Di Francesco: “Voglio il sangue agli occhi. Under? Gli ho dato uno schiaffo ma gioca” – FOTO – AUDIO – VIDEO

Di Francesco: “Voglio il sangue agli occhi. Under? Gli ho dato uno schiaffo ma gioca” – FOTO – AUDIO – VIDEO

Il tecnico presenta la sfida di domani contro la squadra di Spalletti: “Schick deve essere più determinato, domani serve una scossa. Politano l’ho portato via io dalla Roma. I giocatori come figli, non sempre fanno subito quello che dici, prima ti fanno inc…”

di Redazione, @forzaroma

La rinascita della Roma passa dall’Inter. I giallorossi ospitano domani sera (ore 20.30) allo stadio Olimpico la squadra dell’ex Luciano Spalletti. L’obiettivo è vincere per riavvicinarsi alla zona quarto posto e allontanare lo spettro dell’esonero su Di Francesco. Alle 14.30 la conferenza del tecnico dalla sala stampa di Trigoria. 

Ecco le parole di Di Francesco in conferenza stampa.

Già dopo la partita col Real Madrid ci aveva parlato degli indisponibili per la gara di domani. Le condizioni di Perotti e Pastore, che sono tornati ad allenarsi col gruppo recentemente.
Ad oggi sono disponibili, ma il tempo di impiego è relativo. Sicuramente non potranno essere utilizzati dal 1′. Oggi faremo l’ultimo allenamento che mi darà le risposte definitive. Se dovessero essere della partita, non lo saranno dall’inizio.

Come sta lavorando per rafforzare l’aspetto psicologico?
Non ho mai smesso, è un continuo lavoro che non dà sempre i suoi frutti. Ci sono tante componenti, che si legano sia alle assenze sia all’aspetto mentale. Dobbiamo cercare di tirare fuori tutti quel qualcosa in più, una cosa che si dice spesso, spesso usiamo sempre le stesse parole… Dare continuità ad un pensiero e mentalmente uscire dalle difficoltà. Una squadra che fa quel primo tempo col Real e alle prime difficoltà ritorna in quelle lacune, in quelle mancanze avute in passato, ti fa capire che c’è da lavorare, che non è finita. Ci serve un pizzico… Serve che la palla entri e cambi la partita. Non sta mai accadendo, ma sta a noi far girare questo in tutti i sensi.

Contro un avversario d’alta classifica, l’avanzamento di Florenzi regala qualche equilibrio in più? E anche un salto di qualità a livello di possesso palla. 
Dirtelo darebbe un vantaggio a Luciano (Spalletti, ndr). Non parlerò di un discorso di formazione. È una cosa possibile, lo ha fatto in passato e l’ho fatto anche io e in questo momento abbiamo poche alternative in quel ruolo o perlomeno Diego arriva da un periodo… Perotti ha fatto 910′ in meno rispetto all’anno precedente, ci ha tolto qualcosa a livello di squadra, a livello di soluzioni offensive che ci sarebbero servite in tante altre partite. Averlo a disposizione è un grande vantaggio, ma deve crescere la sua condizione fisica. Su Florenzi tutto è possibile.

Una riflessione su Schick: si dice sempre che bisognerebbe vederlo con continuità, adesso se dovesse giocare sarebbe la quarta consecutiva da titolare. Con l’assenza di Dzeko ne farà 7-8. In questo ciclo si gioca un pezzo di futuro? In questo ciclo dovremo vedere al di là dei numeri che peso può avere durante una partita, visto che fino ad ora ne ha avuto poco. 
Oggi sono venuto con un po’ di dati. Schick ha giocato 500′ in più dell’anno scorso, che sono quasi quattro partite, quindi ha avuto più continuità. Quando l’ho fatto giocare a Udine sono stato criticato perché doveva giocare Dzeko. Cosa si vuole? Abbiamo bisogno di tutti, abbiamo bisogno di giocatori che mentalmente, fisicamente, psicologicamente, siano al top. In questo momento tante scelte non le posso fare, Patrik deve dare come tutti quanti quel qualcosa in più e avere più determinazione in tutto ciò che fa. Che non significa solo calciare in porta, ma credere nei suoi grandi mezzi, l’aspetto mentale diventa predominante quando si va a fare una prestazione di alto livello. In questo deve migliorare e crescere.

Ai tempi della Roma Spalletti disse ‘uomini forti destini forti, uomini deboli destini deboli’. Con questi calciatori la Roma che destino ha?
Al di là dei discorsi precedenti, abbiamo bisogno di uomini forti, oppure dobbiamo aiutare questi uomini che in questo momento si sentono più deboli. Siccome sono a capo, devo dare più forza a questo gruppo, lavorando sulla testa con continuità. Se pensassi il contrario o dessi retta a questi discorsi dovrei mollare il tutto, invece a questa squadra si può tirare fuori qualcosa. In questo momento hai poche scelte da fare, quelle che devi fare, devi farle con grande convinzione. C’è grande delusione, siamo in debito con i tifosi giallorossi, a loro dobbiamo ridare qualcosa ma abbiamo bisogno del loro grande sostegno che ci hanno sempre dato. Capisco l’amarezza, capisco tutto, ma quando indossiamo questa maglia dobbiamo dare il meglio, cercando di ritornare a dare grandi gioie ai tifosi. Questo è un obbligo, un dovere e dobbiamo farlo.

Fazio può giocare contro l’Inter? Sarà uno della formazione?
Non lo so, fa parte di una rosa di giocatori. L’unico posto in cui posso scegliere di più è dietro, dove ho più giocatori disponibili. Non so se sarà della formazione, dipende da come giocherò. Potrei anche giocare a tre o a quattro, dipenderà dal sistema di gioco, ci sto lavorando. Avranno più chance i difensori se dovessimo giocare con un uomo in più dietro.

El Shaarawy?
È infortunato, non sarà della partita ma nemmeno di quella successiva. Valuteremo più avanti le sue condizioni, così come Edin Dzeko.

Compresa la scorsa stagione la Roma è andata sotto 23 volte, rimontando solo 3 volte, l’ultima a Napoli nel marzo scorso. A cosa addebita questo fattore?
Queste statistiche non le conoscevo con questa precisione, mi rendo conto che in tante occasioni non ne siamo venuti fuori. Sarebbe fondamentale provare ad andare in vantaggio, cercando di mettere la partita in un certo modo, viste le nostre carenze. Poi viene dietro questo discorso delle paure, dei timori, di non riuscire a venirne fuori. È un concetto dove si lavora con grande continuità… A Firenze abbiamo preso gol e abbiamo pensato 40′ all’arbitro. Dobbiamo dare continuità. Voi pensate, dite, il mister dovrebbe, potrebbe dire… E che c’ho l’anello al naso io? Cerco di trasmettere determinati concetti, che avevo anche da calciatore. Il desiderio di prendere ‘sta palla e portarla in mezzo al campo… Ho preso un gol o l’ho fatto, e devo farne un altro… Questa dev’essere la mentalità, questo dobbiamo cercare di trasferire. Ma non è sempre facile, è come una famiglia: i figli non arrivano a fare subito quello che dici, ci incazziamo dalla mattina alla sera, ma piano piano col tempo poi ci arrivano. Il tempo nel nostro mondo è sempre poco, dobbiamo essere bravi ad abbreviare questa crescita che deve esserci perché è un dato di fatto ed è legittimo che andiamo in difficoltà quando prendiamo gol. 

La scorsa stagione ha recriminato sulla sconfitta con l’Inter alla seconda giornata, il rigore a fine primo tempo, l’espressione di gioco superiore a quella dell’Inter. Quella partita può essere importante per capire cosa dovete fare domani per non ripetere certi errori? Si aspettava le difficoltà di Nainggolan?
Nainggolan è un grande giocatore, ha avuto un pizzico di sfortuna con gli infortuni, che non gli hanno permesso di avere continuità negli allenamenti. In partita si vede che non ha quella brillantezza, quell’esuberanza, quella forza che l’ha sempre contraddistinto, deve ritrovare la condizione migliora ma è un giocatore di altissimo livello. Sulla partita non posso pensare ad un anno fa, con elementi totalmente diversi, con condizioni psicologiche diverse. Non avremmo meritato di perdere, mi auguro di fare come l’Inter, giocare meno bene e avere meno occasioni ma vincere. È importante cambiare e riportare una vittoria a casa che sarebbe determinante.

L’altro giorno in conferenza aveva detto che vi sareste confrontati per capire i motivi degli infortuni, muscolari soprattutto. Lo avete fatto? Vi siete dati una spiegazione? Come si può ovviare in futuro a questa epidemia?
C’è uno studio UEFA, Elité Team, una cosa del genere… (Elité Club Injury Study, ndr) che parla di statistiche sugli infortuni tra ottobre e novembre. Sono molto alti in tutte le squadre che giocano varie competizioni, specialmente l’Europeo, la Champions, l’Europa League. Noi li abbiamo avuti tutti nello stesso momento, non si sono divisi, questo è il dato che ci ha fatto riflettere. Su Perotti e Pastore sono problemi regressi che c’erano in passato sui quali abbiamo aspettato anche di più per rimetterli dentro, cercando di farli guarire. Dzeko mi ha chiesto di riposare, mi ha dato un feedback di stanchezza. In quel momento certi giocatori vanno fatti riposare. Spesso sento dire da ex calciatori che vivevano un calcio totalmente differente… Non pensate che questi giocatori in base ai soldi che guadagnano possano fare 100 partite una dietro l’altra. C’è dietro un uomo, una fisicità, ci sono delle caratteristiche fisiche e mentali, non tutti riescono ad assorbire tante partite. I ritmi si sono alzati tanto rispetto al passato, il livello è molto più alto, in Italia e in Europa. Questo porta il rischio di alzare il livello degli allenamenti e di farsi far male. El Shaarawy ha giocato 300’ in più e la sua poca abitudine a fare tante partite, avendo l’anno scorso un po’ Diego e un po’ lui, mi permetteva di ruotare i giocatori. Quest’anno anche per tanti ragazzi non prontissimi, ho dovuto schierare tanti giocatori spesso, col rischio di quello che è successo adesso, cioè di avere più infortuni. Ne abbiamo parlato. Il rischio di infortuni, ai flessori in particolar modo, che è il muscolo più stimolato, è sempre dietro l’angolo.

Si ripetono sempre gli stessi errori: il primo è Manolas con l’Atalanta, Fazio contro il Real, una cosa che ho visto poche volte. Cosa può dire Di Francesco ad uno che fa un errore che non si può prevenire? Avete pensato di cambiare qualcosa dal punto di vista psicologico? Immagino lei non sappia più dove sbattere la testa… Hanno sbagliato in tanti, anche Under nell’altra area fa un errore non frequente da vedere. Sentite troppo tutto quello che viene detto da fuori su di voi, come se quello che vi viene detto vi condizioni. Possibile?
È inevitabile quello che dici, non sentire. È inevitabile tapparsi le orecchie, bisogna sempre stare a giustificare. Io voglio spiegare, che è differente. Io non devo giustificare niente, quando uno fa il lavoro come fanno i ragazzi e come faccio io, dando sempre il meglio di se stessi. Il fatto di chiedere scusa si fa negli errori ma quando uno cerca di non essere se stesso o non dare una mano. Il fatto di subire tutti questi discorsi che lasciano il tempo che trovano… È facile dire ‘l’avevo detto’, ma io da allenatore devo risolvere le cose, trovare le soluzioni ai problemi. La situazione in quanto tempo la puoi leggere? L’attenzione è smarrita in un secondo ed è cambiata totalmente la partita. Quello di Fazio è un errore di concetto, non solo psicologico. Una palla calciata male da un portiere, il primo pensiero dev’essere darla lateralmente o tirarla verso la porta avversaria, senza sapere cosa succede dopo. In quel momento ha letto qualcosa che non andava letto, è una lettura tattica non solo un errore individuale. Spesso quando analizzo un errore non ne faccio un discorso di reparto, a me piacerebbe più recuperare quelli e dire ‘cavolo, hai fatto un errore di reparto’, ci lavori e cerchi di rimediare. Sto cercando di muovere qualcosa, anche nei ragazzi, o di allenamento o di sostegno.

Under a Firenze, Manolas nel derby: sono errori incredibili, anche uno a partita.
La forza sta nel cercare di eliminarli, evitando certe cose in quelle zone di campo. Come quando si dice ai ragazzini di non dribblare e di giocare a due tocchi e poi non c’è nessuno che salta l’uomo o fa l’uno contro uno, non c’è più fantasia. Io insegno quando e come fare una cosa, e non smetterai mai di farlo. A Fazio devo dire che il primo pensiero dev’essere metterla laterale o verso gli avversari, mai all’indietro e su questo possiamo lavorare. Non sono capace di nascondere i miei sentimenti, non sono capace di nascondere ciò che penso, ma lo faccio sempre con grande onestà.

Un giudizio su Politano, che lei conosce bene e sta raggiungendo la massima maturazione. Ci sono dinamiche di mercato, i tempi di maturazione… La Roma poteva crederci di più?
Sono stato uno di quelli che l’ha mandato via dalla Roma, al Sassuolo ritenevo opportuno riscattarlo subito. Sono un po’ quello che l’ha lanciato, non nel calcio italiano perché c’è stato Bruno Conti, la storia di Matteo la conosco benissimo. È un ragazzo che veniva a vedere le partite della Roma di nascosto quando giocava al Sassuolo, è venuto a vedere la partita col Barcellona… È legato a questa squadra e questa città, ha grandi potenzialità inespresse da ragazzo perché come quando, dove e come non lo sapeva, ma ha lavorato benissimo con grande abnegazione, purtroppo per noi si sta togliendo le soddisfazioni da un’altra parte. Bisogna fargli i complimenti, ha fatto una grandissima crescita. Sono molto affezionato a questo ragazzo che ho avuto due anni a Sassuolo.

Si stanno dicendo tante cose, ci sono tante voci, anche su di lei e sul suo futuro, come accade spesso in queste circostanze… Come si prepara una partita che potrebbe decidere il suo futuro con una squadra rimaneggiata in questo momento? L’Inter ora è più forte?
Ha dimostrato attualmente di essere più forte della Roma, per quanto riguarda il campionato e i risultati. In Champions siamo stati simili in gironi differenti come potenzialità, però ma loro sono cresciuti tanto. Hanno dato continuità a tanti giocatori, ha giocatori forti. Ricordiamoci che giocatori può permettersi, era già una squadra forte… Spalletti sta facendo un ottimo lavoro, la squadra si è modificata, ha un atteggiamento differente, è aggressiva. Ha grandi potenzialità, doveva essere quella che poteva competere totalmente con la Juve che però ha dimostrato di avere un passo differente sotto tutti i punti di vista. Il mio futuro? Ho già parlato prima per far capire come sono fatto. Cercherò sempre di dare il massimo per quello che sarà, non con grande serenità perché mi girano per tutte le situazioni e tutto il resto, però col desiderio di vedere una squadra col sangue agli occhi. Domani sarà determinante per dimostrare di cambiare passo, serve il ‘la’ per far scattare qualcosa nella testa della squadra, mi auguro che scatti domani.

In questo momento delicato e difficile, hai pensato come si batte quest’Inter e se si può battere?
Abbiamo dimostrato di poter far di tutto, farci gol da soli e poterne fare altri agli avversari. Dobbiamo dimenticare gli errori, farne tesoro e affrontarla con grande determinazione. Dico col sangue agli occhi perché nelle difficoltà  quello che vogliamo vedere tutti, è quello che non voglio mai rimproverare alla squadra, di aver dato tutto. E questa squadra deve farlo. 

Visto il ritardo accumulato dalla Roma in campionato servirebbe un cambio di passo abbastanza deciso, quasi raggiungere medie importanti. Lei è convinto che questa squadra possa davvero invertire la rotta e soprattutto se ha anche soluzioni… Ultimamente sembrano un po’ mancare soprattutto nella fase offensiva.
In fase offensiva siamo mancati nell’andare a chiudere ma il fatto di determinare giocate, essere dall’altra parte è un sinonimo di voler fare la partita. Se sbagliamo gol da un metro ritorniamo sempre allo stesso concetto di prima… Le situazioni le creiamo, non siamo stati bravi ad andarle a chiudere. Il problema di questa squadra non è stata la fase offensiva, ma il problema mentale. Ribadiamo sempre lo stesso concetto, prendere gol troppo facilmente. A Udine abbiamo preso gol da rimessa laterale, vogliamo fare una disamina tattica di tutti gli errori che ci sono stati? Sono errori di reparto e individuali sui quali dobbiamo migliorare. Possiamo fare gol all’80’ come abbiamo fatto in tante occasioni e come fanno le squadre che devono crescere. Sul ritardo è vero, c’è sempre il tempo di recuperare ma ogni volta che lo diciamo c’è una partita in meno. Quattro punti dalla Champions non sono tanti, ma possono diventarlo se non cambiamo marcia e continuiamo con questo passo

Affrontate una squadra aggressiva, verticale, forte in transizione: quanto è importante cercare di costruire una manovra con una circolazione di qualità? Abbiamo visto tanti errori anche col Real in quella fase nella quale se l’Inter recupera palla poi va dentro…
Non è solo l’Inter, sono tante le squadre. L’Inter è differente perché è una squadra che cerca di fare la partita, non parte solo in contropiede. Anche noi siamo stati bravi a ribaltare l’azione in velocità, quando trovi squadre che vengono a giocare. Dobbiamo approfittare degli spazi che ci lascerà l’Inter. La serenità di permette di avere più qualità nel palleggio, le insicurezze ti portano a fare errori in più. Le squadre che sbagliano meno vincono, dobbiamo essere bravi a sbagliare meno degli altri, non a non sbagliare perché gli errori ci saranno sempre.

Dopo l’errore di Champions con il Real Madrid, Under è sembrato triste. Come l’ha visto in questi giorni? Pensa sia giusto farlo giocare titolare anche per dimenticare quell’errore?
Non ho tante soluzioni (ride, ndr). Giocherà titolare. Gli ho dato uno schiaffo, ma domani giocherà titolare uguale. Uno schiaffo affettuoso, ha bisogno di sostegno. È uno di quelli che prende sempre l’iniziativa, che vuol fare, che cerca sempre di far male agli avversari, a volte sbagliando le scelte. È un ragazzo di 21 anni e deve migliorarle e ci stiamo lavorando. Possiamo dare le soluzioni, poi sta a chi fa la scelta e come. Noi nelle scelte finali, invece di darla ad un compagno la diamo ad un altro, lavoreremo in questo senso anche oggi.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy