Coni, Lotti: “Il calcio va rifondato”. Malagò: “Fossi Tavecchio mi dimetterei” – FOTO – VIDEO

Coni, Lotti: “Il calcio va rifondato”. Malagò: “Fossi Tavecchio mi dimetterei” – FOTO – VIDEO

I vertici dello sport si sono riuniti per presentare il nuovo stadio dell’Atalanta. Inevitabili i commenti sulla disfatta della Nazionale

La notizia clamorosa è di ieri sera: l’Italia di Ventura non si è qualificata ai Mondiali di Russia del 2018. Questa mattina nel Salone d’Onore del Coni è stato presentato il progetto del nuovo stadio dell’Atalanta alla presenza del presidente Giovanni Malagò e del ministro per lo Sport Luca Lotti. Inevitabili i commenti sulla disfatta azzurra. Presente anche il direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni.

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Ore 13.10 – A margine della conferenza, il Presidente del Coni Giovanni Malagò ha rilasciato alcune dichiarazioni ai cronisti presenti: “La delusione, sia sportiva che umana, è clamorosa. C’è amarezza. Un uomo delle istituzioni deve ascoltare tutti ma poi deve ragionare col buon senso. Cerchiamo di essere concreti. Oggi il presidente del Coni – che ha 64 Federazioni – può commissariare, anzi, deve commissariare se accade almeno un fatto di 3. 1) Se non c’è il funzionamento della giustizia sportiva. Anche lì uno può dare opinioni concordanti o meno, però di fatto esiste. 2) La regolarità dei campionati. 3) Se ci sono gravi irregolarità amministrative, sostanzialmente di carattere finanziario. Oggettivamente nella Federcalcio ad oggi non c’è nessuno di questi 3 fattori, quindi non ci sono gli strumenti giuridici, tecnici, formali e procedurali per portare avanti un commissariamento. Poi c’è un altro discorso che riguarda la sfera delle competenze sportive e delle responsabilità, che sono sotto gli occhi di tutti. Dal 1958 non ci era mai successo di non qualificarsi ad un Mondiale. Tra l’altro all’epoca solo 16 squadre andavano al Mondiale, mentre oggi ci sono maggiori possibilità di farlo. Poi si viene da un periodo in cui la stessa Nazionale non ha fatto grandi risultati al Mondiale. Stamattina ho sentito Tavecchio, gli ho chiesto che intenzioni avesse, e mi ha detto che domani ci sarà questa riunione in Figc. Voleva confrontarsi con i suoi interlocutori sul modo di procedere. È padrone di assumersi le sue responsabilità, ma se fossi in lui mi dimetterei. Mi dimetterei perché facendo così si attesta anche la validità delle cose buone fatte in questo periodo. Oggettivamente, però, la situazione sportiva è quella che è. In questo paese il calcio rappresenta tante altre cose”.

Ieri sera si sarebbe aspettato le dimissioni di Ventura?
Non credo che questo sia il punto. Se è vero, e do per scontato che lo sia, che Ventura ha un contratto che sarebbe stato rinnovato solo ed esclusivamente in caso di qualificazione al Mondiale, di cosa stiamo parlando? La sostanza cambia poco. Di fatto Ventura non ha il rinnovo. Che si dimetta oggi o tra un mese, cambia poco. Su di lui gli elementi sono abbastanza acclarati. Non credo che il problema sia solo Ventura, anche se l’inizio del percorso del progetto di Ventura, era legata ad un’altra filiera di carattere tecnico, che prevedeva un ruolo significativo di Marcello Lippi, che poi però non è più andato a buon fine. Probabilmente questo ruolo di Ventura, diventato a tutti gli effetti responsabile di tutte le squadre nazionali, è stato impostato in modo sbagliato. Questo non significa cambiare un giudizio su Ventura. Facciamo un esempio: prima c’era un direttore generale che prevedeva di avere anche un amministratore delegato. Poi il dg si è ritrovato senza l’ad ed è stata una scommessa purtroppo persa.

Prandelli e Abete si erano dimessi subito dopo il fallimento in Brasile.
Non c’è una regola. Ci sono stati casi in cui presidente federali e allenatori sono rimasti al loro posto e si sono assunti questa responsabilità, ci sono invece altre persone che hanno deciso di farlo. Sono scelte della propria coscienza. Se il signor Tavecchio ritiene di essere ancora la persona maggiormente deputata per portare avanti il nuovo corso della Figc, si assume la responsabilità di questa decisione.

Se arrivassero le dimissioni, vede figure in grado di dare una svolta a questo calcio?
Ci porremo il problema quando ci saranno queste dimissioni, ammesso che avvengano. Il compito del presidente del Coni non è quello di fare campagna elettorale per qualcuno, ma è quello di individuare la migliore forma commissariale, perché di questo oggi si parla.

“Vorrei ringraziare Buffon. Ieri ci ha messo la faccia, come ha sempre fatto in tutti questi anni. Sentiva il peso della sconfitta non solo per se stesso ma per tutto il Paese, per i giovani. Ha parlato anche di responsabilità sociale. Complimenti a lui e a tutta quella generazione che ci ha dato soddisfazioni enormi, da quello che ho capito più o meno tutti hanno deciso di ritirarsi dalla Nazionale. Sento parlare di Chiellini, Barzagli, De Rossi… tutto si può dire tranne che ieri non si sono impegnati. Hanno dato il massimo. Complimenti a Milano, a San Siro. Un tifo strepitoso. Si sono messi a cantare l’inno d’Italia all’81’. Una prova strepitosa di provare a spingere la Nazionale. A memoria non ricordo una cosa simile. Il rammarico cresce, mi sembra evidente che qualcosa non è andato come ci si aspettava”.

Può essere Buffon la figura intorno a cui ricostruire il calcio? Una figura alla Zoff?
Si possono fare tanti nomi. Mi risulta che Buffon abbia dato l’addio alla Nazionale, ma continua a fare il calciatore. Non so se solo per quest’anno o per altri anni. Le persone devono sempre passare per determinate dinamiche elettorali.

Aveva definitivo singolare la decisione della Lazio di aprire la Sud con la Nord squalificata. È arrivata la decisione del Procuratore Pecoraro che non ha deferito Lotito. Cosa ne pensa?
Ogni giorno mi capitano sentenze di giustizia sportiva. Se mi metto a dire se sono d’accordo o meno, si apre un altro polverone. Mi rendo conto che ci saranno opinioni diverse.

Il problema sono i troppi stranieri nel calcio italiano come ha detto Matteo Salvini?
Ci sono troppi stranieri? Penso che in assoluto in troppi sport ci sono troppi stranieri. C’è una legge Bosman, bisogna capire cosa si intende per straniero. Un cittadino comunitario non è considerato straniero. Per quanto riguarda gli extracomunitari, chi mi segue al Coni sa che ogni anno abbassiamo la quota degli extracomunitari. Sistematicamente. Se un giocatore africano riesce a prendere un passaporto tedesco, austriaco, olandese o belga – e basta guardare quelle nazionali -, se voi quello lo considerate straniero, giuridicamente non lo è. Il problema esiste, sicuramente bisogna tenerne conto.

Basterà un nome importante sulla panchina della Nazionale per cancellare questa ferita?
Direi che è una componente fondamentale, ma non può essere l’unica.

Il saluto romano sul campo di Marzabotto?
Un gesto deplorevole che si commenta da solo. Anche lì la giustizia sportiva non potrà che intervenire.

Ore 12.55 – Parla il Ministro Lotti: “Complimenti alla famiglia Percassi e al Credito Sportivo. Hanno creduto in un progetto e fatto squadra. Siamo in un periodo particolare. Inutile girarci intorno e nascondere ciò che è successo ieri sera. Prima ho detto che è il momento di rifondare il calcio ed è vero ma c’è anche qualcosa di buono nel nostro calcio, come l’Atalanta e il suo vivaio. Così come l’Empoli e tante altre. Sono loro gli esempi positivi e devono rappresentare una rinascita, che deve partire dalle strutture, dagli stadi. Stiamo lavorando tantissimo anche con la Roma e speriamo che molti possano utilizzare la cosiddetta norma Lotti per rimettere a posto gli stadi italiani. Sono 3 i pilastri per rifondare il calcio: le strutture sportive, la governance della Lega di A e di B e la liberilazzione dei diritti Tv. È il momento di rifondare il calcio, quello che forse non si è avuto il coraggio di fare prima e tutti insieme dobbiamo dare una mano per far sì che il movimento riparta”.

Ore 12.35 – Interviene Malagò: “Apprezzo la sensibilità di tutti gli addetti ai lavori per aver condiviso la scelta di questa conferenza stampa. È un momento importante, è una bella giornata in questo momento perché si va nella direzione giusta. Conosco bene la famiglia Percassi, soprattutto il papà per un fatto generazione. C’è una grande sintonia e complicità di vedute. Hanno deciso di fare un passo per andare verso l’ovvio, il buon senso ma non è scontato per niente. Numericamente, non dico sia l’eccezione ma quasi. Quello che mi interessa dire è che prima la Juve, poi l’Udinese, ora il percorso del Cagliari, il Sassuolo. Senza dimenticare la Roma. Se negli anni in cui c’erano le vacche grasse, in cui si facevano risultati importanti, qualche presidente avesse avuto l’attenzione e la lungimiranza di risparmiare magari un ingaggio importante forse oggi avrebbero avuto uno stadio di proprietà. Non si può avere una famiglia se non si ha una casa. Anche in un giorno in cui siamo tutti amareggiati questa è una bella cosa”.

Ore 12.10 – Il ministro per lo Sport Luca Lotti parla con i cronisti presenti prima dell’evento: “È una giornata molto triste dal punto di vista sportivo. Il mondo del calcio va rifondato, vanno fatte delle scelte che forse negli anni passati non si è avuto il coraggio di fare. Oggi è arrivato questo momento, tutti dobbiamo dare una mano. Le parole di Buffon sono state molto chiare: tutti dobbiamo dare una mano per far ripartire il mondo del calcio. Non abbiamo scoperto ieri che ci sono alcuni problemi. Non è dalla partita con la Svezia che c’è qualcosa che non va. Negli ultimi 2 Mondiali siamo usciti al primo turno. Non si riescono ad eleggere presidente della Lega di A e di B. C’è tanto da fare. Bisogna sfruttare questa “occasione” per rifondare del tutto il calcio italiano“.

Si aspettava decisioni importanti da Ventura e Tavecchio?
Sta a loro prendere decisioni. Ripeto: credo sia veramente importante cogliere questo momento per mettere a posto tutto il calcio italiano, dai settori giovanili fino alla Serie A. È un problema che riguarda tutti. È anche un problema culturale di come si insegna a fare calcio ai ragazzi, anche di come i genitori di questi ragazzi si comportano in tribuna. Lo dico da umile allenatore. Forse è il caso di ripartire anche da lì, fino ad arrivare alle massime serie.

Molti evocano l’epurazione totale.
È un momento in cui tutti devono fare la loro parte. Come Governo stiamo già provando a dare una mano al calcio con la riforma dei diritti televisivi. C’è ancora molto da fare, ma dobbiamo farlo tutti insieme.

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