Concreto e multilingue: ecco Massara, il delfino di Sabatini che dovrà nuotare da solo

Riservato ma umile e apprezzato dentro Trigoria: ecco chi è il nuovo direttore sportivo giallorosso

di Jacopo Aliprandi, @JacopoAliprandi

Massara non è un mio delfino, è un professionista, laureato, competente, accettate l’idea che sia il ds della Roma, non che sia legato a me”. Sabatini in conferenza stampa non ha solamente dato l’addio a quella Trigoria che per cinque anni è stata la sua casa e il suo fortino, ma ha consegnato il testimone al suo braccio destro, Frederic Massara. Tanto simile a lui nel modo di lavorare – soprattutto su più tavoli -, quanto diverso nell’affrontare la vita e le persone. La Roma – ufficialmente – sembra avere piena fiducia in Ricky, affinché possa essere – a differenza del suo ‘maestro’ – un diesse cooperativo con le varie strutture tecniche presenti dentro Trigoria: dagli analisti, al database di Zecca, fino agli scout e, ovviamente, all’allenatore.

GLI INIZI – Massara approccia al calcio come quasi tutti nel settore: partendo da quello giocato. Ha iniziato nelle giovanili del Torino (città dove è nato, anche se la madre era francese e funzionaria del Louvre, è scomparsa ad aprile) ma negli anni ha assaggiato la serie A solamente con il Pescara, girando poi molto tra squadre di serie C. In una di queste, nell’Arezzo, ha incontrato per la prima volta il suo mentore. Frederic era ancora calciatore, Sabatini da pochi anni direttore sportivo, ma fu subito sintonia e i due strinsero un rapporto che si è poi protratto nel tempo. Altri quattro anni da calciatore, poi tre in cui ha provato la carriera di allenatore prima di conseguire il diploma da direttore sportivo (110/110) e raggiungere nel 2011 Sabatini a Roma.

TRIGORIA – Uomo di Walter, si diceva, ma con un carattere completamente diverso. Non parla molto Massara, al contrario del suo predecessore, ma dentro Trigoria è ben considerato da tutti: educato e umile, quando pranza a volte lo fa a tavola con i dipendenti, una rarità per i dirigenti. La Primavera è la sua ‘creatura’: l’ha seguita da quando è arrivato a Trigoria, scegliendone i giocatori e seguendone ogni partita: “La Roma lavora con grande passione e fiducia – le parole di Massara dopo lo scudetto vinto dai ragazzi, la scorsa stagione -. Lo sta facendo sempre di più con nuovi investimenti, c’è la volontà di puntare moltissimo sui ragazzi. Il risultato è una sorta di sigillo sul lavoro del settore giovanile, di Alberto De Rossi e degli altri tecnici”. Diverso da Sabatini anche nella scelta dei giocatori: il suo predecessore amava le scommesse, andare a scovare talenti dal Sudamerica e cercare di farli sbocciare. Massara è più ‘solido’, concreto: se trova un giocatore che gli piace e che reputa utile alla causa, lo compra a prescindere dall’età. Ma come Sabatini è innamorato dei centrocampisti e degli attaccanti.

MR. MASSARA – Dedizione e impegno al lavoro giovanile, è un Massara versione Mr. Wolf: risolve problemi. È l’uomo che gestiva i contrasti e dissidi dentro Trigoria, quelli ovviamente che avevano Sabatini come protagonista. “Vedrete in lui un livello di educazione che non ho mai compreso, ci vuole una capacità di sopportazione notevole che io non avrei mai”, ha detto l’ex diesse, che deve ringraziare proprio il suo pupillo se la situazione con Gervinho, l’anno scorso, non degenerò del tutto. L’ivoriano dopo l’esonero di Garcia non aveva più stimoli per continuare a giocare nella Roma, una cosa che mandò su tutte le furie Sabatini e che lo convinse ad accettare l’offerta dell’Hebei. È Massara, che parla perfettamente inglese, spagnolo, tedesco e francese, a non far degenerare del tutto la situazione, lui era l’unico con il quale Gervinho dialogava e si confrontava negli ultimi mesi di Roma. Tutte esperienze che hanno fatto crescere l’uomo e il direttore sportivo, che adesso dovrà far ricredere i critici e meritarsi la conferma da diesse giallorosso. Perché da oggi dovrà fare tutto da sé, da oggi il ‘delfino’ inizia a nuotare da solo.

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