Il caso Destro e l’ipocrisia della prova tv

di finconsadmin

(eurosport.yahoo.com) Proviamo per una volta a evitare le partigianerie e le questioni di tifo, limitandoci a discutere della questione relativa alla squalifica di Mattia Destro in quanto tale. In quanto valido esempio della controversa stagione vissuta dal Giudice Sportivo Gianpaolo Tosel. L’attaccante romanista resterà fuori per quattro giornate (una per la squalifica “normale” rimediata per il giallo di Cagliari, quando era in diffida, tre per decisione della giustizia sportiva) e tutto per un intervento su Davide Astori nei confronti dei quali era già stato preso un provvedimento dall’arbitro Massa di Imperia. Ovvero punizione a favore del Cagliari per trattenuta dell’attaccante giallorosso e ammonizione al difensore rossoblù per reazione.

 

Le cose sono andate come segue. Il Procuratore Federale ha segnalato il comportamento di Destro, il Giudice Sportivo ha acquisito le immagini fornite da Sky e ha conseguentemente chiesto chiarimento a Massa. L’arbitro ha dichiarato di non aver visto l’accaduto, avendo sanzionato soltanto un normale fallo di gioco. E, per questo, è potuta scattare la prova tv. Che, come ormai è arcinoto, viene applicata soltanto nei casi in cui il direttore di gara non ha visto un episodio (se invece ha visto ma ha giudicato in modo errato, non c’è santo a cui appellarsi).

 

Non stiamo qui a sciorinarvi il rosario di episodi contestati accaduti in questa stagione perché, come da premessa, non vogliamo prestarci al gioco delle parti. Ma ci limitiamo a sottolineare come il caso Destro sia l’emblema dell’ipocrisia del nostro sistema calcio. Un sistema non governato affatto da una struttura giuridica a tenuta stagna, bensì da una serie di norme pronte a prestarsi a polemiche e ricorsi.

 

Se davvero il sistema fosse a tenuta stagna e si credesse nella prova tv, allora nessuno si indignerebbe (o lo farebbe sapendo di essere in torto) e, ancor meno, sarebbero stati possibili in passato casi come quello di Borja Valero a Parma. Il centrocampista della Fiorentina fu squalificato per colpa del referto dell’arbitro Gervasoni, che sosteneva di essere stato spintonato dallo spagnolo. Le immagini, invece, smentivano il direttore di gara. Ma, avendo questi visto l’accaduto e avendolo riportato nel referto, non poté essere contraddetto dal Giudice Sportivo.

 

Il problema è dunque l’ipocrisia del sistema, ancor prima delle responsabilità di chi se ne fa promotore come Tosel stesso. Un sistema che presenta lacune strutturali e al contempo tende verso smisurate ambizioni. Che si chiude all’utilizzo della moviola in campo, ma poi la utilizza sporadicamente in sede giudiziaria. E pare agganciarsi a una morale dai valori ondivaghi. Una stagione come questa, non fa onore al Codice di Giustizia Sportiva. Forse è il caso di muoversi in fretta, prima che non diventi tutta una barzelletta.

 

E da un errore di fondo, quello che confonde “moviola” e “prova tv”. La squalifica di Destro è stata applicabile soltanto perché si trattava di un episodio proposto e riproposto dalle emittenti nazionali. Se, invece, avesse riguardato due giocatori di squadre di bassa fascia, nessuno ne avrebbe parlato e il Procuratore Federale avrebbe avuto ben poco materiale da fornire a Tosel. Al contrario, la prova tv dovrebbe basare la propria credibilità su una copertura complessiva degli eventi e sul ritenerli tutti degni della stessa attenzione. Se la moviola risponde a ragioni di share televisivo, la prova tv dovrebbe essere governata da esigenze di oggettività e giustizia. Quando parliamo di ipocrisia di fondo, intendiamo questo.

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