Il metodo Monchi: comunicare senza dover stupire

Il metodo Monchi: comunicare senza dover stupire

Diretto e concreto lo spagnolo piace per la chiarezza nel parlare e per is uoi affari avvolti nel mistero

Walter Sabatini usava una comunicazione filosofica, fatta di tanto se stesso, di ricerca dell’effetto, dello stupore. “Ho il riverbero di un suo disagio” disse nel 2011 parlando di Menez. E ancora “il calcio arrogante, la rivoluzione culturale, il dubbio potente”, fino al mitologico “gatto maculato”.

Molti restavano a bocca aperta, altri si facevano una risata. Questo, al netto del suo lavoro, apprezzato per certe operazioni economiche e per alcuni guizzi (non sempre). Ma qui ci si sofferma sulla dialettica e basta, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero.

Dopo sei anni circa di Sabatini, ecco Monchi, che ha un altro metodo e/o tecnica di comunicazione: è già diventato un idolo per aver portato giocatori lavorando in gran segreto, mentre prima qualche spiffero partiva. E’ diretto, usa meno aforismi, calcia di collo pieno, dritto per dritto, senza l’effetto. “Ci sono zero possibilità che Ruediger parta” o “la Roma non è un supermercato”. La bugia a fin di bene la si concede a chi deve lavorare – come sostiene il dg Baldissoni – nel segreto industriale del calciomercato, quindi passi per i Sabatini e per i Monchi e se Ruediger partirà non ci stupiremo.

Ma l’impressione che si ha studiando il ds spagnolo è quella di trovarsi davanti uno che usa la parola non per definire l’astratto. Monchi usa un’altra lingua ma si fa capire, evitando i verbosismi. E comprare prima di vendere è una tecnica che funziona sempre. “L’importante è non comprare male”, va dicendo lo spagnolo. Altra frase che ci garba.

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