Realizzò rapine a mano armata: chiesti 4 anni di reclusione per l’ex Roma H’Maidat

Realizzò rapine a mano armata: chiesti 4 anni di reclusione per l’ex Roma H’Maidat

Il calciatore marocchino era stato arrestato lo scorso marzo in Belgio, dove aveva fatto perdere le sue tracce dopo il prestito al Westerlo. Lo portò Sabatini nel 2016, la sua procura era gestita da Raiola

di Marco Prestisimone, @M_Prestisimone

È di quattro anni di reclusione la richiesta del pubblico ministero di Turnhout, nella provincia di Anversa, per il calciatore ex Roma Ismail H’Maidat. Il marocchino, salito agli onori della cronaca lo scorso marzo, era stato arrestato nella città nativa di Nainggolan con l’accusa di aver realizzato cinque rapine tra il 25 dicembre 2017 e il 25 gennaio 2018 nella stessa Turnhout, a Geel e Ravels: una stazione di servizio, un casinò, un negozio di scarpe e due supermercati i “bottini” di H’Maidat e del complice Alexandre d.C., prima che venissero riconosciuti grazie alle telecamere di sorveglianza, ad un lettore di targhe ed alcune intercettazioni telefoniche.
Lunedì scorso l’udienza in tribunale nella quale è arrivata la richiesta dell’accusa. Ma H’Maidat – riportano i media locali – si è dichiarato innocente: “Continuo a dire che non ho nulla a che fare con i fatti, c’è un’altra persona implicata”, ha riferito al giudice. Il complice ha invece ammesso il reato ma senza fare il nome del calciatore classe ’95. Il 22 ottobre il caso verrà riesaminato.

LO MANDAVA RAIOLA – Fino a 12 anni era nelle giovanili del Twente in Olanda, per poi trasferirsi in Belgio passando tra Turnhout, Westerlo, Genk e Lovanio. Nel 2013 l’esperienza in Inghilterra al Crystal Palace, prima dell’Anderlecht. Raiola lo scopre e lo porta al Brescia, dove fa il suo esordio da professionista in Coppa Italia nel 2014. È il 1 febbraio del 2016 quando Sabatini per poco più di 2 milioni lo porta a Roma, dove però non ha mai indossato la maglia giallorossa: in due anni girandola di prestiti tra Ascoli, Vicenza e Olhanense in Portagallo, prima del ritorno al Westerlo. Qui solo sei minuti in campo, prima di essere cacciato dalla società perché non si presentava mai alle sedute d’allenamento, senza fornire alcuna giustificazione.

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