Brozzi (ex medico AS Roma): “Nessuno a Trigoria ha pensato a me, pensavo di avere degli amici”

“Oggi si cercano medici ovunque per portarli alla Roma senza prendere in considerazione persone come me. Strano che nessuno mi abbia pensato”.

di finconsadmin

E’ intervenuto ai microfoni di Rete Sport l’ex medico sociale dell’A.S. Roma Mario Brozzi: “Mi mancano i ragazzi, quella goliardia, il vivere la partita i giorni precedenti, lo stress della gara importante, la sensazione dell’anno in cui si pensa di poter vincere qualcosa d’importante. Quando sei stato il medico della Roma rimani tutta la vita il medico della Roma“.

Ha svelato che ci furono altre società pronte a dargli la possibilità di rimettersi in gioco.
“Sì, ho avuto altre offerte. Io però volevo rimanere a vita alla Roma ma, morto Franco Sensi, sono cambiate le persone ed è successo quello che è successo. Il mio attaccamento alla Roma,è stata una pagina importante della mia vita. Oggi si cercano medici ovunque per portarli alla Roma senza prendere in considerazione persone come me. Strano che nessuno mi abbia pensato. Pensavo di avere molti amici della Roma, forse devo prendere atto che non è così. Nessuno mi ha chiamato nemmeno per gli auguri”.

Cosa serve per vincere lo scudetto?
“Per poter vincere devi essere perfetto. Devi avere stabilità e un allenatore che dia sicurezza, che protegga la squadra altrimenti la situazione diventa ingestibile. Lo deve essere anche lo staff perché il segreto è nel lavoro settimanale. Nell’anno dello scudetto ognuno di noi fece il suo e vincemmo il campionato. ”
Brozzi si è soffermato anche sull’importanza del ritiro. “L’identità nasce nei giorni del ritiro perché è il momento in cui si sta insieme. E’ lì che si consolidano i rapporti e c’è il comune senso di gioire e soffrire insieme. La squadra nasce lì. Quando si va in campo poi c’è il pallone, è intelligente ed è spinto in rete da una forza cinetica prodotta dal gruppo”.

Ha poi ricordato l’infortunio di Totti, proprio in una gara contro l’Empoli, e gli straordinari recuperi del numero dieci giallorosso e di Emerson.
“Totti? E’ stato l’infortunio più grave che ho mai incontrato nella mia carriere insieme a quello di Tommasi. Metteva seriamente a rischio la carriera di Totti. Quando calciò il primo pallone dopo l’operazione finì in calcio d’angolo: lui abbassò la testa e venne verso la panchina sconfortato. Quello fu un recupero da oscar, impensabile con quelle tempistiche. Ho pianto quando Francesco segnò il rigore con l’Australia ai Mondiali del 2006”.

Il pensiero finale è sulle lungaggini di alcuni recuperi che l’attuale staff medico della Roma sta affrontando.
“Noi recuperammo Emerson in 5 mesi, all’epoca i tempi di recupero erano quelli. A Coverciano mi dissero di smettere di fare il fenomeno perchè mettevo in difficoltà tutti. Ai calciatori abbiamo sempre trasmesso un rapporto unico, di totale fiducia. Scegliemmo l’ortopedico migliore che ci fosse e riuscimmo a divenire il polo di riferimento europeo per la riabilitazione, ce lo svelò Capello.. Oggi non so che cosa manca allo staff di oggi, gli auguro di conseguire i nostri risultati perchè in quegli anni noi abbiamo vinto tanti campionati con il mio staff”.

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