Totti, gli ultimi 40 giorni di una bandiera controvento

Totti, gli ultimi 40 giorni di una bandiera controvento

Quaranta giorni, poi di Francesco Totti come calciatore quasi sicuramente si parlerà al passato. E tutto sarà diverso. Oggi, invece, sembra tutto così assurdo. Eppure per altri campioni l’ultimo “mese di vita” non è stato così frustrante

Nel calcio non ci sono più bandiere. Ormai è entrato a far parte dei luoghi comuni quasi come “non ci sono più le mezze stagioni” o “i giovani d’oggi non portano più rispetto”. Ci sono però alcuni campioni che decidono di vestire una maglia (al massimo due) per sempre. Una ristretta cerchia di fedelissimi che al momento del loro commiato hanno ricevuto corone d’alloro e trattamenti da re. Come è giusto che sia perché come diceva Che Guevara: “Bisogna pagare qualunque prezzo per il diritto di mantenere alta la nostra bandiera”. Ma la bandiera più emblematica della storia del calcio moderno ancora sventola, anche se contro il vento: che venga da Nord, Est o Ovest. Si tratta di Francesco Totti, 40 anni, venticinque di Roma.

Non di Real Madrid o Juventus (dove è più facile restare). Di Roma. Della Rometta di Ciarrapico, di quella appena nata di Franco Sensi che non andava oltre la Coppa Uefa, della corazzata che nel 2001 si prese il terzo scudetto, di quella che con Rosella Sensi sfiorò solo il tricolore dominando però in coppa Italia e facendosi bella in Europa, della prima Roma americana tra alti e bassi, dell’ultima con Spalletti alla guida. Per questo, oltre all’alloro, meriterebbe anche rose a massaggiargli i piedi dove cammina. Ma non è così. Gli ultimi 40 giorni di Totti nella Roma sono vissuti tra rancori e indifferenza, con la sicurezza che nelle prossime 6 partite poco cambierà. Tra chi considera lesa maestà vederlo in campo “cinque minuti” a partita, e chi invece impartisce lezioni di tifo: viene prima la Roma, non Totti. Slogan banale. Se la Roma esce da ogni competizione e non è riuscita in 6 anni a trovare un benché degno erede del capitano allora quei tifosi tacciati di troppo Tottismo devono trovare una coperta calda con la quale riscaldarsi. E spesso quella coperta è stata la romanità, il vanto di avere un giocatore così innamorato. “Niente coperta, restate al gelo”. E’ l’input che arriva anche da una parte dell’ambiente, da penne vicentine, da social senza volto e dalla memoria corta. Perché le ultime lacrime viste all’Olimpico sono quelle dei suoi tifosi al momento del secondo gol di Totti al Torino della scorsa stagione. Non 20 anni fa, né 10. Non ne è passato nemmeno uno ancora, eppure sembra una vita fa. E il futuro di Francesco nella società? E quello di De Rossi? Ci siamo dilungati, è vero. Torniamo alle bandiere d’Europa, dove si sventola col vento a favore anche se per meno tempo.

IN SERIE A – L’ultimo esempio è Javier Zanetti. Anche lui ha giocato fino a 40 anni, anche lui amatissimo dai tifosi interisti pur non essendo nemmeno italiano. il suo futuro era chiaro da tempo: vice presidente dell’Inter. E un presenza di peso all’interno dello spogliatoio che si respira tutt’ora. Un ruolo di tutto rispetto per un giocatore che nella sua ultima stagione è sceso in campo 12 volte a causa dei postumi di un infortunio al tendine d’Achille. Anche in questo caso il tecnico di allora, Mazzarri, non si comportò splendidamente evitando di fargli giocare l’ultimo derby della sua carriera. Trattamento coi guanti nella loro ultima stagione anche per le bandiere rossonere: da Baresi a Maldini passando per Inzaghi, Ancelotti, Donadoni e Gattuso. Poi c’è il caso Del Piero. Con lui gli Agnelli non furono certamente morbidi, ma almeno furono onesti da subito. E soprattutto crearono un diversivo nella mente dei tifosi: via la bandiera, dentro campioni come Tevez o Vidal. E sei scudetti di fila.

IN LIGA – Venticinque anni di Real Madrid, e le lacrime in conferenza stampa. Fu uno dei momenti più commoventi quello legato all’addio di Casillas. Il portierone spagnolo che i tifosi hanno sostenuto nonostante le papere dell’ultima stagione quando Casillas è sceso in campo ben 47 volte. Anche lui, come altri, ha voluto chiudere la carriere altrove ma non può certo dire di aver subito umiliazione in maglia Blancos, la più importante del mondo. La stessa vestita per 18 anni da Raul. L’attaccante dei record nel suo ultimo anno a Madrid disputò 37 partite. Commiati speciali pure per Xavi e Puyol del Barcellona.

IN PREMIER – Se pensi a una bandiera del campionato inglese pensi subito a Stevan Gerrard. L’ex capitano e leggenda del Liverpool che a 35 anni ha deciso di passare le ultime due stagioni a Los Angeles. L’ultima coi Reds lo ha visto scendere in campo 41 volte. Altroché 5 minuti. A lui fu dedicata una festa senza precedenti nel giorno del suo addio. A fine anno lascerà un’altra bandiera come Terry che proprio ieri ha avuto parole dolcissime per il Chelsea: “Dopo 22 anni ci sarebbero tantissime cose da dire e tantissime persone da ringraziare di questa grande società. Dagli allenatori ai compagni e i membri dello staff fino ai nostri tifosi che mi hanno sempre supportato nel corso di questi anni. Non vi ringrazierò mai abbastanza”. Terry è solo l’ultimo di una serie di addii dolorosi dal punto di vista emotivo per i tifosi del Chelsea: negli ultimi anni i Blues aveva salutato anche Frank Lampard (2001-2014), Petr Cech (2004-2015) e Didier Drogba (2004-2015).

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