Dzeko: “Sono rimasto per questo!”. E Pallotta lo ringrazia: “Che regalo per i miei 60”

Dzeko: “Sono rimasto per questo!”. E Pallotta lo ringrazia: “Che regalo per i miei 60”

Il bosniaco, che a gennaio sembrava destinato al Chelsea, ha segnato il primo gol in una fase a eliminazione diretta di Champions

di Redazione, @forzaroma

Come li convinci tu, Roma, non li convince nessuno. Piena di guai, a volte un po’ distratta, malandata anche perché svogliata, con quell’aria di superiorità che a volte non ti meriti. Ma quando entri nel cuore non esci più, hai voglia a spiegarlo a chi non ti conosce. Hai voglia a spiegare a Edin Dzeko che Londra è l’ombelico del mondo, che la Premier League mangia in testa alla Serie A, che il Chelsea ha prospettive che James Pallotta non può mica assicurare. “Scusa Edin, ma la Champions?”. C’è questa domanda nel dialogo immaginario con se stesso del bosniaco, in quei giorni di fine gennaio. E quella vocina dentro che risponde: “No, la Champions no, non si può fare per regolamento. Ma giocherai tanto in campionato, ti vuole Antonio Conte”, sentiva sussurrare il bosniaco. “Mmmhhhh. Ora ci penso un altro po’”. Ecco, in quel preciso momento tu, cara Roma, l’avevi già fregato. Legato alla sedia, alla villa di Casal Palocco, per la gioia della moglie Amra, dei suoi cuori al Colosseo via social e dei figli del centravanti. Per l’amore di Roma e la voglia pazza di giocare il torneo più importante che c’è. “Se non sono partito a gennaio è proprio perché volevo vivere serate come queste – ha confermato il bosniaco –. Tutte la stagione si gioca per gare come queste. È stata una grande notte per me, per la Roma, per i tifosi, per chiunque fa parte di questo club. Dopo dieci anni finalmente siamo riusciti a raggiungere i quarti di nuovo, dobbiamo esserne orgogliosi”. Probabilmente pure un filo di più. Dzeko forse neppure se ne rende conto, ma da queste parti i quarti di finale di Coppa Campioni/Champions si sono visti solo altre 3 volte, l’ultima 10 anni fa. Il bosniaco ha scritto un pezzo di storia. Anche personale, benintesi: è il primo gol di Dzeko in una fase finale della Champions, gli altri – anche ai tempi del City – erano arrivati solo nel girone. È diventata la Coppa Dzeko, chiamatela così. Lui che per la prima volta supera gli ottavi, lui che in questa Champions ha messo il piede in 6 degli 11 gol della Roma: 4 reti e 2 assist il dettaglio da sogno, come quell’esterno destro sotto le gambe di Pyatov. E il nome urlato da tutto lo stadio, come mai, come neppure la scorsa stagione con 39 gol, fino all’ovazione al momento della sostituzione, per un principio di crampi: “La standing ovation? Non sia solo per me, ma per tutta la squadra: tutti abbiamo dato il massimo, questi quarti ce li siamo meritati. Ora non ho una squadra preferita per i quarti: sono tutte forti, noi ce la giocheremo. Siamo tra le otto più forti d’Europa, significa che siamo forti anche noi, no?” Significa che aprile sarà mese di nuove emozioni. Che Dzeko non è scaramantico, perché s’è fatto il regalo del 32° compleanno con quattro giorni di anticipo. Anzi no, gentiluomo com’è il presente l’ha spedito a James Pallotta. Scarta scarta, mentre cantava happy birthday il presidente commentava: “La Roma mi ha fatto il regalo più bello che potessi immaginare”. Per mano di un centravanti che un giorno disse: “Ci sono più buche per le strade di Roma che a Sarajevo”. Ma ora s’è innamorato pure di quelle.

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