Pellegrini, Manolas e… un caffè: quando le clausole fanno il mercato

Pellegrini, Manolas e… un caffè: quando le clausole fanno il mercato

Monchi nel suo contratto ne ha una che gli consentirebbe di cambiare squadra, ma ora deve concentrarsi sulle questioni che riguardano i due giallorossi. C’è l’ombra di United e Psg, che spesso ne hanno approfittato

di Marco Prestisimone, @M_Prestisimone

Buongiornissimo, caffè? Il risveglio della Roma nel mercato di gennaio passa dall’unica cosa che hanno in comune Manolas, Lorenzo Pellegrini e una tazzina di caffè: la clausola rescissoria. In attesa che si muova qualcosa in entrata – in particolare a centrocampo – bisogna combattere con le avances di Manchester United, Liverpool e Paris Saint-Germain, disposte ad approfittare delle occasioni da 36 milioni per Kostas e dei 30 del giovane trequartista. Mentre per Pellegrini l’ostacolo sembra superabile dalla voglia di ripercorrere le orme dei romani e romanisti, il discorso è diverso per Manolas: per i tifosi è diventato un capitano, ma il nuovo agente Raiola lavora per offrirgli il contratto della vita. Magari in Inghilterra, dove sono abituati ad investire tanto sui difensori (85 milioni per Van Dijk, 65 per Laporte, 60 per Stones…), rendendo l’ipotesi di addio a prezzo di saldo ancora più amara.
La palla passa a Monchi: anche lui ha ammesso di avere nel suo contratto una clausola rescissoria (e ci sarebbe anche una penale in caso di passaggio al Real Madrid o al Barcellona), ma l’obiettivo ora è quello di eliminare del tutto o alzare significativamente quelle di Pellegrini e Manolas, procuratori permettendo. 

IN ITALIA – Anche perché la Roma ha già sofferto in passato: due anni e mezzo fa la Juventus le soffiava Pjanic per 38 milioni senza neanche bisogno di una trattativa. I bianconeri poche settimane dopo si accordarono anche con Higuain, versando in due rate i 90 milioni previsti. In quella stessa estate il Manchester United lavorò con Raiola – e questo spaventa ancora di più i romanisti – per il passaggio di Pogba per 110 milioni di euro: a liberarlo proprio una clausola che concedeva al francese la possibilità di scegliere autonomamente dove andare, senza l’intralcio della Juventus.
Il vero affare però lo fece sicuramente l’Inter, che nel 1997 sborsò 48 miliardi (circa 24 milioni di euro) per strappare Ronaldo il Fenomeno al Barcellona.
Chi è rimasto scottato è il Napoli (che perse anche Cavani e Lavezzi per circa 94 milioni), che ora impone le proprie clausole rescissorie in quasi tutti i contratti: di 65 quella di Zielinski, 60 quella di Rog, 55 di Maksimovic e 50 di Hysaj. In Italia quelle più alte sono per due attaccanti: Belotti ne ha una da 100 valida per l’estero, mentre quella di Icardi può arrivare a 150 in caso di rinnovo con l’Inter.

FOLLIE – Ma le clausole più incredibili sono tra Spagna e Inghilterra: in Liga c’è stato lo shock di Neymar al Psg (che ha pagato la clausola da 222 milioni) e ora le nuove sono lievitate. Quella di Benzema è a un miliardo (com’era quella di Cristiano Ronaldo), mentre Isco, Asensio e Messi si fermano a 700 milioni. E c’è la new entry di Diaz, che arrivato dal Manchester City nei giorni scorsi ha già sul suo contratto una da 750. Poi ci sono i vari Kroos, Suarez, Casemiro, Bale e Sergio Ramos, con clausole che oscillano tra i 500 e i 200 milioni di euro.
Ma unica resta la storia di Colin Doyle: in caso di retrocessione del suo Blackpool in quarta serie, poteva liberarsi per una sterlina. Ad approfittarne il Bradford City, che esercitò questo diritto acquistando il portiere inglese al prezzo di un caffè. 

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