Coric: “Gioco da mezzala sinistra o centrale di centrocampo. De Rossi mi aiuta moltissimo” – VIDEO

Coric: “Gioco da mezzala sinistra o centrale di centrocampo. De Rossi mi aiuta moltissimo” – VIDEO

Le parole del nuovo centrocampista giallorosso a pochi minuti dall’inizio dell’allenamento pomeridiano

di Redazione, @forzaroma
Allenamento AS Roma Nella foto: Ante Coric

Terzo giorno di ritiro a Trigoria, terzo giorno di interviste. Prima dell’allenamento pomeridiano, il nuovo centrocampista giallorosso Ante Coric è intervenuto ai microfoni di Roma TV. Ecco le sue dichiarazioni:

Le prime sensazioni della città e di Trigoria? Come ti trovi?
Sta andando tutto molto bene, sono felicissimo di essere arrivato in un grande club. Non vedevo l’ora di iniziare, ed effettivamente abbiamo iniziato.

Per i tifosi della Roma, ci vuoi descrivere le tue qualità tecniche? Che tipo di giocatore sei? Il tuo ruolo?
Le mie qualità più che descriverle vorrò dimostrarle sul campo. Per quanto riguarda la mia posizione sulla linea mediana, sono sicuramente un centrocampista offensivo, quando giochiamo a tre di solito gioco mezzala sinistra o centrale, ma in ogni caso con una propensione offensiva.

Ogni volta che si parla di te si parla di nuovo Modric, ma io torno indietro nel tempo con altri due grandissimi giocatori croati: Boban e Prosinecki. In qualche modo pensi di assomigliare anche a loro visto che erano comunque centrocampisti molto offensivi?
Anche in Croazia mi paragonano spesso a loro e vengono spesso fuori i nomi di questi grandi campioni: Boban, Prosinecki e Modric. Sono giocatori straordinari e faccio fatica a paragonarmi a loro. Anzi, mi viene la pelle d’oca semplicemente nell’ascoltare questo paragone. Sicuramente ho l’ambizione e mi piacerebbe avvicinarci al livello di questi grandi calciatori, Modric in particolare che è un mio contemporaneo, ma ne devo fare ancora tanta di strada.

Un altro nome che sento molto spesso è quello di Kovacic, ma noi abbiamo semplicemente Ante Coric, vogliamo conoscere lui!
Sono qui a vostra disposizione per rispondere alle vostre domande.

A proposito di croati, oggi è un grande giorno per la Croazia. Come la stai vivendo? Cosa pensi? Un pronostico? Hai chiesto un permesso speciale per saltare la cena? Come fai a vedere la partita alle 8?
Non vedo l’ora che inizi la partita stasera, vivo con ansia e con trepidazione questa attesa. Speriamo che la Croazia possa fare un grande risultato, in ogni caso ha già eguagliato quel risultato straordinario del 1998, con la Croazia che si classificò al terzo posto. Adesso abbiamo l’occasione di migliorare quel risultato, e io credo davvero che ce la possiamo fare. Per fortuna stasera non ho dovuto chiedere permessi speciali, perché è stato allestito un maxischermo nella sala dove la squadra cena, infatti anche ieri gli altri ragazzi hanno potuto vedere Francia-Belgio.

Quasi 150 presenza con la Dinamo Zagabria, sei molto giovane, il più giovane marcatore della storia dell’Europa League. Arrivi qua con una grande esperienza, non è facile definirti giovane a livello calcistico.
Sì è vero, calcisticamente forse non sono poi così giovane. Centocinquanta partite sono tante, ma la mia ambizione è quella di giocarne ancora tante e di raggiungere quota 300 il prima possibile. È stato davvero un piacere per me iniziare così giovane, anche perché mi dà la possibilità di continuare a crescere e migliorare. Anzi, colgo l’occasione per ringraziare la Dinamo Zagabria che ha avuto così tanta fiducia in me, al punto da farmi esordire a 17 anni in Europa League, la partita a cui facevi riferimento ed in cui ho avuto la fortuna di segnare.

Ho visto un video su Youtube in cui eri un bambino al Salisburgo, ma facevi delle cose incredibili. Perché è venuta fuori la scelta di andare in Austria da bambino, a 12 anni? Avevi la testa da calciatore a 12 anni?
È stata una palestra abbastanza dura quella dell’Austria, avevo soltanto 11 anni quando mi sono trasferito dalla Croazia dove ho lasciato tutti gli amici, la famiglia, la scuola. In Austria ho dovuto iniziare un nuovo percorso scolastico, ho dovuto imparare il tedesco cosa che ho fatto in 3-4 mesi. È stata una palestra dura, ma probabilmente è stata la scelta migliore per la mia crescita, perché lì la disciplina è al primo posto. Io ero al club dalle 8 del mattino alle 8 della sera. In Croazia non è così: ci si allena, ma poi la giornata è finita. Lì invece si è sempre con la testa rivolta al calcio, e probabilmente avevo la testa da calciatore a 12 anni, se non già a 6 o a 5, quando mio padre mi ha lasciato toccare il primo pallone.

In famiglia hai tanti sportivi. Sei nato in una famiglia legata al calcio.
Sì, ci tengo a sottolineare che vengo da una famiglia di calciatori di grande talento. Probabilmente quello più talentuoso, o così dicono in famiglia, era mio fratello maggiore. Però quelli erano tempi duri in Croazia, tempi difficili, e preferisco non entrare nei dettagli di quelle questioni. Poi c’è l’altro mio fratello Josip e anche lui è molto bravo. Ha giocato per alcuni mesi nella massima serie della Bosnia. Anche mio padre era un ottimo calciatore, quindi tengo a sottolineare che non sono l’unico in famiglia a giocare a calcio.

C’è un compagno con il quale stai parlando di più in questi primi giorni, che ti sta spiegando la Roma e ti sta facendo ambientare?
In queste primi giorni e in queste prime settimane qui a Roma ho condiviso la stanza con William Bianda, chiacchieriamo molto tra di noi. È stato il primo ragazzo con il quale sono uscito in città, abbiamo fatto una passeggiata in centro. Sicuramente in campo con Daniele De Rossi, che tra l’altro parla un ottimo inglese. Oltre ad essere il calciatore straordinario che tutti conosciamo è una grandissima persona e anzi, colgo l’occasione per ringraziarlo perché non manca mai di farmi mancare l’attenzione nei miei riguardi, chiedendomi se sto bene o se o qualche dolore. A volte magari mi suggerisce, se ho qualche risentimento, di fermarmi e di prendermi una pausa, ma io sono giovane e non credo di potermi permettermi di fermarmi o lamentarmi, preferisco tirare dritto.

Perché hai scelto la Roma?
Ho già avuto modo di dire che è un grandissimo club, e non appena ho sentito che la Roma era interessata a me non ho esitato un istante. È sicuramente un salto in avanti per la mia carriera.

 

Nel campionato italiano ritroverai Alilovic, un giocatore di grande qualità. Leggo anche, per quanto riguarda il mercato, di Benkovic e di Sosa alla Sampdoria. Ci sono tanti giocatori croati, giovani come te, veramente di grandissimo talento. È una nazione che sforna talenti in continuazione.
Sì, effettivamente siamo 4 milioni di abitanti e stasera giochiamo una semifinale mondiale, è incredibile. Abbiamo tantissimi giocatori di talento, io stesso ho avuto modo di giocare con Sosa, Alilovic e Benkovic. Non so che dire, effettivamente in qualche modo siamo benedetti dall’alto in questo senso.

Ti sei posto un traguardo per questa prima stagione romana? Saresti contento se…?
Sarà contento se sarò parte di questa squadra e lo sarò ancora di più se avrò dei minuti a disposizione per dimostrare il mio valore in campo, ma dovrò dimostrarlo anche in allenamento perché è importantissimo. Ma già far parte di questa squadra è un grande obiettivo.

Seguivi il campionato italiano? Hai visto anche cosa ha fatto la Roma in questi anni e cosa ha fatto la Roma in Champions League con quella partita incredibile con il Barcellona?
Sì, seguivo la Serie A e guardacaso la Roma in particolare. Poi naturalmente seguivo con attenzione tutta la Champions League, ho visto la partita della Roma contro il Barcellona e soltanto a riparlarne adesso mi viene la pelle d’oca. È stato davvero incredibile, non sapevo in quel momento che sarei venuto a giocare alla Roma eppure ero probabilmente più felice di un calciatore della Roma in quel momento. Mi dava sensazioni davvero incredibili.

Un saluto ai tifosi della Roma.
Ciao tifosi della Roma! Forza Roma!

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