Candela, questione di cuore

Duecentodieci presenze e quattordici gol con la maglia numero trentadue. Un amore nato quindici anni fa e mai finito. Tuttora il francese segue la Roma con la passione di un tifoso che sin dall’infanzia ha abbracciato i colori gialli e rossi, e dei quali mai e poi mai farà a meno.

di Jacopo Aliprandi, @JacopoAliprandi

Duecentodieci presenze e quattordici gol con la maglia numero trentadue. Un amore nato quindici anni fa e mai finito. Tuttora il francese segue la Roma con la passione di un tifoso che sin dall’infanzia ha abbracciato i colori gialli e rossi, e dei quali mai e poi mai farà a meno. Vincent Candela ha la Roma nel cuore, e la stessa Roma ha nel cuore lui, tanto che la società non solo lo ha inserito nella Hall of fame della squadra capitolina, grazie anche ai voti dei tifosi, ma lo ha inoltre insignito del titolo di Cavaliere della Roma, poco più di un mese fa.
I tifosi ne sono stati conquistati da subito, da quando Franco Sensi lo portò a Trigoria nel 1997, prelevandolo dal Guingamp, club della massima serie francese. E fin da subito si capirono le qualità del terzino che divenne in poco tempo titolare della prima Roma targata Zeman. Ma più che come terzino, con il boemo al comando il francese doveva accendere il motorino per fare in ogni azione su e giù per la fascia, coprendo la fase difensiva ma anche quella offensiva. Ed è la stessa cosa che ora i tifosi chiedono all’acquisto che questa estate aveva portato grande entusiasmo nella piazza romana, spingendo la fantasia dei tifosi ancor più verso lo scudetto. Ma, fino ad ora, Ashley Cole è solo l’ombra del giocatore visto all’Arsenal e ancor di più al Chelsea. L’inglese, che calcisticamente parlando è nato a Londra proprio come attaccante, salvo poi essere stato spostato da Wenger nel ruolo di difensore dopo l’infortunio del titolare Silvinho, non è riuscito ancora a dimostrare il proprio valore all’Olimpico, tanto da essere stato messo in panchina in alcune occasione per lasciare il posto non a Marcelo o a Jordi Alba, ma a Cholevas.
Candela però è dalla sua parte. E’ sicuro che il giocatore visto per quattordici anni a Londra è ancora vivo, che quel terzino vincitore di tre campionati, 7 coppe d’Inghilterra e una Champions League potrà dare il giusto contributo alla causa giallorossa.
In un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport, l’ex difensore giallorosso si schiera fermamente dalla parte di Cole. «Mi sembra ci sia troppa attenzione sull’argomento. Io non trovo che la situazione sia disastrosa come la dipingono. Cole è un campione, non preoccupatevi. Lo ha dimostrato dovunque, non vedo perché non dovrebbe riuscirci in giallorosso.»
Candela si è salvato dalla triste trasferta contro il Manchester, essendosene andato da Roma nel 2005, due anni prima, ma può immaginare come si può sentire un calciatore, soprattutto se gioca nel reparto difensivo, ad incassare così tanti gol come ne ha incassati l’inglese contro il Bayern Monaco: «Cole si porta dietro il marchio del 7-1 con il Bayern. Ma vorrei vedere contro Robben tanti terzini per i quali si grida al miracolo. E senza nessuno che si prendesse la briga di raddoppiare da quella parte».
Solidarietà tra terzini.
Sono ormai passati tredici anni dall’ultimo scudetto della Roma, quello che Vincent ha vissuto e vinto da protagonista. Troppo tempo per il francese che auspica una vittoria quest’anno degli uomini di Garcia, grazie anche al tecnico di cui la squadra dispone: «(Il mister, ndr) Deve pensare per i suoi giocatori, parlare con loro, spingerli a dare il 200%. A questo serve un tecnico bravo, non a spiegarti come si fa una diagonale. Garcia ci sa fare. Io me ne intendo di allenatori, ne ho avuti di eccellenti. Posso assicurare che quelli bravi pensano più velocemente di qualsiasi giocatore, persino di Totti che è il più intelligente del campionato».
A proposito del capitano, suo grande amico da sempre, l’unico compagno tutt’ora in squadra reduce dalla grande gioia del 2001, e ancora capace di spostare le sorti di una partita con colpi di genio e carisma: «Non mi aspettavo un Totti che a 38 anni avesse ancora tutta questa voglia di giocare. Ma è con questo spirito che si arriva ai risultati, allo scudetto. Con lo spirito e con un allenatore come Garcia che è in grado di comprenderlo. Malumori ce n’erano anche ai miei tempi, il calcio non è mai cambiato. Neppure i calciatori. Non conta quello che succede a bordo campo, conta come si ricomincia il giorno dopo».
Candela crede fortemente nella vittoria dello scudetto, per il bel calcio espresso in questi anni dalla Roma e per i giocatori di cui essa dispone, chi ha giocato ne capisce sempre un po’ più degli altri.
Si, Vincent ci crede. Lo pronostica da osservatore, ma lo spera da tifoso.

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