A.De Rossi: “Il modello spagnolo? Ben venga. Con Sabatini devo ancora parlare del settore giovanile”

di finconsadmin

Le parole di Alberto De Rossi a Centro Suono Sport su Te la Do io Tokyo.

La tecnica dei tuoi ragazzi è simile alla cantera del Barcellona, adesso c’è la finale dello scudetto

“L’obiettivo è stato centrato, a fine stagione abbiamo avuto la soddisfazione di vedere Caprari e Florenzi esordire in Serie A in un momento delicato per la prima squadra. Non ‘ stata necessità, ma una scelta, per noi è una grande soddisfazione che spero possa ripetersi il prossimo anno. Il campionato sta per finire, abbiamo fatto vedere un grande calcio, giocando bene e siamo consapevoli di avere le carte in regola per fare bene.”

La Roma primavera gode di considerazione tra gli addetti ai lavori, è una squadra che ha carattere e fa possesso palla, due caratteristiche che non guardano all’età dei calciatori.

“Il possesso palla, nel calcio moderno, è fondamentale. Noi prendiamo giocatori con certe caratteristiche, poi si può anche perdere, come contro la Fiorentina all’Olimpico in coppa, una giornata che ricordo amaramente, che può essere figlia dell’emozione dell’Olimpico. La componente emotiva può avere inciso ma i tanti impegni nelle nazionali, cosa di cui andiamo fieri, non ci ha permesso di preparare benissimo quelle gare, non eravamo in grande spolvero fisico e mentale. Le due gare prima della Fiorentina sono state devastanti dal punto di vista fisico. Ora abbiamo preparato bene il finale di campionato, se i ragazzi stanno bene si vede, nel calcio giovanile si devono vedere le sconfitte in modo diverso dal calcio adulto, vedi per esempio la sconfitta dell’Inter contro di noi, una squadra stratosferica che si è trovata ad affrontarci in un momento di appannamento.”

Antei?

“E’ venuto lo scorso anno da noi, ha avuto delle esperienze a livello regionale, una cosa però è quello, un’altra quello nazionale. Rispetto agli altri era un pò indietro, poi ha dovuto cambiare ruolo, dal centrocampo alla difesa e vederlo in queste ultime due partite così è stata una grandissima emozione, al di là del gol segnato contro il Genoa. Io mi tengo stretto i ’93, tanto di cappello a chi li ha scovati nei campetti di periferia, tutta l’ossatura che ci portiamo dietro dallo scorso anno, i vari Florenzi, Viviani, Montini, Diemè, tutta gente che ha fatto progressi strordinari.”

Ieri Sabatini ha annunciato cambiamenti nel settore giovanile. Per lei cosa cambia come lavoro?

“Le potrò rispondere quando avrò un colloquio con lui, per ora non ho parlato con nessuno e non conosco l’argomento. Ho letto questa cosa e vorrei sapere le modalità e i rapporti, prima di rispondere preferirei parlare con Sabatini. Sorpreso? Mi sembra di aver letto che lo ha fatto in altre società, era sempre ai bordi del campo quando io giocavo contro Lazio e Palermo, gestiva queste squadre in questa maniera”

Che squadra è il Varese?

“E’ la squadra più forte insieme al Genoa. Sono giocatori esperti. Noi abbiamo battuto benissimo il Genoa, una squadra strepitosa. Sappiamo che loro erano i più accreditati, il Varese gioca anche meglio degli altri, hanno famo e sono molto grandi. Sono stati allestiti in fretta e furia, ma bene, è fatta per vincere. E’ arrivata in finale in modo rocambolesco, ero allo stadio nella gara contro la Fiorentina, i viola avevano la gara in mano ma il Varese è esperto, tiene palla e non la butta via. I giocatori che gli mancano? Speriamo sia un vantaggio, sono giocatori importanti. Al posto di Scialpi hanno il titolare della nazionale ’93, vedremo dietro cosa faranno, noi abbiamo un attacco strepitoso e dovranno guardare bene come sostituire il terzino perchè noi sugli esterni andiamo bene”

Il modello spagnolo?

“Sono favorevolissimo. Quello che mi dicevano gli allenatori della Roma era che notavano il dislivello tra primavera e prima squadra: mi dicevano di fare la primavera con l’età limite, per esempio tenere i vari Crescenzi e Bertolacci, ma sarebbe stato per loro diverso dal disputare la Serie A o B. Secondo me si deve fare un campionato di C1 con i primavera, con ragazzi tra i 17 e i 18 anni per agevolare la maturazione dei calciatori. Ci vuole un’altra cultura generale, non bisogna mettere i giovani per forza, ma un’apertura mentale deve esserci, poi si deve anche accettare l’errore del giovane, dal pubblico agli organi di informazione. Quello delle seconde squadre è un’idea che negli altri paesi già c’è ed ha dato grossi vantaggi.”

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