

Già, perché oltre alla Roma lei giocò anche con Inter e Napoli.

«MalaRomaè sempre stata la Roma, è er core mio, ma non poteva più tenermi. All’Inter in due anni guadagnai 10 milioni, soldi che mi servirono per rimettere a posto le mie cose: la guerra mi aveva distrutto casa e forno. A Napoli stetti molto bene: 4 anni da giocatore e 4 da allenatore, vincendo anche il Seminatore d’Oro» .

In Nazionale, però, lei approdò solo quando lasciò il giallorosso. Come mai?

«Beh, anche all’epoca il Nord politicamente pesava. Andavi in Nazionale solo se giocavi con Milan, Inter o Juventus. E forse Bologna o Venezia» .

Se le dico Provvidente cosa le viene in mente?

«Poveraccio, è dovuto scappare. Lo chiamavamo Provolone. Un giorno stava male e Schaeffer disse: non c’è problema, gioca Amadei centravanti. Lì Provvidente (argentino, ndr) ha ripijato la strada per il Sud America» .

Chi sarebbe l’Amadei di oggi?

«Oggi non lo so, ma in passato mi sono rivisto in Bruno Giordano. Anche se è laziale» .

Il suo capitano è stato Di Bartolomei o Francesco Totti?

«Di Bartolomei è stato bravo e importante, questo è fuori ombra di dubbio, Ma Totti gli dà una pista, è un grandissimo, che ha sempre fatto tanto per la Roma. Mi dispiace se viene criticato, ma a volte per non esserlo bisogna anche saper tacere e ponderare quel che si dice» .

Lei è ancora il giocatore più giovane ad aver esordito in Serie A. Le piace la Roma che sta nascendo, quella dei giovani?

«A quel record (15 anni, 9 mesi e 6 giorni, ndr) ci tengo, mi girerebbero le scatole se qualcuno me lo fregasse. La Roma, invece, aspetto di vederla giocare» .

De Rossi deve restare?

«È calato molto, prima non sbagliava quasi niente. Non lo vedo più tranquillo, la pace familiare per i giocatori è tantissimo. A volte è facile andar via di testa» .

Le piace Luis Enrique?

«In questi giorni dicono tutti che sia un ottimo allenatore. Io voglio vedere le partite per giudicarlo. Per ora mi piace che abbia ricreato un clima di gioia intorno alla squadra» .

E la nuova Roma americana?

«Mi sembra che stiano facendo un sacco di chiacchere, qui servono invece fatti concreti. Anche tutti questi problemi tra dirigenti, non vanno bene per una squadra come la Roma, che è la squadra der core» .

Per chiudere, è vero che con Inter e Napoli si rifiutava di giocare contro la Roma?

«E certo. Sono stato sempre chiaro: se la Roma sta messa male, non contate su di me. Sono nato lì, potevo mai ammazzarla?» .

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