Caos Roma, il figlio di Dino Viola: “Con papà non sarebbe successo. Ci vuole uno che ami questi colori”

Caos Roma, il figlio di Dino Viola: “Con papà non sarebbe successo. Ci vuole uno che ami questi colori”

Ettore Viola, figlio dello storico presidente giallorosso, individua le cause dei disordini della Roma: “Serve una figura carismatica che faccia da collante. Ora manca la passione, Pallotta faccia un passo indietro”

di Redazione, @forzaroma

Dopo l’addio di Daniele De Rossi e le polemiche furiose da parte della tifoseria nei confronti della società, oggi è scoppiato un nuovo terremoto in casa Roma che ha coinvolto l’ormai ex capitano e altri senatori, oltre agli ex Del Vescovo e Stefanini. Ettore Viola, figlio del compianto presidente giallorosso campione d’Italia Dino, commenta così ad Adnkronos la vicenda: “Serve una figura che trasmetta oltre che autorevolezza, anche carisma e professionalità. Quello che è successo nella Roma non sarebbe successo se la Roma avesse avuto un presidente, o chi per lui, più presente. Penso alla realtà delle altre squadre italiane, ma soprattutto penso a quando era mio padre il presidente della squadra: partecipava agli allenamenti, sedeva in tribuna sia nelle partite in casa, sia in quelle in trasferta. Se i giocatori ravvisavano un problema all’interno dello spogliatoio, potevano parlarne tranquillamente con lui. Ora vige la confusione perché appunto non c’è una figura che faccia da collante”.

Il figlio di Dino Viola individua le cause di questa profonda spaccatura, che però è identificabile anche con i tempi che cambiano: “E poi manca una cosa fondamentale, la passione e l’amore nei confronti di questi colori e del mondo del calcio. Pallotta ha acquistato la Roma ma pare interessarsi solo alla questione stadio. Servirebbe da parte sua un passo indietro per consentire la vendita del club. La Roma, i suoi tifosi hanno bisogno di una persona, una figura che sappia anche cosa è il mondo del calcio, non un imprenditore che non c’è mai. Serve qualcuno che ami la squadra, la società, come faceva mio padre, come faceva Sensi, per riportarla dove merita di essere. Non deve essere necessariamente un presidente, basterebbe un buon dirigente, uno che sa cosa è il mondo del pallone”.

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