Taccola, calciatore e ragazzo perbene. L’amore giallorosso cinquant’anni dopo

Taccola, calciatore e ragazzo perbene. L’amore giallorosso cinquant’anni dopo

Il 16 marzo 1969 la tragedia a Cagliari. Storia di una punta completa: avrebbe fatto fortuna nella Roma e in azzurro

di Redazione, @forzaroma

Il 16 marzo del 1969 negli spogliatoi dello stadio Amsicora di Cagliari moriva Giuliano Taccola, centravanti romanista. Il caso vuole che proprio oggi la Roma disputi alle ore 18 a Ferrara, contro la Spal, una partita in trasferta. Infatti Taccola venne a mancare proprio intorno a quell’ora, precisamente alle 17.15 e per uno strano gioco del destino proprio contro la Spal egli aveva segnato l’8 ottobre 1967 il gol forse più bello della sua carriera, un’azione in profondità dopo un lancio di Peirò: il portiere Mattrel scartato e gol a porta vuota, scrive La Gazzetta dello Sport.

Fu un grande calciatore. Scomparso prematuramente, non ebbe il tempo di dimostrare tutto il suo valore ma riuscì, con la Roma, a mettersi in luce quel tanto da far intuire le sue potenzialità di attaccante. In due anni scarsi (stagione 1967-68 e parte della stagione 1968-69) segnò 17 gol in campionato, 5 in coppe europee e altrettanti in amichevoli internazionali.

Alla Roma doveva essere un rincalzo di Peirò ma alla prima partita, contro l’Inter di Herrera, fece un gol strepitoso conquistandosi il posto da titolare e costringendo lo stesso Peirò ad arretrare nella posizione di trequartista. Herrera lo aveva già notato e l’anno successivo, quando andò alla Roma, lo volle al centro dell’attacco. Il Mago era arrivato per volontà di Franco Evangelisti, presidente e braccio destro di Andreotti, che nel 1968 si candidò in Parlamento e lasciò la guida dei giallorossi. Taccola si senti male e poi morì a Cagliari a cavallo tra la fine del 1968 e l’inizio del 1969, in un momento di incerte responsabilità operative, di cambi nel settore medico. Aveva accusato disturbi e stanchezza dal mese di dicembre 1968, poi gli fu accertata una tonsillite e dovette operarsi ai primi di febbraio 1969, ma le febbri proseguirono. Rientrò ad allenarsi prima di quanto stabilito dal professor Filipo e prese una broncopolmonite emorragica, una endocardite grave e una setticemia che intaccò ogni organo, come appurò l’autopsia. Perché questa sottovalutazione? Qualcuno disse per leggerezze mediche, oppure per la sua fretta di rientrare e non perdere i premi partita, qualcuno accusò Herrera di averlo sfruttato.

Altrettanto vero è che Taccola aveva delle disfunzioni cardiache leggere fin da ragazzo e che queste patologie erano passate al vaglio del Genoa prima, della Roma poi e del centro tecnico di Coverciano ma senza che ne scaturisse alcun approfondimento sulla sua idoneità. La prevenzione medico-sportiva era allora lasca, basata su una legge del 1950, aggirata da tutti. Alla basilica di San Paolo fuori le mura, il suo funerale fu seguito da 50, forse 100 mila, romani. La Roma, al termine della stagione, vinse la sua 2 a coppa Italia, una coppa anche sua. E questa è la storia di un grande calciatore romanista, di un ragazzo perbene, pulito, rispettato da tutti, anche dai laziali, ucciso da un destino imprevedibile, un figlio ed un lavoratore del dopoguerra italiano

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