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Gio24052012

Ultimo Aggiornamento13:13:42

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Roma-Angelucci i giorni decisivi

(Corriere dello Sport - G. D'Ubaldo) - Domani si entra nella setti­mana che può essere decisiva per il futuro della Roma. L’imprenditore Giampaolo Angelucci, uno dei primi a manifestare il suo interesse per la società, su invito di Unicredit, ha in programma un incontro con i vertici della banca. Un contatto determi­nante c’è stato giovedì, la famiglia che è a capo della Tosinvest è inten­zionata a stringere i tempi, dopo aver dato mandato all’advisor Imi di trattare con Rothschild e dopo aver già avuto una prima idea sulla due diligence. Anche il padre di Giampaolo, l’onorevole Antonio Angelucci, avrebbe deciso di spinge­re per tentare la scalata alla società di calcio. Tutta la famiglia Angeluc­ci sarebbe coinvolta nell’operazione e potrebbe scegliere un presidente manager a capo della società. L’advi­sor incaricato da Unicredit aveva fis­sato per venerdì un summit nel qua­le presentare a Uni­credit la “relation short list”, con i nomi dei pretendenti papa­bili all’acquisto. In realtà l’operazione di scouting internazio­nale fin qui portata avanti non ha dato grandissimi risultati. Per questo l’incontro di venerdì sarà probabilmente interlocutorio. Biso­gnerà aspettare fine mese, quando saranno completati i due adempi­menti tecnici: la costituzione della Newco e la scissione della stessa da Italpetroli. Solo allora si avrà un qua­dro più dettagliato dei possibili ac­quirenti.

CITTADELLA
- La partita della vendita della Roma si giocherà intorno ai ter­reni di Torrevecchia, destinati alla Cittadella dello Sport della Roma da una variante concessa dall’allora sin­daco Veltroni e ceduta da Italpetroli alla banca disgiunti dalla Roma. Se il terreno di Torrevecchia, per il quale l’imprenditore Caltagirone aveva of­ferto sessanta milioni pochi mesi fa, viene ceduto unitamente alla Roma (sul terreno c’è ancora il vincolo del­la Cittadella dello sport) il valore del­la società di calcio aumenta conside­revolmente. Nel corso delle trattati­ve le parti avevano riconosciuto un valore della sola squadra intorno ai 150 milioni, è verosimile che si pos­sa vendere a 130-140 milioni e per un incasso superiore ai 100 milioni, ai Sensi andrebbe un riconoscimen­to pari al 5 per cento dell’eccedenza.

GRANDE NOME
- La Roma che esce dal mercato è una squadra più competi­tiva e il nuovo acquirente deve man­tenere alto il livello della squadra. Profumo, a.d. di Unicredit, ha detto ai suoi uomini che la società di calcio deve essere venduta a un “grande nome”. I fondi, come quello denomi­nato Clessidra (al quale sarebbe le­gato l’imprenditore Francesco Ange­lini), entreranno in gioco con un ruo­lo marginale, con l’acquisizione al massimo di un venti per cento delle quote, affiancando il nuovo azionista di maggioranza. Rotschild Italia, at­traverso il suo a.d. Alessandro Daffi­na, si è impegnato con Profumo a trovare un acquirente e ha fatto di tutto per ottenere questo incarico. L’incontro di venerdì dovrebbe esse­re interlocutorio, intanto l’advisor proseguirà per tutto settembre la ri­cerca di un “grande nome” anche a livello internazionale. Sono stati fat­ti i nomi del fondo arabo Aabar (già socio di Unicredit), dell’egiziano Na­guib Sawiris. L’impressione è che o si chiude entro settembre, al massi­mo ottobre, oppure la società giallo­rossa resterà con questa struttura fi­no a giugno. Unicredit quest’anno deve fare il tifo per la Roma e anche i manager della banca sanno che la squadra nel corso della stagione de­ve avere stabilità per rendere al massimo.

OPA
- Inoltre c’è un altro passaggio da tenere in considerazione. Entro settembre la Consob si pronuncerà su un quesito posto da Unicredit. Se­condo gli accordi Italpetroli-Unicre­dit firmati il 26 luglio, per la Roma si è trattato di una ristrutturazione del debito e non di una cessione vera e propria, questo grazie alla costituzio­ne della Newco. Un escamotage stu­diato per evitare l’Opa. La Consob si è riservata di esprimersi su questo quesito, sottoscritto anche da Italpe­troli. Comunque l’eventuale Opa, per le azioni che sono sul mercato, non dovrebbe superare un costo di dieci milioni. Cifra che inciderebbe poco sulla volontà di un imprenditore che investe 140 milioni per rilevare la Roma e ne stanzia altri 100 per il mercato per mantenerla competiti­va.