Il tabellone è tuo amico. E’ un “mantra” che gli allenatori amano ripetere ai giovani giocatori, restii ad appoggiare la palla al vetro per fare canestro, come se valesse di meno. Da ieri è il miglior amico di Ibrahim Jaaber, anche se non l’ha proprio cercato quando, sul 72-70 per Caserta e 2" alla sirena, ha raccolto il pallone che vagava dopo un fallo non fischiato su Becirovic e lo ha lanciato verso la retina, con preghiera. Esaudita, di tabellone. E la Virtus vince al supplementare (83-81) la prima partita in casa, come l’anno scorso. E se allora era Varese, quest’anno è stata Caserta ad averla prima vinta e poi persa. Perché sul 68-72 era praticamente andata, ma proprio il carnefice, Fabio Di Bella, autore di 13 punti nell’ultimo quarto, ha rianimato Roma, sbagliando tutto. Poi si è ripetuto, fallendo la tripla, comoda, allo scadere del supplementare dopo che Roma era tornata in vantaggio con due liberi di Becirovic (14/14 dalla lunetta), concessi forse troppo generosamente dall’arbitro Chiari.
Roma ha portato a casa i primi due punti della stagione con l’esperienza di De La Fuente e Becirovic e con la voglia di Angelo Gigli, unico lungo in campo nei 5’ decisivi. Per Hutson, ma soprattutto per Brezec, non è una bocciatura, perché è la prima giornata. Che poi è lo stesso, normale, motivo per cui c’è molto da lavorare. In difesa, soprattutto, dove il continuo accettare cambi sul pick&roll, senza poi sapersi adeguare, ha aperto troppe falle. Bravissimo Diaz (26 punti alla fine) a sfruttarle, per se e per i compagni.La fortuna, comunque, ha premiato chi lo meritava. Per volume e qualità di gioco la Virtus è stata superiore all’avversario, ma ha avuto il torto di non riuscire mai a piazzare l’allungo decisivo, pur avendoci provato per tre quarti (18-11 nel primo, 24-16 nel secondo, 45-33 nel terzo i vantaggi più estesi, ogni volta annullati). E’ bella, questa Virtus, e si piace. Troppo, a volte. Ed è bello, magari più per chi è neutrale, vedere una serie di schegge impazzite, come sono Jaaber, Jennings, Ray e Becirovic, avere voglia e capacità di fare spettacolo. E’ meglio, però, quando Ray e Jaaber falliscono l’alley-oop, ma De La Fuente raccoglie il pallone due volte e poi fa canestro e fallo. Vuol dire che la voglia di vincere è di più. E’ quella del cuore tutto giallorosso di Angelo Gigli, leone per 40’, chirurgo alla fine.
Chi c’era, ha vissuto comunque una bella emozione e un giorno racconterà di aver visto il primo canestro da professionista di Jennings (e una tripla importante nel supplementare, che era forte si sapeva, ora sappiamo che non ha paura di niente). Chi c’era non era solo di Roma, dato che alcune centinaia di casertani hanno occupato il settore ospiti. Chi c’era, non era per forza abbonato alla Virtus, perché non sono così tanti. Premiata la scelta della società, che ha regalato un biglietto ad ogni abbonato. “La vostra assenza una sconfitta di tutti”, recitava uno striscione dedicato dai Warriors ai tifosi rivali. Ma ad aver perso è soprattutto chi ha preso una decisione sbagliata e fuori tempo. Mica come Jaaber.
Il Romanista
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