Ciao Pradè, direttore tifoso

di Redazione, @forzaroma

(calciomercato.com) Oggi è previsto l’incontro tra Daniele Pradè, il presidente della Roma Roberto Cappelli e l’amministratore delegato Claudio Fenucci. Nell’occasione, l’ex ds annuncerà le proprie dimissioni e si procederà alla risoluzione del contratto in scadenza 2013.

Sono stati mesi travagliati. L’ingresso della nuova società, l’arrivo di Walter Sabatini, l’offerta di lavorare come vice dg arrivata da Franco Baldini, l’uomo con cui tutto ebbe inizio e tutto sta per avere fine. Pradè, per l’amore verso questi colori, aveva deciso di restare, o quantomeno di provarci. Ma che qualcosa non andava, lo si era capito lo scorso 14 luglio, giorno di presentazione della nuova Roma. Dall’altra parte del microfono gli stessi Fenucci, Cappelli, mr Tom DiBenedetto e Luis Enrique. Lui non c’era. Si trovava nel suo ufficio. Poi un impeto. Ha sceso le scalette di corsa e si è affacciato nel tendone dove si stava tenendo la conferenza stampa: occhiali scuri per non permettere a nessuno dei presenti di insidiare le proprie emozioni. Lo ha tradito una smorfia sul viso. Un minuto, forse due. Poi il dietrofront, è uscito. ‘Non ce la faccio’, le sue uniche parole.

Non occorrono riti ufficiali, comunicati, Pradè ha già deciso. La nuova Roma ha provato a fargli spazio, ma ora è tutto cambiato. Si sente a disagio, non vale più la pena continuare. In quel minuto o due, scommettiamo, gli siano passati nella mente tutti gli undici anni vissuti nella Roma. Era arrivato da Teramo all’alba del nuovo millennio. Fianco a fianco con Baldini (ma allora si poteva), poi l’amicizia con Franco Sensi, la nomina di direttore sportivo nel 2005. Il sogno nella sua vita. ‘La famo forte’ soleva dire ai suoi amici durante ogni estate, nonostante i soldi per operare sul mercato non ce ne fossero. Tuttavia non gli è mai mancato il guizzo: Riise, Cicinho, Baptista, Menez. Per ultimo Adriano.

Tutti giocatori che al loro arrivo hanno scatenato il tripudio della folla, salvo poi lasciare tutti delusi. Ma di questo Pradè non ne ha colpa. Forse gli è andata meglio con nomi all’epoca meno di grido: Cassetti, Juan, Tonetto, Pizarro. Il primo Doni. Il nostro augurio, allora è che il futuro gli dia facoltà di ottenere mille soddisfazioni e che possa al più presto operare in una società in grado di sfruttare tutte le sue qualità. Roma non dimentica i suoi figli. E i suoi tifosi. Pradè lo era e lo sarà sempre. In bocca al lupo, Daniele. Anzi, in bocca alla Lupa.

 

 


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