Italia, dov’è la vittoria?

Italia, dov’è la vittoria?

Pari con l’Ucraina. La Nazionale sotto la guida di Roberto Mancini è stata capace di battere in 6 partite solo l’Arabia Saudita

di Redazione, @forzaroma

L’Italia fa cilecca anche nell’amichevole contro l’Ucraina (1-1) e incassa solo i fischi del pubblico di Genova, come scrve Ugo Trani su Il Messaggero. Mancini, capace di battere fin qui (6 partite) solo l’Arabia Saudita, non riesce a risollevare la Nazionale. Solo 8 gol in 12 mesi e 12 partite: l’Italia non migliora davanti.

Mancini fa partire la girandola del tridente e, secondo logica, piazza il destro Chiesa a sinistra e il mancino Bernardeschi sulla corsie opposta. L’attacco ha bisogno di ritrovare il gol e, a piedi invertiti, gli esterni offensivi arrivano con più facilità al tiro da fuori. Non è un caso che le prime conclusioni siano di Bernardeschi e Chiesa, anche se la parata più impegnativa del portiere ucraino è quella sulla girata di Bonucci. Il ct ripropone il 4-3-3, fidandosi della ritrovata condizione atletica del gruppo. L’Italia sta meglio di un mese fa. Fa pressing con Verratti, sempre aggressivo nella notte del ritorno, e Barella, subito spigliato al debutto in maglia azzurra (9° debuttante di questa gestione e 800° nella storia della nazionale), con Jorginho che play non si accende. La difesa si alza. Biraghi a sinistra spinge più di Florenzi, Bonucci lancia e finalizza.

Immobile è pronto a entrare a bordocampo e Bernadeschi, prima di lasciargli il posto, fa in tempo a sbloccare il risultato. Sinistro dal limite e omaggio di Pyatov che si fa scappare il pallone che probabilmente non sarebbe entrato. L’Italia adesso ha il centravanti, Chiesa si sposta a destra e Insigne torna a sinistra. A Chorzow si ripartirà da questa formula, magari con Bernardeschi per Chiesa. Gli azzurri restano avanti per poco più di 5 minuti: pari di Malinovskyi su torre di Burda, con Chiellini distratto e Donnarumma lento. Malinovskyi colpisce anche la traversa, Stepanenko spreca poi di testa. Shevchenko usa la panchina e l’Ucraina spaventa Donnarumma.

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