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I ragazzi della Sud, la coreografia e l’amore per Totti: “Spontanea, come Francesco”

Forzaroma.info ha incontrato i ragazzi del gruppo Roma che hanno ideato e creato la coreografia per il numero 10: "Non volevamo dimostrare niente, tutto è stato realizzato pensando unicamente a Totti, che per 25 anni anni ha vestito un'unica maglia"

Valerio Salviani

L'amore molto spesso è una cosa semplice. Semplice come un 'ti amo', due parole che unite racchiudono un mondo. Semplice come dire 'Totti è la Roma'. Una frase che messa lì, in uno stadio colorato di giallo e di rosso per l'addio del numero 10 più grande che questa città abbia mai visto, significa tutto. Noi di Forzaroma.info abbiamo avuto il piacere di conoscere i ragazzi del gruppo 'Roma’. Gli ideatori e creatori di quella che, a detta dello stesso Totti, è stata la coreografia più bella di sempre: “Cercavamo una cosa semplice, semplice come Francesco. Non c'è bisogno di spendere 20mila euro per fare una cosa bella. In quella coreografia c'è tutto il nostro amore per Totti”. Una frase che per qualcuno è suonata come un messaggio, ma che in realtà racchiudeva tutt'altro: “Tutto è stato realizzato pensando unicamente a Totti, che per 25 anni ha vestito un'unica maglia. Non volevamo dimostrare niente. Noi siamo la Roma quando andiamo a togliere uno striscione contro la nostra squadra, o a cancellare una scritta sui muri contro la Roma e anche Totti è la Roma. Meritava il giusto tributo, fatto alla nostra maniera”.

UNA GRANDE FAMIGLIA

Il racconto è intenso ed emozionato: “Ci abbiamo lavorato una settimana intera senza sosta. Abbiamo dovuto pensare ad una coreografia che fosse bella, ma che non andasse contro la legge. Non abbiamo chiesto il permesso a nessuno, ma siamo riusciti a rimanere nelle regole. Cartelloni a grandezza consentita e materiale ignifugo. Non possono dirci nulla”. E nulla hanno detto: dal momento in cui è stato fatto entrare il materiale intorno alle 15 fino a quando è stato esposto poco prima della partita. In quel momento tutti gli smartphone, le macchinettefotografiche, gli occhi erano rivolti verso la curva Sud. Un lavoro che li ha resi orgogliosi e con felicità, in un tranquillo pomeriggio romano, ci mostrano la vernice ancora attaccata su braccia, pantaloni e scarpe: “Alla coreografia ha lavorato tanta gente che allo stadio non ci è potuta andare. Abbiamo litigato con le mogli, con i figli, abbiamo tralasciato il lavoro. Tutto il giorno a pensare ad un'unica cosa, senza chiedere aiuto a nessuno e senza la certezza che ce l'avrebbero fatta entrare. Ma vogliamo dire grazie a tutti i gruppi della Sud. Senza di loro non ci saremmo mai riusciti”. Realizzarlo però non è stato facile: “Ci mandavamo foto per trovare i prezzi migliori. Ci siamo chiamati in continuazione. L'abbiamo realizzato in un capannone a Pavona. Arrivarci era complicato, soprattutto per i ragazzi minorenni. Abbiamo fatto anche due viaggi per accompagnarli. Li a spaccarsi la schiena dal signore di 50 anni, al ragazzo della periferia a quello di ponte Milvio. Questo è ciò che ci unisce. Siamo tutti una grande famiglia”.

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UN REGALO SPECIALE

E a chi li definisce criminali rispondono così: “Ci dipingono come mostri. Siamo gli stessi della coreografia dei capitani, gli stessi che dopo il 26 maggio sono scesi in strada a Testaccio per ricordare a tutti che Roma è giallorossa. Non siamo dei santi è vero, ma fateci pagare solo i nostri errori. Il nostro unico interesse è tifare la Roma. Non prendiamo un euro e quando serve aiutiamo le famiglie dei ragazzi che sono con noi e che, per questo, ci rispettano e ci prendono come esempi”. Eppure le polemiche e gli attacchi per alcune scelte non sono mancati. Neanche dagli altri tifosi romanisti: “Non è facile andare allo stadio e cantare sapendo che mio cugino o mio figlio stanno a casa solo perché hanno fatto un corteo. Le ingiustizie ad un certo punto diventano troppe per tacere e il trattamento non è mai lo stesso tra noi e gli altri. A Roma succede sempre tutto prima. I tifosi della Roma sono stati i primi in Italia a ricevere il Daspo per 8 anni. Roma è un laboratorio sociale”. Francesco Totti, il motivo che ha li ha spinti a fare questo lavoro incredibile, lì ha abbracciati come fratelli, nel giorno del suo ultimo allenamento a Trigoria: “Siamo entrati come diffidati e gli abbiamo regalato lo stendardo della coreografia dei capitani. Quello abbiamo, è la cosa più preziosa che ci sta. Noi siamo tifosi e ti regaliamo una cosa che resterà sempre nella memoria della gente e che per noi è la cosa più importante che ci sta”.

LO SCOLLAMENTO

Un amore incondizionato, che va oltre il senso logico: “Anche se c'è chi ci ha rimesso il lavoro. Ma a noi non importa, ci saremo sempre. Vogliamo tifare come si faceva una volta. C'è chi ci ha rimesso la vita, come Antonio (De Falchi ndc). Noi andiamo avanti, ma non lasciamo indietro nessuno. Neanche Di Bartolomei, un grande Capitano come Francesco. Finché ci sarà l'amore per la Roma noi saremo qua. Tante volte avremmo potuto lasciare stare. Ma invece non molliamo. Questione di mentalità”. Per questo e per molti altri motivi, molte dinamiche non le comprendono. Il sudore, l'affetto e l'amore per la squadra (“Anche sul 1-7 col Bayern cantavamo senza sosta”) sono sotto gli occhi di tutti, ma da parte del club non sentono il giusto supporto: “Ormai si è creato uno scollamento totale con la società. Ci trattano malissimo. Noi vogliamo solo tifare e loro ci dovrebbero aiutare. Facessero la società, noi facciamo i tifosi”. Domenica l’Olimpico ha pulsato d’amore, come il giorno dello Scudetto nel lontano 2001. Tutti erano con Totti, un’unione che rende il calcio lo sport più bello del mondo.