De Rossi (INTEGRALE): “Garcia persona leale. Zeman? Parlarne ora sarebbe come levarsi dei sassolini. Il 26 maggio non poteva essere la mia ultima partita”

di finconsadmin

Questa l’intervista integrale rilasciata da Daniele De Rossi a SkySport nello speciale “Adesso parlo io”

Quello che ci mancava negli altri forse era proprio questo: un gran bel calcio per 10 minuti o per mezz’ora. Roma-Bologna dell’anno scorso io non ho giocato ma è stato entusiasmante, bellissimo, scintillante è finito 2 a 0 ma poteva finire 4/5 a 0 nel primo tempo. Quei 30 noi li abbiamo sempre fatti, ma bisogna analizzare gli altri 60 minuti, dove è stata una gestione della partita importante non con lo stesso ritmo e la stessa tensione, ma c’è stata una gestione tranquilla della partita, una gestione attenta, squadra avvelenata per non voler prendere gol e ci è riuscita. Il mio è stato una salvataggio importante, per noi e per la classifica, ma anche per il morale dei romanisti, dopo il 26 maggio, essere recuperati 90′, in 10 contro 11 dopo un derby che sembrava vinto era un momento molto basso per noi. Io sono contento di aver salvato quel gol. Di sicuro l’ultima pagina di questa storia non è stata il 26 maggio che per me è stato importante, già adesso sono più sereno.

 

Le annate passate sono state disastrose, credo che tanti dei vecchi avessero voglia di riscatto più di quanto se ne abbia dopo un’annata non molto positiva dove c’è qualcosa da salvare. Noi dovevamo ricominciare da zero, ripartire e cambiare totalmente registro e questo lo ha aiutato nella gestione del gruppo.Poi ci vuole una grande lealtà che lui non dimentica mai, è sempre leale e diretto con noi, non lo vedi mai artefatto, fuori le righe, sempre una persona molto semplice. Nel calcio la gente semplice ti arriva direttamente e il calcio è una cosa semplice, non bisogna inventarsi nulla, lo hanno già inventato il calcio.

 

Come hai convinto Garcia a correre sotto la curva?

Lui è uno molto partecipe nelle nostre vittorie perchè sono le sue, il merito suo è grandissimo in queste vittorie. Gliel’ho chiesto non era molto convinto, ma penso che avevamo bisogno sia noi che i tifosi che quello che stra creando questa cosa bella per ora andasse a gioire con loro. Poi non è che ha fatto le capriole è stato molto contenuto come lo siamo stati noi, perchè era giusto festeggiare in maniera contenuta dopo questo derby dove nessuno è andato sotto la curva a chiedere scusa e a rincuorare i tifosi che avevano comunque vinto il loro derby anche quel giorno. Quindi con contegno e discrezione abbiamo festeggiato con lui perchè è stato un grande artefice di quella vittoria

 

Ci ho parlato la prima volta al telefono mentre ero in vacanza per gestire bene i giorni di vacanza. L’ho visto molto disponibile. Lui mi vedeva e mi credeva un giocatore suo, mentre tutto il mondo stava dicendo il contrario, cosa che poi non era vera. Però se leggevi i giornali quei giorni, se leggevi i siti, mi davano per fatto. Mi davano anche in qualche città esotica a firmare chissà quale contratto. Mentre lui mi ha trattato come un giocatore suo, come un giocatore che, come poi è successo, sarebbe rimasto con lui. Quindi oltre alla grande disponibilità, mi è piaciuto subito quello, il senso di appartenenza, subito a parlare del lavoro e della prospettiva di fare una grande annata insieme”.

 

Si è parlato molto questa estate, io per la prima volta quest’anno quando ho parlato con il mister e la società ho cercato di essere sempre chiaro, gli ho detto che avrei voluto ascoltare eventuali offerte, vederle e valutarle. Mentre negli anni addietro avevo sempre respinto ogni offerta, ancor prima di ascoltarla, in maniera molto decisa. Quest’anno sentivo che poteva essere l’anno giusto nel quale cambiare , o provare a sentire quello che veniva da fuori. Lo scorso anno, le cose non sono andate bene ed io voglio che le cose vadano bene per me, ma quasi sopratutto per la Roma. Essere un giocatore della Roma e non fare felici i tifosi, non fare felice la Roma, non mettere tutti d’accordo come è sempre stato, per me è stato un peso schiacciante. C’erano tante cose che non andavano, forse ce n’era una ancora più grande. Non mi andava bene, non potevo pensare che la mia ultima partita con la maglia Roma fosse quella. E’ una cosa che non riuscivo a mandare giù, potevo immaginare qualsiasi squadra del mondo, alzare qualsiasi trofeo, ma pensare che io giocavo con la maglia della Roma un derby perso in finale era la fine di una delle storie d’amore tra un calciatore e una delle squadre più grandi che io conosca. Ed era una fine sbagliata

 

Come spiegheresti a uno che viene da fuori l’ambiente romano?
Non glielo spiegherei, ci dovrebbe vivere 30 anni e magari 12 da calciatore e magari ci deve viviere come me, senza mai scendere a compromessi senza mai creare rapporti particolare con un certo tipo di stampa, senza mai creare delle barriere che a volte sono necessarie qui a Roma. Poi quando ho parlato di calunnie, non ho usato la parola sbagliata, ma non deve nemmeno passare il concetto che a Roma vivo male e che non posso camminare per strada o abbia vissuto chissà quale avvenimento spiacevole. Per strada non trovo mai gente ostile, scritte o attacchi da parte dei tifosi o dei laziali. Sono sempre stato rispettato da tutti quanti

 

Le parole di Zeman dello scorso anno (Non bisogna pensare agli affari propri)?
Non lo ricordo come un momento piacevole della mia carriera, venivo da una panchina che avevo accettato non felicemente, ma in maniera professionale. Avevo gioito per la vittoria e solo a casa ho scoperto queste dichiarazioni. Credo che di tante cose che non sono andate bene e che mi rimprovero di aver sbagliato da mille punti di vista, di questa non rimprovero nulla e mi conoscono sopratutto i miei compagni. Non ho reagito, sono andato in Nazionale due settimane e sono tornato come se nulla fosse, perchè era giusto così, perchè io dovevo fare il calciatore e come in tutti i lavori del mondo se lavori in un ambiente per 12 anni non puoi trovare sempre il capo con quale condividi tutto o vai sempre d’accordo, o hai un opinione uguale alla sua. E’ successo questo con Zeman ha detto quelle cose, ho continuato ad allenarmi bene, a rispettarlo. Tornare adesso a parlare di questo, adesso chele cose vanno bene sarebbe troppo facile, sarebbe come togliersi i sassolini che non ho nelle scarpe. Io sono molto sereno.

 

“Sarebbe stata un’estate infinita se non ci fosse stata la Nazionale, forse un incubo. Era tutto molto pesante, più pesante del solito. Stagioni negative ne avevo vissute, niente che potesse essere paragonato a quello successo quest’anno. Nonostante abbiamo finito in una posizione di classifica peggiori, nonostante la finale di Coppa Italia non l’abbiamo vista neanche col binocolo in altre stagione, perdere con la Lazio è stato peggio. La Nazionale mi ha salvato, io dopo una settimana ho rimesso gli scarpini ai piedi e ho avuto un senso di nausea, come per dire: “Che ci sto a fare qui?” invece poi con i compagni, con gli allenatori, col fatto che in Nazionale si respira un’aria da grande club, da grande appuntamento come se stessi sempre giocando in Champions League, sono riuscito a rifissare i miei obiettivi, nonostante la delusione cocente vada avanti”.  

 

 

I giocatori forti in Italia sono sempre nati e nasceranno sempre, che fosse così’ veloce il cambiamento non me lo aspettavo. Il crack c’è stato nel 2010 e nel 2012 abbiamo rischiato di fare la storia dell’Italia. Credo che abbia influito il discorso etico del mister e il ritorno a un certo tipo di gioco e cultura calcistica e anche il ritorno alle condizioni ottimali di giocatori forti che in Italia ci sono e ci saranno sempre. I risultati dicono che possiamo stare al livello dei migliori, che soni quelli che ci hanno battuta alla Confederation Cup ai rigori, agli Europei in maniera più netta, ma abbiamo giocato sempre ai livelli loro e questo ci inorgoglisce. Io dico che ce la giochiamo con tutti, dire che siamo favoriti non è dire la realtà, ci sono tante squadre che si vanno a giocare il mondiale fino all’ultima partita e noi siamo fra quelle. La Spagna, il Brasile, l’Argentina, con loro non vedo divario.  

 

Se dovessi dare un giudizio al calcio italiano non darei un giudizio positivo, quando guardi la Premier o la Bundesliga vedi campi perfetti, che poi sembra una cavolata ma è importantissimo. Da noi trovi campi di patate buchi. Li trovi stadi stupendi, gente allo stadio, atmosfere calde ma civili. Noi siamo molto indietro rispetto ad altri paesi, noi calciatori possiamo aiutare ma fino a un certo punto. C’è un modo molto latino, italiano di vivere il calcio quasi una passione religiosa che porta gli italiani ad esagerare e anche noi calciatori con reazioni o mini risse in campo e parlo anche di me. E’ un modo di vivere il calcio impiantato nella nostra cultura difficile da estirpare, si può migliorare. Il razzismo e’ una cosa odiosa, ma quanti di quelli che fanno un coro razzista sono veramente razzisti e quanti lo fanno solo per offendere un giocatore, per ignoranza, magari solo per farsi una risata su una cosa che non fa ridere. E’ piu’ ignoranza che razzismo vero e proprio. L’ignoranza non finirà’ mai, cosi’ come il razzismo, ma negli stadi credo si tratti proprio di questo”.

 

Di Roma mi piace tutto. Mi piace anche un pizzico di caos, di casino, di traffico. Io ho vissuto due anni a Campo de’ Fiori, è proprio Roma. Le famiglie romane che si tramandano il banco da generazioni, c’era amicizia con loro. E’ stato un periodo bellissimo della mia cvita. Amo quella zona, ma ora sto ad Ostia, con il mare davanti

 

In cosa vorresti ti assomigliassero i figli?
Non è facile parlare di me, la cosa che spero che si amino fra di loro come io amo loro e amo quella che sta arrivando. La mia famiglia che è di tre persone e che poi diventerà di quattro unita e questa è la mia speranza costante e sono convinto che si avvererà. Spero mi assomigli nell’onesta, io qualche bugia la dico, ma sostanzialmente dico la verità.

 

Non è facile giocare a Livorno, vincere con la Samp o affrontare il derby. Pariti difficile come l’Inter le abbiamo già affrontate, sarà una partiti difficilissima, me la immagino bella e abbiamo sempre creato grandi occasioni e troveremo una squadra che dal punti di vista del gioco ci metterà in difficoltà

Con Mazzarri non ci mai lavorato, è un nome che è stato accostato alla Roma e mi faceva piacere. E’ uno che i numeri li ha fatti sempre parlare per lui ha ottenuto sempre risultato importanti, il a lavoro però fatto su quell’Inter non lo posso giudicare. La sua è una squadra che non sembrava tale e adesso l’ha portata a livelli altissimi, ma anche la Roma ha giocatori molto forti
Capitan Futuro? Un soprannome che non mi ha mai fatto impazzire dalla prima volta che l’ho sentito. Ormai lo senti anche per strada. Lo mettiamo da parte, è un orgoglio essere il vice capitano della Roma. Hai Totti davanti, sai che puoi essere qualcosa in meno. Pensare che subentrerò a lui quando non ci sarà più non è una cosa piacevole. Per me, per lui e soprattutto per i romanisti. Non è una cosa che vivo con ansia. Nessuno farà la festa dicendo “Evviva, De Rossi è diventato il capitano”. Saranno tutto abbastanza dispiaciuti perché la storia, il giocatore più forte della storia della Roma, smetterà di giocare. Non ho questa ansia. Mi vedo riconosciuto dai miei compagni come un giocatore importante come un loro amico, una persona per bene. Anche i tifosi mi vedono come un simbolo di questa squadra e non c’è bisogno di avere una fascia al braccio per essere più felice
FINE

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