Quando l’avversario diventa l’egoismo

Quando l’avversario diventa l’egoismo

Dopo la rete di Pellegrini troppi elementi hanno pensato più alla gloria personale che a quella collettiva

di Redazione, @forzaroma

Con 35 minuti ancora da giocare, la Roma si è trovata a giocare con un uomo in più e con il risultato fissato sul pareggio. Alzi la mano chi, scrive Mimmo Ferretti su Il Messaggero, in quel momento, non ha pensato: se la Roma non vince questa partita…

Lorenzo Pellegrini ha impiegato pochi minuti per respingere i cattivi pensieri e a riportare la squadra di EDF in vantaggio. Tutto tranquillo, allora? Macché. La Roma ha cominciato a giocare la partita dell’egoismo. Con troppi elementi che hanno pensato più alla gloria personale che a quella collettiva. E così la partita è rimasta in bilico fino all’ultimo secondo, con la Roma spesso in difficoltà contro un avversario menomato.

Una volta ti può andare bene, ma in altre circostanze rischi una figuraccia memorabile. Ed è proprio dopo una vittoria così pesante che vanno fatti certi discorsi, perché sono queste (non solo queste, ovvio) le cose che devono essere migliorate se si vuole diventare realmente Grandi. Se non si pensa al gruppo, ma soltanto a se stessi, a gioco lungo non si va da nessuna parte. Inutile fare nomi, la partita l’hanno vista tutti e tutti si sono fatti un’opinione precisa su cosa è successo a Mosca.

La Roma probabilmente è la squadra più strana del pianeta. Capace di complicarsi la vita da sola con bravate fini a se stesse. Più dannose che inutili. 

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