Addio Benatia, ‘bandiera’ solo a parole

Breve parentesi di un giocatore che è uscito dal cuore del tifo giallorosso

di Guendalina Galdi, @Guend4lina_G

È andata come poteva, come doveva. E come voleva. Parafrasando la celebre canzone ed aggiungendo la variabile del caso specifico, cosi potrebbe riassumersi la vicenda legata alla cessione di Mehdi Benatia al Bayern Monaco. Un addio che i tifosi non hanno mai auspicato, almeno fino agli ultimi giorni, ed in cui non hanno creduto, o voluto credere, fino alla fine. Hanno continuato ad alimentare il loro amore nei suoi confronti nonostante le voci di mercato si trasformavano lentamente in certezze di addio. Invece ora è cosa fatta; è arrivata anche l’ufficialità del club bavarese. Dimenticati i recenti applausi scroscianti in sua direzione all’Open Day, le magliette vendute a bambini e non con il suo numero 17 sulle spalle perchè per loro era diventato un nuovo beniamino da celebrare e quella maglietta un onore da esibire. 

 

Appena arrivato a Roma, nella conferenza stampa di presentazione l’estate scorsa a Brunico fotografò perfettamente la situazione che circondava il club giallorosso. L’ira dei tifosi dopo l’epilogo di fine maggio lui la visse in prima persona, pur non essendoci stato la stagione precedente, e disse che aveva visto dei “tifosi incazzati”. E infatti erano tutti molto amareggiati ma lui proseguì e assicurò che quel risentimento si sarebbe trasformato in un altro sentimento, meno ostile, nei confronti suoi e dei suoi compagni, i nuovi e i vecchi. Ha indossato la fascia di Capitano della Roma, una ‘promozione’ che significa molto per i tifosi. Disse che quella maglia non era come le altre, che il calcio come viene sentito a Roma non è vissuto così profondamente da nessun altra parte. Tranne che a Monaco di Baviera, evidentemente. Uno dei difensori più prolifici d’Europa, il suo gol alla Sampdoria era la sintesi della voglia di sfondare, metaforicamente e non, con la maglia giallorossa. Fino all’ultimo, protagonista dei post partita con le sue dichiarazioni, non spense mai il lumicino del sogno Scudetto che, nonostante la Juve, era ancora possibile. E che tutti insieme si poteva vincere. Ora la Roma lanciata verso la vetta della Serie A con i migliori auspici, raggiungerà obiettivi che il marocchino potrà solo vedere dalla Germania, tra un appuntamento e un altro della Bundesliga.

 

Queste tutte parole a cui non è seguita la fedeltà che i tifosi si aspettavano, da uno già considerato un senatore dello spogliatoio giallorosso, dopo nemmeno un anno. Garcia, in America, rise quando gli fu chiesto del futuro di Benatia. “Un giorno lo leggo in un club, il giorno dopo in un altro. Io che cerco oggi un sostituto, domani un altro. Mi viene da ridere”. Ora il riso è amaro, visto l’epilogo. Ed i tifosi tornano a fare i conti con personaggi solo di passaggio, con ‘bandiere’ solo annunciate; sono di nuovi persuasi che un lauto compenso stagionale sia di molto preferibile al loro amore, al loro affetto, alla loro stima. Gratuite. Ed ora quando penseranno alla stagione 2013/2014, la stagione dei record, penseranno che l’unico neo è stato questo: un dispiacere grande circa 4 milioni di euro, vissuto lontano da terreno di gioco.

 

Così si è chiusa la parentesi di Benatia alla Roma, il giocatore che invece di diventare stella ha scelto di essere meteora.

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