Danilo e l’emozione zemaniana

di Redazione, @forzaroma

(di Mirko Porcari) “Danilo, svegliati”. Prodigi della tecnologia, la voce di Francesco Totti come sveglia del suo cellulare: era stato uno dei più bei regali fatti a Danilo dal gruppo storico del bar, frutto di un blitz a Trigoria e dell’immensa disponibilità del Capitano romanista. Primo giorno dell’anno zero, l’idea era nata tra un caffè ed un cornetto, durante le lunghe mattine di un’estate caldissima: tornare allo stadio tutti insieme, come ai vecchi tempi, senza badare alla scaramanzia e senza pensare ai dolori dell’anno passato.

Era stato lui il prescelto per certificare l’amore zemaniano: sveglia alle 8:00 di un martedì qualunque e viaggio verso il Roma Store più vicino, una caccia al tesoro dimenticata dagli anni di assenza dallo stadio. Sole, afa e voglia di Roma, quasi uno slogan per lo striscione dell’anno: assaporava l’emozione di una fila sempre più corposa, lui privilegiato con il numero 5 era pronto ad affrontare le ore che lo separavano dai biglietti per la prima di campionato.

In coda con la sua ragazza, Danilo aveva conosciuto tanta gente come lui: persone deluse ed altre abbracciate allo scetticismo più nero che si erano lasciate alle spalle i pregiudizi ed i pensieri più cupi; c’era voglia di ricominciare a sognare, un’attesa resa più leggera da aneddoti e storie di un calcio lontano.

I ragazzi del bar avevano dato a lui l’incarico di trovare la chiave per la seconda Roma zemaniana: il gruppo che si ripresentava allo stadio per una festa con migliaia di persone, una scena che proveniva direttamente dalle cartoline degli anni novanta.

“Arrivo là davanti” il racconto, accorato come sempre, assumeva i tratti della storia epica “ed ecco che si blocca tutto”. Un film già visto, passavano gli anni ma la sostanza restava sempre la stessa: “computer, macchine, tutto fuori uso” la gestualità accompagnava le parole “Dovevate sentì la gente, quel caldo poi…”.

Era stata dura ma ce l’aveva fatta: la soddisfazione di percepire tra le mani la consistenza dei biglietti aveva avuto la meglio sulla frustrazione per le sei ore trascorse sotto la canicola. “Sei ore? E la tua ragazza?”, l’osservazione proveniva da dietro il bancone, dove già ci si immaginava la tragedia familiare a seguito di una mattinata “buttata”. “Lasciamo perde…so convinto che questa è l’ultima volta che mi accompagna a comprà i biglietti…”

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