Ranieri l’aggiustatutto: dal Chelsea alla Roma, ecco perché i tifosi ora ci credono

Ranieri l’aggiustatutto: dal Chelsea alla Roma, ecco perché i tifosi ora ci credono

Il quarto posto è tornato vicino e i romanisti sperano: nel 2000 la rimonta con i Blues, qualche anno dopo la salvezza con il Parma. E quello scudetto sfiorato…

di Marco Prestisimone, @M_Prestisimone

La Roma l’ha scelto perché Claudio Ranieri sa come si fa. Lo scrittore e giornalista britannico Gilbert Keith Cherston all’inizio del ‘900 disse che la cosa incredibile dei miracoli è che accadono. Eppure mancavano ancora oltre cento anni a quella che è diventata – guarda caso, proprio in Inghilterra – l’impresa più incredibile della storia del calcio, quella del suo Leicester.
La montagna-Roma sembrava inscalabile, eppure i tre punti con la Sampdoria e i passi falsi di Milan, Lazio e il pareggio tra Inter e Atalanta ha riacceso la speranza dei tifosi. Che vivono di altalene di passione e come De Rossi ora vogliono giocare un’altra Champions l’anno prossimo.
Perché Sir Claudio in miracoli e rimonte si è specializzato nel corso nella carriera.

TINKERMAN – La prima è nella sua seconda casa, Londra: è il 2000 e viene chiamato dal Chelsea a sostituire Gianluca Vialli, che quell’estate spende 26 milioni di sterline (un’enormità per quegli anni) e acquista tra gli altri Hasselbaink e Gudjohnsen. L’ex Juve vince solo una partita sulle prime cinque e viene esonerato. Ranieri subentra e nonostante le prime difficoltà con l’inglese (aveva allenato solo in Italia e Spagna), porta i Blues al quinto posto in Premier. La vittoria più grande però è quella del cambio generazionale: via gli anziani e dentro giovani in rampa di lancio come Terry, Gallas, Lampard e Grønkjær. Gente che poi farà la storia del club.

ITALIA – Non solo “miracles”, però. Anche in Italia sono arrivate imprese niente male da subentrante: nel febbraio 2007 il Parma lo chiama per sostituire Pioli e Ranieri torna dopo dieci anni tra Spagna e Inghilterra. In Europa non riesce ad evitare l’eliminazione dalla Coppa Uefa contro lo Sporting Braga nei sedicesimi di finale, ma in campionato arriva una rimonta storica: gli emiliani sono penultimi a metà stagione, ma con Ranieri in panchina arrivano 27 punti in 16 partite che valgono una salvezza che ha del miracoloso.
Ma quella più cara ai romanisti è l’impresa sfiorata nel 2010: dopo due giornate Spalletti si dimette, Claudio arriva e ottiene la media punti più alta del campionato e assaporando per 37’ il titolo di campione d’Italia, conquistato poi dall’Inter.

CREDERCI – Sette punti in cinque partite non sono certo media-scudetto ma per i ritmi delle “nemiche” per il quarto posto bastano almeno a crederci. E qualcosa Ranieri l’ha già cambiata: in campo, dove Olsen ha perso il posto e Schick riguadagnato posizioni, ma anche fuori. I tifosi hanno apprezzato il mea culpa dopo la mancata sostituzione di Perotti contro la Fiorentina, visto che le scuse erano arte astratta a Trigoria negli ultimi tempi. Se questo sarà sufficiente non lo sa neanche lui, che anche nei momenti più difficili ha respinto con forza le domande di chi gli chiedeva se si fosse pentito. Un po’ perché è casa sua, un po’ perché alle imprese impossibili ha smesso di crederci da tempo.

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