Di Francesco: “Stop alle cessioni”. Ecco perché ancora non si può

Di Francesco: “Stop alle cessioni”. Ecco perché ancora non si può

Ieri l’allenatore ha chiesto di poter dare continuità al progetto tecnico. Ma il Fair Play Finanziario, aspettando lo stadio, impone al club le plusvalenze

di Jacopo Aliprandi, @JacopoAliprandi

Dare continuità a un percorso, mantenendo gli elementi più importanti e rafforzando la rosa. Come fanno Napoli e (soprattutto) Juventus. In poche parole: non vendere i vari Nainggolan, Alisson o Manolas e comprare altri giocatori per rinforzare la Roma. Questo è l’augurio di Di Francesco lanciato ieri mattina a Radio 1. La speranza del tecnico per poter rientrare nella lotta per lo scudetto. Una speranza che almeno nell’immediato futuro dovrà restare tale. Il club giallorosso ha bisogno di vendere e continuerà a farlo per restare competitivi al livello sportivo e societario. Il Financial Fair Play ne è ovviamente la causa.

FFP – Tutte le società calcistiche sono legate al progetto dell’Uefa incentrato sull’autofinanziamento. Un club può spendere a seconda di quanto ricava, e a fine anno (o alla fine di un percorso di più stagioni programmato con l’organo amministrativo europeo) i costi non devono superare gli introiti. Per costi non si intendono solamente i soldi utilizzati per gli acquisti, ma anche – e soprattutto – le spese per gli stipendi dei calciatori, circa l’80% delle uscite di un club.

STIPENDI – Considerando che la Roma lo scorso anno ha avuto un’entrata di circa 175 milioni di euro e aveva uno dei più alti tetti ingaggi della Serie A (92 mln lordi), sono solo due le possibili strade che la società giallorossa poteva e può percorrere per raggiungere il pareggio di bilancio: abbattere i costi di gestione, quindi degli stipendi e comprare giocatori di livello minore (limitando così la competitività), oppure mantenere le spese attuali, ma sacrificando alcuni elementi in rosa per ricavarne le plusvalenze.

PLUSVALENZE – La Roma dal 2011 ha deciso di optare per la seconda soluzione, cercando prima con Sabatini, ora con Monchi di acquistare giocatori allo stesso livello dei ceduti. Proprio per questo Pallotta e Baldissoni hanno deciso di puntare sull’ex direttore sportivo del Siviglia, il mago delle plusvalenze. “Il problema non è vendere, ma comprare male”, ha dichiarato Monchi. Perché l’acquisto sbagliato può gravare sia sulla competitività della squadra ma anche sul bilancio, portando quindi a un’altra cessione importante per coprire la spesa della scelta flop.

SPONSOR – Proprio per questo lo sponsor e lo stadio sono due elementi importanti per ridurre le cessioni e raggiungere senza preoccupazioni l’ormai famoso pareggio di bilancio. Nel corso degli anni alla Roma sono arrivate offerte per il main sponsor che non soddisfacevano le aspettative e le ambizioni del club. La scelta è stata quella di aspettare e cercare un’azienda che potesse portare un ricavo maggiore, valorizzando intanto il marchio Roma.

STADIO – L’aspetto più importante però è quello relativo allo stadio: tralasciando il fattore campo ravvicinato che darebbe una spinta maggiore alla squadra, l’importanza di un impianto di proprietà è soprattutto economico. L’esempio più eclatante è quello dell’Allianz Stadium: la scorsa stagione la Juventus ha ricavato 54 milioni solamente dai biglietti venduti tra campionato e Champions League. Considerando il progetto stadio della Roma è esteso anche alla costruzione di negozi, centri ricreativi e al noleggio della struttura per concerti e spettacoli, il ricavo annuale aumenterebbe ulteriormente. A quel punto la Roma potrebbe assecondare le richieste di Di Francesco e costruire un progetto tecnico che duri nel tempo.

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  1. fernandomattiacc_339 - 6 mesi fa

    Oppure avere uno sponsor interno come la juve con la Fiat e versare cento milioni nelle casse…..

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    1. cpg35600 - 6 mesi fa

      Pienamente d’accordo. So che, con questo sistema, noi tifosi, NON ci dovremmo “innamorare” dei nostri giocatori! Tanto, dureranno “l’éspace d’un matin!”

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