Dacourt: “A Roma difficile restare tranquilli se le cose vanno male, ma questo ti tempra”

Dacourt: “A Roma difficile restare tranquilli se le cose vanno male, ma questo ti tempra”

L’ex giallorosso: “Se reggi le pressioni di Roma puoi giocare in qualsiasi squadra al mondo. Io dovevo andare alla Juve con Davids in giallorosso, ma non ho rimpianti”

di Redazione, @forzaroma

Il mercato invernale si è aperto da pochi giorni e la Roma attende vigile per cercare un’occasione importante. Magari sulla scia di Olivier Dacourt, che arrivò nella capitale a gennaio del 2003 per restarci fino al 2006. “E dire che dovevo essere un giocatore della Juventus”, racconta il centrocampista francese a tuttomercatoweb.com: “In estate la Roma sembrava sul punto di prendere Edgar Davids e la Juventus cercava un rimpiazzo, e avevano individuato in me il giocatore da prendere. Poi l’olandese non lasciò Torino, ma in Italia arrivai comunque con sei mesi di ritardo”.

Ironia del destino, alla Roma che cercava Davids.
Nella capitale mi sono trovato benissimo, in più volevo lavorare col migliore allenatore in circolazione: Fabio Capello. Volevo crescere come calciatore e lui era l’uomo giusto. Venivo dal Leeds che negli anni precedenti aveva fatto un gran cammino in Champions League. Peccato che poi la squadra avesse iniziato a perdere pezzi: Rio Ferdinand era andato al Manchester United, Kewell al Liverpool. Per cui capii che il progetto stava cambiando e dovevo fare qualcosa.

Rimpianti di non essere diventato un giocatore della Juventus?
Assolutamente no. Della Juve non mi importa, le mie due squadre italiane sono Roma e Inter.

Che differenze ha trovato all’Inter?
Lì abbiamo vinto, alla Roma no. Ma in entrambe le squadre mi sono trovato benissimo.

Crede che sia impossibile vincere a Roma?
Difficile, non impossibile. Del resto quando arrivai a Roma avevano vinto da pochi anni il campionato. Diciamo che c’è una pressione particolare, sia a livello di tifosi che di stampa. Difficile rimanere tranquilli, in particolar modo quando le cose vanno male. Ma è un’esperienza che ti tempra: se reggi le pressioni di Roma puoi giocare in qualsiasi squadra al mondo. E poi la città è fantastica.

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