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Abraham, il gigante British diventato star tra magie e… pali

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L’avventura giallorossa procede a gonfie vele. Il popolo giallorosso lo ama e lui risponde cantando l’inno e con ottime performance

Redazione

Vedi Tammy Abraham e hai l’impressione che qualcosa sta per accadere. Assist, recuperi difensivi, punizioni guadagnate, gol e i pali. Tanti pali. Sei per l’esattezza in questo inizio di stagione tra campionato e coppe. In poco più di un mese l’inglese, acquistato per sostituire Dzeko, è entrato nel cuore dei tifosi romanisti. Per il suo modo di stare in campo, per il suo modo di incitare i tifosi fuori dal campo. Subito titolare contro la Fiorentina, tra colpi di tacco, sportellate, traverse (che lo perseguitano ancora oggi) e 2 assist forniti, gioca una partita sontuosa che manda in visibilio il popolo giallorosso. Il primo gol arriva contro la Salernitana ed è un pezzo di bravura perché gira la palla sul palo più lontano di prima dal limite dell’area. La prima marcatura all’Olimpico arriverà in Conference contro il CSKA Sofia, mentre nelle gare casalinghe di campionato si è sbloccato contro l’Udinese fornendo il gol vittoria. Al di là dei gol segnati, o mancati per un pelo, dati i 6 legni colpiti in stagione, il centravanti si spende molto per la squadra. Dà battaglia agli avversari sui contrasti aerei (vinti per il 63%), tiene palla per far salire la squadra e parla moltissimo coi compagni per far capire come vorrebbe il pallone e i movimenti che vorrebbe facessero. Fin qui il numero 9 ha segnato due gol in campionato, uno ogni 299’, con una media di 2,6 tiri in porta a partita e il 50% dei dribbling riusciti. In Conference League, dove solo una volta (il ritorno dei playoff contro il Trabzonspor) è partito titolare, ha messo a segno due gol in appena quaranta minuti complessivi di gioco contro CSKA Sofia e Zorya, colpendo un legno in entrambe le gare. Nella miglior stagione giocata nel Chelsea (2019/2020), sotto la guida di Frank Lampard, il centravanti aveva segnato 8 gol nelle prime 11 presenze, dato che in questa stagione sarebbe stato eguagliato non fosse stato per i pali, che il numero 9 ha chiesto di rimuovere scherzando sui social. Abraham costituisce un punto fermo della rosa giallorossa anche per i tifosi, che ormai sono totalmente impazziti per lui, anche il numero 9 però sembra avere assorbito la passione del popolo giallorosso: canta l’inno prima del fischio d’inizio e applaude lo stadio che lo canta a squarciagola, inoltre l’inglese nei post-partita è sempre pronto a firmare autografi o scattare foto coi tifosi presenti. Due giorni fa ha festeggiato nella Capitale il proprio compleanno con la famiglia e la fidanzata, sempre presente all’Olimpico, e quando possibile si concede una visita nei luoghi di maggior interesse, per calarsi al meglio nella vita della città.

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Il confronto coi predecessori

I numeri di Abraham di queste prime uscite con la Roma non sono affatto deludenti, soprattutto riferiti alle prestazioni, e sono addirittura migliori di quelli di Dzeko che nelle prime dieci presenze con la maglia giallorossa ha fatto solo il gol vittoria contro la Juventus all’Olimpico e un assist per Florenzi nel pareggio contro il Verona nell'agosto 2015. Tra gli inglesi transitati in Italia, Tammy è quello con l’impatto migliore di sempre. Ha eguagliato infatti il numero di reti di David Platt (secondo miglior marcatore inglese in Serie A) nelle prime undici presenze col Bari nel 1991 e ha numeri migliori di Trevor Francis, unico inglese ad aver vinto con la Samp una classifica marcatori in Italia, anche se di Coppa Italia. Mourinho ha voluto fortemente l’attaccante inglese tanto da contattarlo anche telefonicamente per convincerlo del trasferimento e infatti non rinuncia mai a mandarlo in campo. Anche quando dovrebbe riposare lo Special One gli concede sempre qualche minuto, come successo nelle gare contro CSKA Sofia e Zorya.