Il “no” di Totti a Spalletti. Niente invito al Colosseo

Il “no” di Totti a Spalletti. Niente invito al Colosseo

Per la presentazione della sua autobiografia, lo storico della Roma capitano chiama tutti gli allenatori avuti in carriera tranne Carlos Bianchi e quello dell’Inter. La replica del toscano: “Mi dispiace”

di Redazione, @forzaroma

Ci sono storie in cui sembra che il lieto fine non sia contemplato. Quella tra Francesco Totti e Luciano Spalletti rientra tra queste. Neppure il trasloco dell’allenatore toscano a Milano deve aver stemperato gli animi, e d’altronde in casa romanista nessuno ne è sorpreso, scrivono Cecchini e Angioni su “La Gazzetta dello Sport“. Solo poche settimane fa infatti, durante una cena con i giornalisti, lo stesso Totti diceva: “Io non ho dimenticato“. Ed in effetti lo ha dimostrato nello stilare la lista degli inviti per la festa-evento del 27 settembre, quando al Colosseo presenterà la sua autobiografia “Un capitano”, scritta con Paolo Condò. Alla serata straordinaria, per cui è stato invitato anche l’amico Federer, oltre a tanti vip, sono attesi i campioni del Mondo 2006, i campioni d’Italia del 200-2001, tutti gli allenatori più importanti della carriera. Tutti tranne due: Carlos Bianchi e, appunto, Luciano Spalletti. Ovvero, gli unici con i quali non è rimasto in buoni rapporti.

Non sono nella lista? Allora gli farò una sorpresa – ha detto sorridendo il tecnico di Certaldo -. Il libro lo leggerò sicuramente. L’ho fatto con tutti quelli scritti dai giocatori che ho allenato, perciò per un campione come lui lo farò più volentieri. Naturalmente, se così fosse mi dispiacerebbe, ma le scelte deli invitati le deve fare lui…“. Le differenze tra Bianchi e Spalletti paiono evidenti. Col primo il rapporto è stato di pochi mesi e, soprattutto, l’allenatore argentino ha pagato il fatto di aver dato il via libera al prestito del ventenne Francesco (stagione 1996-97) alla Sampdoria. Bianchi è stata una meteora nella storia giallorossa e tottiana, mentre Spalletti ha guidato l’ex numero dieci per 5 stagioni e mezzo. Anni straordinari, cominciati benissimo dal punto di vista del rapporto personale e professionale, per poi precipitare, soprattutto dopo il ritorno in giallorosso di Spalletti. Comprensibile, se si accetta il punto di vista di Totti, che ha sempre considerato il tecnico toscano tra i «complici» del suo addio al calcio (avrebbe voluto continuare) e, soprattutto, di una ultima stagione agonistica vissuta sempre ai margini dell’impegno agonistico e con mille episodi a punteggiare le frizioni e a dividere Roma.

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