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Sabatini: «La Juve è la più forte, ma la mia Roma combatterà fino alla fine»

L'ex ds giallorosso torna a parlare: "Sto soffrendo. Paralisi totale. La Roma non è un pezzo della mia vita: è tutta la mia vita. Sarò sempre un tifoso di questa squadra"

Redazione

A due mesi dalle sue dimissioni, l'ex direttore sportivo della Roma Walter Sabatini torna a parlare e lo fa in un'intervista rilasciata ad Italo Cucci sulle pagine de "La Nazione". Ecco qui uno stralcio delle sue dichiarazioni:

Tutto qui o ti manca qualcosa?

«Fare il presidente. Non stupire. Enfatizzo, parlo di un ruolo che mi dia ampia autonomia, un budget definito, linee operative concordate e rispettate. Senza dover dare spiegazioni a Tizio e Caio. Il calcio non si spiega. Chi dice di poterlo fare è un illuso. Si possono raccontare aneddoti, descrivere situazioni, ma è qualcosa di più grande, vuol dire entrare nella testa di chi lo fa, quale sia il ruolo. E’ materia incandescente che hai dentro, difficile da comunicare, più facile da realizzare dando ascolto a se stessi. Non sempre riesco a spiegare quello che voglio. Come dire: lasciatemi fare, ne parliamo con i risultati».

Adesso sei a piedi, due mesi senza Roma, come te la passi?

«Sto soffrendo. Paralisi totale. La Roma non è un pezzo della mia vita: è tutta la mia vita. Certo, aspetto che mi cerchino per ricominciare, soprattutto perché dal primo mattino vivo solo di lavoro, il resto dell'esistenza è solo un corollario. Non sono capace di sbarcare il lunario. Ho bisogno di essere occupato…».

Capisco l''Amor Roma', pero non m'aspettavo tanto...

«La Roma è un impegno morale. La Roma non è mia, tua, di chissà chi, è della sua gente, è un sentimento di popolo, un amore vero ma anche innaturale. Ho vissuto dentro questa responsabilità di guidarla e la vivo ancora oggi, giorno dopo giorno, sentendomi colpevole o meritevole. Questa Roma è in verità anche mia, per i giocatori che ho scelto, per l'allenatore che ho voluto io: un uomo geniale, Spalletti ha un'officina sempre aperta, ci lavora dentro con passione. Sarò sempre un tifoso della Roma...».

Ho un mio elenco che comincia con Nesta e Di Vaio ma contiene di tutto, campioni e gregari. Nella Lazio Lichtsteiner e Diakite, Kolarov, Radu, Behrami; nel Palermo Ilicic, Acquah, Morganella, Pastore, Darmian, nella Roma Lamela, Benatia, Marquinhos, Pjanic, Nainggolan, Strootman, Manolas. Dimmi il tuo preferito.

«Gattuso. Venne dalle giovanili della Roma a Perugia. Un ragazzo di Calabria. Lo misi in campo, dopo cinque minuti dovetti farlo uscire, picchiava tutti, ho temuto che ricambiando gli facessero male, lo mandai sotto la doccia e lui era una furia, gridava "Io sono un calabrese, non può trattarmi cosi...". Adesso deve vedersela col Pisa, mica facile, ma secondo me lo farà crescere, le difficoltà aiutano...».

Tutti parlano dell'onnipotenza della Juve...

«La Juve è la Juve, basta la parola».

La danno vincente anche stavolta...

«Ma non ha ancora vinto, il mio cuore è tumultuosamente per la Roma».

A proposito, Strootman è stato perdonato, io mi ero messo dalla sua parte...

«Ha un profilo personale e professionale inattaccabile. Cade perché sente qualcosa che non vede. E' al di sopra di ogni sospetto».